Non tengo per l’Italia

10 giugno 2008 - Renato Sacco

No, non tengo per l’Italia in questi campionati europei di calcio. Anche perchè, sarà banale ricordarlo ma lo faccio ugualmente, mentre si parla di un Paese in crisi, di famiglie che non arrivano alla fine del mese, i nostri campioni guadagnano cifre da paura, a cominciare dall’allenatore via via tutti gli altri. E poi anche perchè, sarà banale dire anche questo, il calcio rischia di diventare un ottimo anestetico, una droga per la realtà del nostro Paese.
Si dice di un clima nuovo, positivo che attraversa il Bel Paese... Mah ?!
Certo è che se almeno l’Italia non vince agli europei, ci si ridimensiona un po’ e non scatta, in chi gestisce informazione, economia e potere... la logica del panem et circenses. Si dovrà cercare un’altra strada per ‘far contento’ il popolo. E poi, e anche qui niente di nuovo, non mi è piaciuto il commento di qualche telecronista che usa spesso la frase ‘far male agli avversari’ quando parla di azioni di gioco importanti, in attacco.
Perchè bisogna usare un’immagine così aggressiva e violenta? È vero sono solo parole. Ma in questa nostra società ci si fa già male abbastanza, una certa violenza dilaga già, senza bisogno di soffiare sul fuoco. Non mi riferisco solo agli arresti di alcuni tifosi tedeschi che urlavano slogan filonazisti. Penso più semplicemente a un certa violenza che si riscontra a volte nel tono degli allenatori anche dei ‘pulcini’ o dei genitori a bordo campo quando gioca il loro... bambino. È chiaro che i cronisti sportivi sono ‘arruolati’ al seguito della squadra, ed è logico che sia così. Come succede – ma questo è un po’ meno logico – anche con gli eserciti che hanno al seguito i giornalisti ‘embedded’, arruolati appunto.
Così i ‘nostri’ si comportano sempre bene... e gli ‘altri’ sono brutti e cattivi.
Il problema è che quando si muovono gli eserciti ci si fa male davvero, e si muore.. anche! E allora il ruolo del giornalista diventa ancora più fondamentale per narrare le gesta e spesso nascondere la verità. Ma torniamo all’Italia del pallone... in fondo è solo un gioco e si può dire tutto e il contrario di tutto.. Non è in gioco l’amor Patrio, la fedeltà alla bandiera ecc. E quindi posso dire, credo sia ancora lecito e consentito, che non tengo per l’Italia, immaginando già qualche commento umoristico o sarcastico di chi invita a non esagerare o di altri che magari invocano il rispetto e l’amore per la propria Nazione. ‘Disfattista’! diranno. Ma no dai… in fondo è solo un gioco... o no ?
Certo che se l’Italia dovesse perdere anche con la Romania – sì proprio la Romania, Patria di quei delinquenti, ecc ecc. che sembrano essere l’unica causa delle violenze e dell’insicurezza della nostra Italia – allora sì rischiamo di sentirne di ogni colore, nei bar, al lavoro... e sarà più difficile dire che, anche in quella occasione, non tengo per l’Italia.
Certo, sarà più difficile dire che non tengo per l’Italia quando si parlerà di eserciti schierati in guerra, come è successo in Iraq o, adesso, in Afghanistan o in chissà qualche altro luogo saremo chiamati a incontrare e ‘far male’ agli avversari non con un pallone, ma con bombe e pallottole vere.
Magari facendo finta che non si è in guerra, come è successo per la missione in Iraq.
Sì, in quel caso la vedo più dura dire che non tengo per l’Italia.
Ma per ora si può dire ... vediamo la reazione... in fondo è solo una partita di pallone.. o no??

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