Le passerelle e gli avvoltoi

Il terremoto e le assenze della politica.
Quando un terremoto svela irregolarità e speculazioni.
A colloquio con don Aldo Antonelli.
6 maggio 2009 - A cura di Davide Pelanda

Il terremoto non è solo un evento drammatico naturale. È occasione di verifiche, di lettura della democrazia, di conoscenza e di scelta degli strumenti più idonei per una vita dignitosa e sicura di coloro che abitano i territori. Cittadini e non. Perché le città sono luoghi di esercizio della legalità, di rispetto delle norme (non solo codificate), laboratori di democrazia e civiltà. E anche il recente terremoto in Abruzzo ha aperto domande e questioni che ci interpellano. Abbiamo voluto ascoltare un amico, un sacerdote da tempo impegnato per la difesa dei diritti dei più deboli e dei senza voce. Questa volta proprio suoi parrocchiani, abitanti di Antrosano, piccolo paese in provincia di L’Aquila.

Don Aldo, ad alcuni può sembrare poco rispettoso del dolore altrui il parlare di fronte a una tragedia come quella accaduta in Abruzzo. Eppure tu lo hai fatto, sin dai primi giorni del dopo-terremoto…
Sì, perché reputo il silenzio un pericoloso tranello – che fa leva sull’onda emotiva e compassionevole che segue questi eventi tristi. Io lo definisco un “infido gioco del raggiro”, altro che silenzio di compassione! C’è chi volutamente desidera imbalsamare la gente e chiudere le bocche perché le dovute responsabilità non emergano e non diano fastidio al manovratore. Abusivismi, speculazioni edilizie, colposi silenzi e pericolosi ritardi non solo argomenti di studio o temi da salotti televisivi ma radicati costumi, perfidi, della nostra Italia. Un’Italia fai da te, l’ho definita in altre interviste nelle scorse settimane. Una regione che ha evitato più danni di quelli già accaduti solo per il buon senso della gente che avvertendo le piccole scosse ripetute nei giorni ha avuto l’ardire e la fortuna di evacuare dai luoghi abitati. Anche quattro studenti della mia parrocchia si sono salvati solo perché hanno avuto la prontezza di scappare dall’Aquila dopo la prima scossa delle 23,30. Quello che abbiamo respirato più di ogni altra cosa è proprio il silenzio delle istituzioni che, come già ampiamente denunciato, sapevano che, per ben oltre quattro mesi, la città dell’Aquila ha tremato e nessuno ha suggerito l’evacuazione della città.

Eppure i nostri politici si sono visti nelle tendopoli come ai funerali… Il governo ha trascorso più di un’ora nei luoghi del terremoto. E ha affermato di proseguire con la medesima vicinanza nei prossimi mesi.
Certo, sono stati qui dal presidente del Consiglio all’on.le Bossi. Ma solo per una “sana” passerella elettorale! Quale tempo migliore? I ministri si sono affacciati, come da un balcone prestigioso, sul palcoscenico di chi ha perso figli o genitori nella tragedia. Di chi ha perso lavoro e casa. Ma loro, i grandi, esprimevano rammarico e vicinanza con guardie del corpo e fotografi che, prontamente, diffondevano immagini ai media nazionali. Si sono tuffati a precipizio, come si tuffano i falchi sulle carogne.
Anche la Chiesa ha espresso solidarietà in loco, ma con troppo rumore per le circostanze: avrei preferito visite meno reclamate e trasmesse in TV, meno giornalisti e reclame. La Chiesa è quella dei poveri che portano la croce, che accorrono col grembiule: una Chiesa più attenta a lavare i piedi dell’umanità che non preoccupata di curare le vesti che porta addosso. Una Chiesa che non si vede, ma si sente. Vicina. Fraterna e solidale.

Oltre alle speculazioni edilizie del pre-terremoto, si teme un’altra onda pericolosa: la speculazione in odore di mafia durante la fase della ricostruzione.
Il pericolo di infiltrazioni mafiose è reale. “Nell’ultimo biennio l’Abruzzo registra piccoli e grandi manovre delle mafie nostrane, autoctone e straniere, che a volte fanno trust” – denuncia Libera Informazione nel recente dossier “la mappa delle mafie” a cura di Alessio Magro. “Dalla contraffazione (pugliesi e campani insieme ai cinesi) alla droga (la camorra insieme agli albanesi) fino alla prostituzione (albanesi e rumeni a braccetto), le mafie trovano l’accordo operativo sugli affari”. La mafia si insinua là dove c’è odor di soldi, immancabile. Ma ora – ho l’ardire di aggiungere – la politica stessa, a partire dalla “scesa in campo” di Berlusconi e della sua destra, è diventata organica alla mafia: Milano 2, Arcore e lo stalliere Mangano, Dell’Utri e via dicendo. E con il beneplacito del popolo dei “nonpensanti”, amanti dell’apparire e del fatuo, Berlusconi ha riempito il parlamento di figure sospette: “suoi” avvocati, “suoi” ragionieri, “suoi” commercialisti, “sue” veline. E la politica, come l’informazione, diventano un gran gossip nazionale e collettivo. Ma nel frattempo, gli affari – di ogni ordine e grado – vanno avanti.

Quale progetto specifico sta portando avanti?
Insieme al sindaco di Fossa, un paese a 15 Km. da L’Aquila, abbiamo avviato un progetto che, con la solidarietà di quanti vorranno aiutarci, mira a realizzare, nel più breve tempo possibile, un gazebo in legno e acciaio che ospiti gli uffici comunali finché il Comune non sarà reso di nuovo funzionale; dopo tale luogo pubblico resterà a disposizione della Pro Loco come luogo di animazione per la comunità. Si può fare un versamento tramite CCP N. 48208722 intestato a Parrocchia Santa Croce – Antrosano (AQ) oppure tramite bonifico sul conto bancario codice IBAN: IT58 Q076 0103 6000 0004 8208 722.

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