Social Forum Europeo, Atene 2006

8 maggio 2006 - Tonio Dell'Olio


Atene, sabato 6 maggio 2006

La giornata è stata segnata da una pessima manifestazione. Essendo stato presente anche a Genova nel 2001 non posso dire che sia stata la peggiore delle mie esperienze di manifestazioni. Sicuramente non è stato bello. Non è stato bello registrare la lite furibonda prima della partenza (ore 15.00) tra rappresentanti di diversi schieramenti della sinistra greca per assumere la testa del corteo. Ma assolutamente tutto il percorso si è ben presto rivelato una sorta di corsa ad ostacoli. Ho coperto l’intero percorso stando in apertura del corteo e proprio in questa zona si sono verificati tutti gli incidenti di cui probabilmente in Italia non si è parlato affatto o solo in qualche foglio quotidiano e forse solo di sfuggita. Viverla – vi garantisco – è stato a tratti drammatico.

Ragazzi poco più che adolescenti, vestiti di nero e col volto coperto da passamontagna o fazzoletti, con una strategia pianificata e geometrica, hanno cominciato a fare delle vere e proprie incursioni su vetrine e negozi, contro la polizia e cassonetti della spazzatura. Armati di bulloni di ferro, di bottiglie incendiarie, di pietre e arnesi vari, colpivano, si dileguavano nelle strade adiacenti e poi ritornavano confondendosi nel corteo. La polizia reagiva lanciando lacrimogeni in direzione dei manifestanti e creando per questo molto panico, confusione e qualche problema in più. Per fortuna non è avvenuto come a Genova dove le forze dell’ordine hanno caricato violentemente sulla folla inerme. Quando siamo riusciti in qualche modo ad organizzarci per isolare questi imbecilli sputandoli fuori dal corteo –ahimè – il problema si è complicato. Da quel momento i neri hanno cominciato a dirigere le loro incursioni oltre che sugli stessi obiettivi di prima, anche sugli spezzoni di corteo che li avevano allontanati. In alcuni casi hanno identificato alcune persone precise circondandole e picchiandole.
Qualcuno ha dovuto ricorrere alle cure ospedaliere con relativo intervento di ambulanza. A farne le spese anche operatori televisivi e giornalisti che sono stati picchiati selvaggiamente rimettendoci anche l’attrezzatura. Il tutto tra urla, spintoni, fughe, ricerca di un riparo, e tanta tanta paura.
Di alcuni di questi episodi sono stato testimone diretto. Sicuramente l’episodio più drammatico è stato quello della molotov lanciata nell’auto della polizia con due agenti a bordo. Uno dei due è finito in ospedale. Ma, scene già viste, ci sarebbe scappato facilmente anche il morto nell’una o nell’altra direzione.

Grande discussione – che vi risparmio - sugli errori e le inadempienze dell’organizzazione e sui deficit della polizia greca. Altrettanta discussione sull’identità “politica” (?) degli imbecilli violenti contro cose e persone. Personalmente mi sono fatto l’idea che siano semplicemente dei teppisti che si esaltano in situazioni e contesti come questi. Non fanno differenza tra una manifestazione politica e uno stadio. A loro interessa semplicemente sperimentare schemi, rapporti di forza, violenza… si gasano, si esaltano… Secondo altri si tratta di gruppi estremi che hanno anche un loro fondamento (ispirazione?) ideologica da cercarsi nelle aree dell’anarchia e che giudicano una perdita di tempo tutte le discussioni e i Forum, fossero pure Social! In questo caso dirigono le proprie attenzioni contro i simboli del sistema e simbolicamente li distruggono. Come sempre la verità delle cose non è così netta e allora si può ipotizzare che si tratti di formazioni “sul campo” composte da persone con interessi e retroterra differenti: teppisti e anarcoidi, in ogni caso violenti.

Mi conforta avere la certezza che sicuramente questi tali non possono essere in alcun modo annoverati tra i No Global che hanno organizzato e partecipato al Social Forum Europeo e al corteo conclusivo. Anzi il movimento, pur così variegato e composito, ha rivelato grande maturità nell’isolare, stigmatizzare ed espellere questi gruppi (non più di un centinaio di persone in tutto!).

Ritornano le grandi considerazioni del dopo-Genova su violenza e nonviolenza. Resto ancora più convinto che se la nonviolenza non diventa una nota costitutiva del movimento contro la guerra e la globalizzazione, non riuscirà a parlare alla gente, non si renderà credibile, non avrà parole. La nonviolenza è l’unica parola nuova che possiamo dire alla storia. E’ l’unica strada che possiamo percorrere per essere realmente, concretamente, sostanzialmente alternativi alle violenze che vengono pagate a caro prezzo dalle vittime di questo sistema economico, politico e culturale.

Il corteo greco si è fermato davanti al palazzo del Parlamento di Atene e lì si è sciolto, ma la strada da fare è ancora lunga. Dobbiamo organizzare la speranza dei nuovi schiavi, dobbiamo intravedere percorsi progettuali di liberazione, dobbiamo inventarci ancora forme nuove per dare voce al dolore e alla sete di libertà.

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