IMMIGRAZIONE
Migrazione flessibile
Migrazione uguale espulsione. E invece sempre più frequentemente vale il contrario. Migrazione uguale attrazione. Verso il lavoro nero, precario, flessibile. Vale soprattutto per l’Italia. Dove la politica si ostina a reprimere. Inutilmente.
Cristina Tajani
Facciamo un’ipotesi. Oggi la politica non si sente più responsabile dei fenomeni sociali che sfuggono alla sfera dell’economico. Un banco di prova privilegiato per verificare la nostra ipotesi è la condizione dei migranti. Il migrante rappresenta il volto ambivalente del processo di globalizzazione. Una cosa è “globalizzare” le merci e i capitali, un’altra gli esseri umani. Le spinte politiche verso l’apertura delle frontiere al fine di liberalizzare e deregolamentare gli scambi mercantili e finanziari cambiano di segno quando si tratta di gestire il fenomeno delle migrazioni. Negli ultimi dieci anni non
Immigrati o clandestini
Sia i responsabili delle politiche sia il pubblico ritengono che le cause dell’immigrazione siano assolutamente ovvie: chi emigra è spinto a farlo dalla povertà, dalla stagnazione economica e dalla sovrappopolazione nel suo Paese. Ritenendola determinata dalle sfavorevoli condizioni socioeconomiche esistenti in altri Paesi, si suppone che l’immigrazione non abbia alcuna relazione con i bisogni dei Paesi di approdo o con le condizioni economiche internazionali. In questo contesto la decisione diviene una questione umanitaria: accettiamo gli immigrati per nostra scelta e per generosità, non perché si abbia qualche motivo economico o una responsabilità politica per farlo. Saskia Sassen, Globalizzati e scontenti, Il Saggiatore, Milano 2002.
particolare rilievo. Non si spiegherebbe altrimenti come mai l’Italia, Paese con un tasso di disoccupazione tra i più alti in Europa, sia diventata una meta appetibile per l’immigrazione regolare e irregolare. D’altro canto anche lo stereotipo del migrante come disperato in fuga per la sopravvivenza è smentito dai fatti. Come si legge in un recentissimo rapporto del Naga (Abitare la città invisibile, Marzo 2005), associazione milanese che da anni si occupa di assistenza sanitaria per i migranti senza permesso di soggiorno, la maggior parte degli stranieri che raggiungono il nostro territorio sono giovani istruiti e dotati di grandi capacità di adattamento che cercano di migliorare la propria condizione, sulla spinta anche di desideri e bisogni individuali. Migrazione e flessibilità Nell’incontro tra queste persone e il nostro sistema legislativo (dalla legge Turco-Napolitano alle aberrazioni della legge Bossi-Fini) si produce un apparente, profondo paradosso. Da una parte i nuovi assetti produttivi alimentano una domanda di lavoro sempre più flessibile e sempre più adattabile alle esigenze del mercato, con una crescita occupazionale nei settori che richiedono basse qualifiche e bassi salari, d’altra parte il sistema giuridico produce la figura del migrante clandestino (colui che non ha mai posseduto un permesso di soggiorno) o irregolare (colui che dopo esser stato “regolare” è ricaduto, per una infinita serie di cause possibili, nella condizione di sans papiers) ossia due figure emblematicamente “flessibili”, che negano qualunque condizione di cittadinanza.
Quanti sono
Il 2003 è stato caratterizzato dalla formalizzazione dei permessi di soggiorno e dei contratti di lavoro di coloro che avevano fatto richiesta di regolarizzazione nell’anno precedente. Tuttavia, anche in un anno di relativa chiusura, senza tenere conto dei 68.000 visti per lavoro stagionale, se ai 19.500 visti per inserimento lavorativo come autonomi o dipendenti, si aggiungono 66.000 visti per ricongiungimento familiare, 18.000 per motivi di studio e 4.000 per motivi religiosi, si arriva al totale di 107.500 ingressi per inserimento in Italia. […] È complesso, invece, accertare la quantità della presenza irregolare: le stime vanno dai 200.000 dell’ISMU ai 600.000 dei sindacati e agli 800.000 dell’Eurispes. […] Nel 2004, tra respingimenti ed espulsioni, sono state coinvolte 105.739 persone. Si era trattato di quasi 150.000 nel 2003 e di 130.000 in ciascuno dei due anni precedenti, ma non si può concludere che le sacche di irregolarità siano andate diminuendo: la regolarizzazione del 2002, che con 704mila domande presentate è andata ben al di là delle previsioni, induce ad essere prudenti. È difficile inoltre stimare quanti, rispetto alle persone respinte, siano entrati in maniera irregolare: sarebbe riduttivo, infatti, limitarsi agli sbarchi, che sono la parte più visibile e meno cospicua di questi flussi. Dal XIV Rapporto sull’Immigrazione – dossier statistico a cura di Caritas Italia e Migrantes.
Al 1° gennaio 2004 gli stranieri residenti in Italia sono pari a 1.990.159 unità (1.011.927 maschi e 978.232 femmine). Rispetto alla stessa data dell’anno precedente gli iscritti in anagrafe sono aumentati di 440.786 unità (+28,4%). Tale incremento è superiore a quello di 214.484 unità (+16,1%) registrato negli oltre 14 mesi intercorsi fra il Censimento del 21 ottobre 2001 e il 1° gennaio 2003. Fonte: Istat.





