STORIA

Strumenti per la memoria

Ricordare le atrocità della Shoah è un imperativo morale soprattutto nei confronti delle giovani generazioni.
Cristina Mattiello

La necessità di un forte impegno per far emergere e consolidare la memoria degli orrori della Shoah si è tutt’altro che attenuata. Rigurgiti di neonazismo e antisemitismo e un crescente clima di intolleranza in tutta Europa e in Italia in particolare rendono oggi drammatico il bisogno di evitare che tutto il lavoro svolto ricada nel silenzio o che addirittura prevalgano letture riduzioniste o negazioniste. Far sapere, soprattutto ai giovani, diventa un imperativo morale oltre che politico.
Un nuovo prezioso strumento è oggi disponibile, anche grazie alle tecnologie informatiche. Nel 1994 Steven Spielberg, dopo aver girato Schindler’s List, di fronte alla ovvia considerazione che i testimoni diretti di quegli avvenimenti sarebbero relativamente presto tutti scomparsi lasciando un vuoto pericolosissimo nella trasmissione della memoria, elaborò un progetto su larga scala: raccogliere la voce di chi aveva vissuto o visto per costruire un archivio di testimonianze che restasse come documentazione duratura. In 5 anni la Survivors of the Shoah Visual History Foundation ha raccolto circa 52.000 video-testimonianze in 32 lingue e in 56 Paesi: una delle più grandi biblioteche video-digitali al mondo. Sono stati ascoltati i sopravvissuti, ebrei, Rom/Sinti, omosessuali, Testimoni di Geova, persone che hanno assistito alle deportazioni o alla liberazione e in alcuni casi anche parenti e conoscenti delle vittime. Dal 2006 la Fondazione è integrata nella University of Southern California con il nome di USC Shoah Foundation Institute for Visual History and Education, con l’obiettivo di utilizzare la storia visiva come strumento educativo per il superamento dei pregiudizi e dell’intolleranza. In copia l’intero archivio è consultabile in 35 istituzioni di diversi Paesi, ma ampie parti sono presenti in più di 100 centri in 23 Paesi. Una miniera di informazioni, sulla quale è incoraggiata anche con borse di studio la ricerca continua. Le interviste in lingua italiana sono 434, raccolte nell’Archivio di Storia Visiva presso l’Archivio centrale di Stato di Roma.
Tutto il materiale è catalogato e indicizzato analiticamente attraverso un software messo a punto ad hoc: un thesaurus incredibilmente ricco di spunti, in cui è possibile la ricerca incrociata di dati. Si può partire dai luoghi, dalle date, dai nomi, ma si possono fare anche interessantissime esplorazioni tematiche su tutte le fasi della deportazione e del ritorno e perfino sulle condizioni psicolgiche dei detenuti e dei sopravvissuti. Su tutte le voci si arriva ai fotogrammi esatti delle interviste in cui è possibile rintracciare i riferimenti.
Se l’incontro personale con un “testimone” è certo insostituibile, l’intensità delle testimonianze video-registrate ci fa però entrare ugualmente nella catena virtuosa della trasmissione della Memoria, per cui chi ha ascoltato è, a sua volta testimone, e può e deve parlare ad altri.

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