Mazzolari allora e... Adesso
Monaco, inquieto. Gettava ponti. E non amava il trionfalismo del mondo cattolico. Penna intelligente che si affacciava dalle pagine del suo giornale. Biografia di un prete. Quanto mai attuale.
Sergio Paronetto
“Il cristiano è un uomo di pace, non un uomo in pace: fare la pace è la sua vocazione”. Primo Mazzolari è un convertito. Ordinato prete nel 1912, durante e dopo la I guerra mondiale è cappellano militare. Nel periodo del fascismo e alle soglie della II guerra mondiale, tanto più dopo l’avvento dell’era atomica e la nascita
Le citazioni del libro Tu non uccidere riportate in questo dossier si richiamano alla famosa edizione pubblicata da La Locusta di Vicenza, a cura di Rienzo Colla, dell’ottobre 1969 (la quarta dopo quelle del 1955, 1957 e 1965). A margine delle medesime citazioni sono indicati, fra parentesi, i numeri di pagina di riferimento. Le citazioni riportate nei box in questo e negli articoli che seguono sono tutte di Primo Mazzolari.
Il cristiano che sente la guerra come un peccato, vale a dire come una trasgressione alla legge di Dio, è un inquieto. È un uomo di pace, non un uomo in pace: fare la pace è la sua vocazione.
Pace” per la messa al bando degli armamenti atomici. Tra agosto e settembre, egli propone una ardita riflessione sull’obiezione di coscienza e sul rifiuto di ogni guerra. Rispondendo pubblicamente su Adesso alla lettera di alcuni giovani, Mazzolari riconosce in modo autocritico, che “c’è tutta una generazione di giovani che non ha ancora potuto dimenticare l’inganno in cui l’abbiamo trattata con la nostra retorica patriottarda, democratica e clericale” e che “la giustizia e la libertà non camminano più insieme”. La questione della guerra è ormai planetaria. La nuova realtà mondiale deve portare a un cambiamento di mentalità “di fronte all’immane inutile strage che rappresenta sempre la guerra, specialmente la possibile guerra di domani [...]. Non è questa l’ora di un cristianesimo integrale? ”. Occorre, pertanto, “creare nella cristianità una corrente di resistenza evangelica alla guerra” per realizzare “una comunità di uomini che credono alla pace e resistono alla violenza con i soli mezzi della pace” (I giovani e la guerra, La Locusta, Vicenza 1968, 39, 21-22). Contemporaneamente, in un altro scritto apparso su Adesso (1 settembre 1950, 2), intitolato La Chiesa e l’Europa, il parroco di Bozzolo precisa ulteriormente il ruolo dei credenti con accenti di lucida profezia: “Né a Ponte Milvio, né a Poitiers, né a Vienna, né a Lepanto, né altrove, anche se c’è un carroccio di mezzo o un vessillo crociato o un legato pontificio, nessuna vittoria è vittoria della Chiesa, perché nessuna guerra, ove gli uomini uccidono altri uomini, è la sua guerra. La Chiesa è la ‘casa della pace’ e la custode dei valori eterni dell’uomo e dei suoi destini. Ella non si batte per una civiltà che, pur col nome di cristiana, può essere un ostacolo alla vocazione cristiana dell’uomo e alla vera civiltà”. Resistenza alla guerra Nel 1951 Mazzolari coltiva l’intenzione di organizzare un movimento di resistenza a ogni guerra suscitando sospetti e preoccupazioni nella curia vaticana e negli ambienti democristiani. “Persuasi che solo su questi principi [del Vangelo] si può fondare la pacifica convivenza dei popoli, noi accettiamo la stoltezza cristiana a costo di parere fuori della storia, che altrimenti continuerà a essere una catena di violenze o, se volete, un susseguirsi di fratricidi, cioè l’antistoria, e proponiamo: di renderne pubblica testimonianza, rifiutandoci a ogni svuotamento di essi, sia teorico che pratico;
Il mondo si muove se noi ci muoviamo, si muta se noi ci mutiamo, si fa nuovo se alcuno di noi si fa nuova creatura, imbarbarisce se scateniamo la belva che è in ognuno di noi. La primavera comincia col primo fiore, la notte con la prima stella, il fiume con la prima goccia d’acqua, l’amore col primo sogno.
Il cristiano non ha paura di ciò che tramonta né di ciò che sorge, di ciò che crolla né di ciò che sotto il sole gli uomini ricostruiscono. Il volto inconfondibile della rivoluzione cristiana è la capacità perennemente creatrice del nostro amore fraterno.
seminatori di stragi [...]. Vi sono dimissioni, contorsioni, attenuazioni, giustificazioni, conformismi all’autorità, che costituiscono una vera e diretta collaborazione con i macchinatori di guerre” (79). La moderna teologia morale deve rinnovarsi e “insorgere per scoprire e colpire tutta questa scala interminabile di cooperazioni più o meno dirette e di complicità”. La tradizionale schematica dottrina della guerra giusta non coglie più “la realtà nuova e il nuovo gioco di responsabilità, in una tecnica radicalmente mutata”. “La parola guerra, sotto la penna di Agostino e di Tommaso, significa la stessa cosa, importa la stessa logica che la parola guerra sulle labbra e nel pensiero di Enrico Fermi, di Einstein, di Oppenheimer, di Compson? Le rivoluzioni subite dalla tecnica della guerra non ne hanno mutata la sua stessa natura e quindi la sua significazione morale, quando ormai la guerra non è più o non può più essere ricorso alla forza per ristabilire la giustizia o il diritto violato, ma un puro e semplice suicidio collettivo? […]. Non è giunto ormai il momento, per la teologia, di individuare, di smascherare, di colpire tutte quelle forme mentali, quelle tacite acquiescenze, quelle attività criminose che preparano da lontano ma sicuramente le guerre? Non è giunta l’ora di denunciare energicamente tutte quelle storture blasfeme che tentano di trascinare Dio nei labirinti dell’agguato umano? E perché tanta economia di insegnamenti sopra il delitto di Caino moltiplicato all’infinito, quando tutto lo spirito e la lettera del cristianesimo è pace, carità, primato dello spirito sulla materia, e soprattutto quando il Vangelo ha lanciato per primo il più realistico, attuale, evidente dei moniti: ‘Chi di spada ferisce, di spada perisce’?” (80-81). La “pace seminale” può aprirsi un varco attraverso molte resistenze personali, storiche, sociali, religiose, culturali” (17). È un lungo cammino. Nella disumana ideologia dei blocchi contrapposti “vengono murati idee e principi, sentimenti e rivendicazioni umanissime: giustizia, libertà, religione, persona umana, povera gente, lavoratori, pace, patria, progresso... Il moderno fariseismo e l’accidia di quei cristiani che preferiscono farsi tutelare piuttosto che rendere personalmente testimonianza, ve li ha murati. Ora il nostro impegno cristiano è duplice: sbloccarsi e sbloccare” (118-119).





