Impiccagioni in pubblica piazza

20 luglio 2011 - Tonio Dell'Olio

Ieri a Kermanshah, nel nord dell’Iran, sono state impiccate altre tre persone. Sequestro di persona e violenza carnale. L’impiccagione è avvenuta nella piazza centrale della città mentre la folla urlava slogan a favore della giustizia. Siamo a quota 164 esecuzioni capitali in Iran mentre le agenzie umanitarie riferiscono che lo scorso anno furono eseguite ben 179 condanne a morte. Uccidere chi si è macchiato della gravissima colpa di uccidere è la peggiore delle storture possibili. Uccidere in nome della legge è appropriazione indebita di un diritto che nessun essere umano può affermare e tantomeno vantare. Il fetore di una cultura di morte che si diffonde persuadendoci alla rassegnazione che l’omicidio inflitto per legge, decretato da un tribunale, sia compatibile con le regole della convivenza umana. In alcuni casi atto meritorio. Non saranno mai abbastanza gli sforzi per dire no a una pratica che non riusciamo a definire e che spesso chiamiamo barbarie.

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