La vittoria sarda
La notizia che le truppe USA lasceranno la Maddalena entro breve è una notizia per noi importante. Lo ha annunciato il Ministro della Difesa Martino dopo un incontro con il suo omologo Rumsfeld a Washington il 22 novembre scorso. La base USA per l’attraccaggio di sommergibili nucleari verrebbe spostata a breve termine fuori dal territorio nazionale. Rientrato in Italia il Ministro Martino ha confermato il tutto e ha aggiunto: “Dalla Maddalena non andranno via solo i sommergibili ma tutto l’insediamento militare americano”. Il tutto entro massimo un anno. Il 23 novembre Martino ha aggiunto, dopo il colloquio con il presidente Soru della Sardegna, che anche l’arsenale militare italiano sarà totalmente disarmato e consegnato alla Regione. Rimane però ancora la base militare Nato. La Sardegna è infatti un punto chiave nel dispositivo della Nato con una massiccia presenza a Quirra e Capo Teulada. Questo è un passo importante verso la smilitarizzazione della Sardegna. E viene dopo una lunga e spiritata contestazione dei gruppi pacifisti sardi di base guidati dal presidente Soru. “Noi non abbiamo nulla contro gli americani – aveva detto Soru – ma trent’anni di servitù militare è più che sufficiente. Se ne vadano altrove”. Salutiamo con gioia questa vittoria per smilitarizzare la Sardegna che ha richiesto anni intensi di mobilitazione. Ma è solo l’inizio, sia per la Sardegna, sia soprattutto per il sud d’Italia. È evidente ormai per tutti che le regioni oggi più militarizzate sono quelle del sud che costituisce ora la frontiera nella lotta contro il nemico: il Nord-Africa, il Medio Oriente, l’Islam. La regione più militarizzata è certamente la Puglia con i due aeroporti militari: Gioia del Colle con i potenti Euroflighters (costavano 130 miliardi di vecchie lire cadauno) e Amendola con i Predators (gli aerei-spie che volano a velocità supersonica e senza pilota). A Brindisi si sta attrezzando il porto per l’attraccaggio di sommergibili nucleari. A Taranto due basi militari Nato: una sotto comando italiano già operativa, l’altra sotto comando americano in preparazione, oltre ai vari poligoni di tiro sulla Murgia. Poi la Sicilia con le due grandi basi militari. La più importante Sigonella che si è ingrandita enormemente per diventare la base operativa per la lotta al terrorismo in tutto il Medio oriente. Infine la Campania dove la presenza militare si concentra soprattutto su Napoli nel cui porto attraccano navi da guerra con dispositivi nucleari e dove si è trasferito il Comando Supremo delle forze navali di pronto intervento americano. La Joint Force Command di Napoli è comandata da un ammiraglio americano che è anche comandante delle forze navali USA in Europa e della Forza di Risposta della Nato.





