Il doppio binario

Due standard e due misure, a seconda dei Paesi in cui partono progetti in materia ambientale. Il caso della tedesca Thyssen-Krupp.
Sandra Quintela (Economista)

La Commissione dell’Ambiente dello Stato di Rio de Janeiro ha annunciato che la nuova acciaieria della Companhia Siderúrgica do Atlântico (CSA), che entrerà in funzione a Santa Cruz nel 2010, farà aumentare il tasso di CO2 (anidride carbonica) nella parte occidentale di Rio de Janeiro del 76%.
Secondo le stime, verranno emesse nell’atmosfera 10 milioni di tonnellate di CO2.,una quantità che equivale a più di 12 volte rispetto a quanto producono le industrie in questo municipio e rappresenta il 14% di tutte le fonti di emissione dell’intero Brasile, ammontanti a 70 milioni di tonnellate (fonte: OGLOBO,6/11/2009).
La CSA è una società mista, attiva come industria, acciaieria e complesso portuale del gruppo industriale Companhia Vale do Rio Doce (proprietario del 26% circa di CSA) e della tedesca Thyssen Krupp Steel (TKS). Le leggi brasiliane sono state trascurate fin dall’inizio dei lavori, così come i diritti umani e civili sono stati ignorati. Il territorio della TKCSA ha una superficie di 9 km2 e si trova su un’area costiera con boschi di mangrovie, dichiarata area protetta dal codice forestale brasiliano.
Inoltre, si tratta di un’area costiera che può essere concessa in utilizzo solamente da parte dell’istituto per l’ambiente IBAMA (Instituto Brasileiro de Meio Ambiente e dos Recursos Naturais Renováveis). Il permesso per i lavori della TKCSA è stato concesso nel 2006 solamente dalla FEEMA (Fundação Estadual de Engenharia do Meio Ambiente), l’Istituto per l’Ambiente dello Stato di Rio de Janeiro, la cui autorizzazione è diventata esecutiva.

Doppio standard
In Germania, un simile progetto edilizio avrebbe difficilmente ottenuto l’autorizzazione da parte delle autorità. Questo è un segno del doppio standard seguito dalla Thyssen-Krupp e delle due facce del dibattito di cui questo marchio si serve.
Il 9 giugno del 2008, la Procura Federale, attraverso il proprio sito internet, ha consigliato allo Stato federale di annullare la concessione per i lavori data dalla FEEMA. Le norme legali non sono state rispettate ed è stata nuovamente sottolineata l’unica concessione valida da parte dell’IBAMA.
L’approvazione da parte dell’IBAMA sarebbe indispensabile, poiché il terreno in questione si trova nei pressi della baia di Sepetiba, un’area protetta. La decisione riguardo al permesso per la costruzione del Canale São Fernando, ad esempio, è spettata unicamente all’IBAMA, poiché anche la Foresta Atlantica Pluviale viene danneggiata negli scavi.
I lavori sono fermi dal 2007 su ordine dell’IBAMA. Ma anche altri gravi avvenimenti sono stati denunciati dalle autorità competenti, come ad esempio: procedure illegali, mancanza di trasparenza nel processo riguardo ai diritti di emissione, le pressioni sulla partecipazione della popolazione alle udienze pubbliche, la cooptazione di presunti parroci, lesione dei diritti umani, collaborazione con milizie nella regione, lesioni dei diritti del lavoro, lesioni delle leggi riguardo all’immigrazione e distruzione dell’ambiente nell’area della baia di Sepetiba, così come scavi su una vasta superficie dell’antico bosco di mangrovie.

Le conseguenze ambientali
Riguardo agli studi sulle conseguenze ambientali (EIA-RIMA) la ricerca del gruppo di tecnici specializzati della procura federale (Grupo de Apoio Técnico Especializado do Ministério Público Federal GATE) ha stabilito che l’azienda ha intrapreso i lavori di costruzione senza prendere minimamente in considerazione le norme stabilite dagli studi sulle conseguenze ambientali (EIA-RIMA).
Ai pescatori che lavorano in questa regione è da tempo impedita la pesca: da un lato perché i lavori nel letto del fiume impediscono l’accesso al mare e, dunque, i pescatori sono privati del proprio diritto al lavoro e alla libertà di movimento; dall’altro subiscono minacce dagli addetti alla sicurezza dell’azienda.
Altra minaccia deriva loro dalle navi che trasportano carburante: il rischio di collisioni, non del tutto involontarie, con le piccole e fragili imbarcazioni dei pescatori e il danneggiamento dei loro indispensabili e preziosi attrezzi per la pesca è sempre dietro l’angolo. Tutto questo fa parte della grande strategia della multinazionale per ledere i diritti dei cittadini brasiliani.
L’insieme di questi avvenimenti – nonostante le proteste che sono state portate ed esposte sia alla Camera dei deputati del Congresso del Brasile, sia a quella di Rio de Janeiro, che alla banca per lo sviluppo del Brasile BNDES – viene rappresentato dai media come simbolo significativo della ripresa economica di Rio de Janeiro. L’acciaieria, con la sua produzione orientata sicuramente all’esportazione, manderà un segnale di modernità e di crescita. La realtà, fatta di malcontento e di proteste e allo stesso tempo di silenzio da parte delle autorità, non fa altro che mostrare apertamente la complicità di una classe al potere che non guarda più all’interesse della popolazione e nemmeno rappresenta più la “bella vita”.
La baia di Sepetiba e la baia di Ilha Grande sono patrimoni naturali di enorme bellezza, ricchi di un’ampia varietà di flora e di fauna, sia marina che costiera. Qui vivono i Quilombolas – discendenti degli schiavi fuggiti – e gli abitanti della costa. Molte famiglie vivono grazie al rigoglioso turismo. Qui c’è l’incontro tra il mare e la montagna, tra il blu e il verde. E tutto questo adesso è minacciato, in nome del cosiddetto progresso. Chi pagherà per questo? Per quanto rimarremo ancora in silenzio davanti a questo avvelenamento della vita? Davanti a tutto ciò dobbiamo difenderci e protestare! Ed è importante non avere paura.

Fonte: Sandra Quintela, Economista – PACS – Políticas Alternativas para o Cone Sul (Rio de Janeiro) Novembre 2009.
traduzione italiana a cura di Benedetta Bronzini

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