Lettera a Magdi Allam

28 marzo 2008 - Massimo Ferè

24 marzo giornata dei martiri

Caro Magdi Allam
fratello nella fede in Gesù di Nazareth

abbiamo assistito con sentimenti contrastanti al tuo ingresso nel popolo dei battezzati in Cristo avvenuto nella notte di Pasqua. Per questo abbiamo scelto di scriverti fraternamente, così come la parresia cristiana ci impone di fare e così come è giusto e importante fare tra fratelli nella fede.
Non vogliamo qui entrare nel merito o polemizzare in alcun modo sulle tue numerose e articolate posizioni sull’Islam e sul contesto del Medio Oriente espresse in tanti libri, articoli e interviste; posizioni che ci hanno sempre visti dialetticamente e diametralmente opposti alla tua visione. Così come non vogliamo entrare nel merito del tuo cammino personale di avvicinamento alla fede cristiana, per il quale c’è e ci deve essere il massimo rispetto nostro e, è doveroso chiederlo ad alta voce, il rispetto di tutti gli uomini e le donne del mondo.
Ti scriviamo oggi perché, domenica mattina - giorno della Pasqua, abbiamo colto una profonda e radicale dicotomia, quasi uno iato, tra l’annuncio che “Gesù, il crocefisso, è Risorto” e il tono e le tante espressioni che tu hai usato nella lettera che hai scritto al Corriere della Sera. Una dicotomia che ci inquieta e ci preoccupa proprio sul terreno della fede cristiana.

Perché ti diciamo questo?
Perché crediamo che il frutto del Battesimo è quello di essere una creatura nuova e il frutto e l’impegno della vita Sacramentale dovrebbe essere l’innestarsi in Cristo, Uomo-Dio morto e risorto per noi. Volto e presenza del Padre che ha detto al mondo, a tutto il mondo indistintamente, la sua passione ed il suo amore infinto per l’uomo. Volto e presenza del Padre che, come i giorni della Settimana Santa ci hanno detto, ha scelto e indicato la nonviolenza e la riconciliazione come cifra profetica e assoluta del suo essere e del suo agire.
Tutti noi allora, se ci diciamo cristiani battezzati, siamo chiamati a uniformarci a Lui.

Caro Magdi, te lo diciamo come tra fratelli: il Battesimo ti chiama ad amare ogni uomo in modo assoluto, infinito, con lo stesso amore di Dio e ti chiama ad essere protagonista di percorsi di riconciliazione e di pace!

Caro Magdi, la conversione è autentica se spalanca a questo amore, senza sconti, senza riserve, senza calcoli o considerazioni sociologiche o politiche!
Per l’innesto in questo amore, tanti uomini di Dio hanno scelto di amare in profondità i fratelli e le sorelle musulmani e ci hanno detto come sia possibile una convivenza possibile e la costruzione di un futuro comune: pensiamo a Mons Tessier in Algeria, pensiamo a Mons Wardui e a Mons Sako in Iraq, pensiamo alle tante riflessioni di Shamir Kalih Shamri, pensiamo alla passione e agli sforzi dell’indimenticabile Chiara Lubich. E quanti altri…
Per l’innesto in questo amore tanti uomini e tante donne hanno scelto di amare così tanto in profondità i fratelli e le sorelle musulmane da mettere la loro vita nelle loro mani anche scegliendo di vivere serenamente nel mezzo di situazioni dove il rischio era altissimo. E l’esito è stato la morte. Ma una morte donata e rischiarata dal perdono. Pensiamo a Fr Charles de Foucauld, pensiamo a Mons Calverie, pensiamo ai monaci di Tibhirine, pensiamo a don Andrea Santoro.
Vite donate nel silenzio come quella di Gesù. Vite che oggi festeggiamo in questa giornata dedicata ai nuovi martiri. Eppure è dalla loro testimonianza che sentiamo la forza dirompente e inesauribile della vita nuova che ci chiama … ad amare. È questo amore totale l’unica Verità che rende liberi e capaci di riconciliazione! Non la fredda Verità del ragionamento e delle analisi sociali, culturali e politiche.

I sacramenti che tu hai ricevuto, caro Magdi, ti chiamano a nulla dimeno di questo amore, anche per i tuoi e nostri fratelli musulmani!
Certo, in questo amore può esserci, anzi ci può e ci deve essere talvolta il rimprovero, la denuncia… ma sempre preceduto dal dire al fratello: ti amo al punto che sono disposto a morire per te. Ti amo al punto da starti così vicino e da appassionarmi così tanto a te, alla tua vita… da svestire le mie vestiti e da indossare le tue, così da vedere il mondo con i tuoi occhi. Perché solo così, nell’abbracciare la complessità della tua vita, posso capirti e ascoltarti. Ti amo, e in questo amore, ti rimprovero come un fratello se la tua via è una via di morte.

Come puoi conciliare allora il gesto maturo che hai voluto vivere nella notte di Pasqua e che ti chiama ad essere simile a questo Padre d’amore, con le parole e le espressioni che hai voluto usare con una lettera pubblica, sul Corriere, nel giorno stesso della Pasqua? Espressioni di astio, di separazione, di durezza violenta, prive della benché minima intenzione di riconciliarsi. Come è possibile? Certo possiamo comprendere la paura e gli stati d’animo che possono generare le parole di “condanna a morte” che in passato hai ricevuto.
Ma, caro Magdi, colpisce che nel momento in cui dici di abbracciare la scelta della fede cristiana, tu senta il bisogno di esprimerti subito e pubblicamente con i toni più duri, enfatici, brutali… totalmente privi di amore per questi uomini e queste donne che vedono in Allah il Misericordioso, il loro Dio. Colpisce l’assolutezza del giudizio che non fa sconti a nessuno e non coglie per nulla la complessità del mondo Islamico. Quasi si trattasse di un talk show televisivo o del tentativo di lanciare una crociata.

Caro Magdi, il Battesimo e i Sacramenti sono cosa seria.
Le analisi sociologiche lasciamole al tempo e ai luoghi delle analisi sociologiche.
Le battaglie culturali lasciamole al tempo e ai luoghi delle battaglie culturali
Le prese di posizione politiche lasciamole al tempo e ai luoghi delle battaglie politiche …
I ragionamenti sono da fare e sono tanti…
Ma non tocchiamo la fede e la sua purezza.
Siamo certi che chi ti ha preparato a questo grande momento ti abbiamo indicato le vie del Vangelo e della conversione. Siamo certi che ti ha preparato ad immergerti con Cristo nella morte per risorgere a vita nuova ti ha anche detto che da oggi hai dignità “regale, sacerdotale e profetica” ma sul modello di Gesù, umile e povero che si cinge i fianchi per lavare i piedi ai discepoli e che si lascia ammazzare senza proferire parola…

Ti facciamo un invito allora, che possa essere di crescita e di conversione vera.
Regalati un viaggio sulle orme dei tanti testimoni della fede nel cuore dell’Islam e cerca di aprirti a fondo a comprendere il significato del gesto che hai vissuto e che ti innesta in Cristo Gesù… E parti da Tibhirine, in Algeria, il luogo dei martiri monaci, meditando sulle parole del loro priore che sotto riportiamo.
Non abbiamo noi la pretesa di dirti cosa voglia dire essere cristiani o no; ognuno di noi vive con fatica questa ricerca quotidianamente. Ma sicuramente possiamo dirti: attenzione! Non ti sei convertito a un credo civile di valori, non ti sei convertito a un pensiero, non ti sei convertito ad una battaglia culturale o a una civiltà. Ti sei convertito alla fede in un uomo, Gesù di Nazareth, scegliendo la sua vita.

Possa tutta la sua Chiesa essere sempre e solo testimone di Lui e della sua luce
Possa non correre il rischio di cedere a logiche diverse.
Buon camino!

SHALOM, SALAAM, PACE

Testamento spirituale del Padre Christian de Chergé
aperto la domenica di Pentecoste 26 maggio 1996

Quando si profila un ad-Dio
Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. Che essi accettassero che l’unico Padrone di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. Che pregassero per me: come potrei essere trovato degno di tale offerta ? Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato.
La mia vita non ha più valore di un’altra. Non ne ha neanche meno. In ogni caso, non ha l’innocenza dell’infanzia. Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimé, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca.
Venuto il momento, vorrei avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito.
Non potrei auspicare una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che un popolo che amo sia indistintamente accusato del mio assassinio.
Sarebbe un prezzo troppo caro, per quella che, forse, chiameranno la "grazia del martirio", il doverla a un algerino chiunque egli sia, soprattutto se dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l’islam.
So il disprezzo con il quale si è arrivati a circondare gli algerini globalmente presi. So anche le caricature dell’islam che un certo islamismo incoraggia. È troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando questa via religiosa con gli integralismi dei suoi estremisti.
L’Algeria e l’islam, per me, sono un’altra cosa; sono un corpo e un’anima. L’ho proclamato abbastanza, credo, in base a quanto ne ho concretamente ricevuto, ritrovandovi così spesso il filo conduttore del Vangelo imparato sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa, proprio in Algeria e, già allora, nel rispetto dei credenti musulmani.
Evidentemente, la mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo o da idealista: "Dica adesso quel che ne pensa!". Ma costoro devono sapere che sarà finalmente liberata la mia più lancinante curiosità.
Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell’islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze.
Di questa vita perduta, totalmente mia, e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per quella gioia, attraverso e nonostante tutto.
In questo grazie, in cui tutto è detto, ormai, della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, accanto a mia madre e a mio padre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e ai loro, centuplo accordato come promesso!
E anche te, amico dell’ultimo minuto, che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo grazie e questo ad-Dio profilatosi con te. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due.

Amen! Insc’Allah
Algeri, 1º dicembre 1993
Tibhirine, 1º gennaio 1994
+Christian

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