Simone Weil: un centenario.

1 ottobre 2009 - Giancarla Codrignani

È una figura da non dimenticare: dispersiva, complessa, perfino contraddittoria, vale per la testimonianza autentica della sua vita e per la ricchezza del pensiero investita in 17 quaderni, lettere, saggi, articoli, perfino un'opera teatrale, Salvare Venezia, rievocata al recente festival di Venezia.
Ha insegnato in licei femminili, esprimendo nell'attività scolastica quella carica di interesse e di affettività che si sono espresse in lettere che testimoniano l'importanza della relazione nella scuola. Ha voluto partecipare all'esperienza rivoluzionaria della guerra di Spagna, così come ha sentito doveroso sperimentare la vita di fabbrica da operaia: una voglia di conoscenza che si sedimenterà negli scritti sul lavoro, sulle classi lavoratrici, sulla dignità umana. L'impegno etico a fianco dei più svantaggiati è stato una costante sperimentata sia nella prassi, sia nella spiritualità che, entrambe, in lei non ebbero confini e si caratterizzarono nelle forme della politica e della filosofia, fino al più originale impatto con la mistica.
È stata certamente una pacifista, anche se ci poniamo l'interrogativo di come poteva il cristiano amare il nemico quando viveva i tempi di Hitler. Non solo la considerazione di quanto accadeva nel suo tempo, ma anche la profonda conoscenza del mondo greco antico la portò ad una lettura critica del fenomeno "guerra" fin dai tempi dell'Iliade, anche per Omero destino di infelicità e desolazione.
Tuttavia l'interesse centrale della sua vita intellettuale fu la religione: rivalutò il politeismo ellenico, prese le distanze dalla religiosità politica dei romani, non simpatizzò mai per l'ebraismo, nonostante la sua origine ebraica. La affascinò la lettura dei Vangeli e si fece cristiana, credente nella fede che libera e non nella consegna ad una chiesa che impone il suo ordine. La chiesa che domina con norme derivate dal suo vivere in questo mondo, infatti, mescola alle intenzioni di bene qualcosa di diabolico, che si è rivelato nelle Crociate o nell'Inquisizione e che resta tentazione latente. È così che, mentre la fede la esalta, la Chiesa la spaventa: "mi fa paura il patriottismo della Chiesa che esiste negli ambienti cattolici... Non posso ricusare la luce della coscienza...".
Molti sono i libri in circolazione che parlano di lei e ne sottolineano gli aspetti variegati della scrittura e di una biografia che rivela aspetti sempre inediti di esperienze vissute con passione fino alla morbosità.
Una donna complicata, dunque, indifferente al ruolo che la storia assegna al genere femminile. Anzi, diciamo che volle essere e pensare come un uomo. Tuttavia è interessante scoprire una sua considerazione sulla donna, "animale selvatico che si libera lasciando la zampa nella tagliola".

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