Ecologia profonda

Debito ecologico e Campagna Nord-Sud: da Alex Langer in poi.
Giuseppina Ciuffreda (Giornalista)

Nel 1988 Alexander Langer lancia un appello per convertire l’“ingiusto e unilaterale” debito finanziario del Terzo Mondo in un comune debito ecologico collegando “le richieste dei Paesi debitori per uno sviluppo autogestibile e sostenibile” con “l’esigenza dell’intera umanità di salvaguardare l’integrità del pianeta”. Ai Paesi ricchi, maggiori responsabili del degrado, spetta cambiare stile di vita e ripagare il debito ambientale accumulato verso il Sud fin dal colonialismo e ai governi del Nord, al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e alla Banca Mondiale (BM) viene chiesto di sostenere i Paesi del Sud del mondo che legheranno la cancellazione del debito a impegni di conservazione sociale e ambientale. La proposta è sottoscritta da ecologisti, cooperanti, pacifisti, sindacalisti e religiosi. Questa concordanza d’intenti è una novità assoluta e anche la proposta stessa (solo il WWF aveva lavorato sul Debt Swap for Nature, lo scambio debito-natura).
L’appello accoglie il grido dell’America latina “Pagar es morir queremos vivir” e spiega come il debito estero spinga i Paesi definiti in via di sviluppo “a trasformare rapidamente le economie, le società, l’ambiente naturale in funzione delle banche e dei Paesi creditori, invece che delle necessità delle loro popolazioni”. Il motore della corsa distruttiva è il sistema finanziario mondiale. Il primo appuntamento indicato è, quindi, la mobilitazione internazionale in occasione del vertice del FMI e della BM, a Berlino in settembre. La Campagna Nord-Sud: Biosfera, Sopravvivenza dei Popoli, Debito che si forma dopo l’appello seguirà i vertici annuali seguenti, la trattativa per il commercio mondiale Uruguay Round e i 50 anni di Bretton Woods.

Come nasce
La Campagna nasce come strumento di elaborazione e d’intervento. Alex ne è l’ispiratore e Jutta Steigerwald e Christoph Baker i coordinatori. “Non è un’organizzazione né un cartello tra sigle, ma una libera aggregazione di persone convinte e impegnate”, “un lievito piuttosto che un contenitore”.
Sarà attiva dal 1988 al 1994 su debito estero del Terzo Mondo, critica dello Sviluppo, protezione dell’ambiente nel Sud e conversione degli stili di vita del Nord. I membri appartengono a culture diverse: ambientalismo, cooperazione internazionale con il mondo rurale e i popoli indigeni, pacifismo e nonviolenza, eco-femminismo, impegno religioso, sindacato. Tra i tanti Antonio Onorati, Mariano Mampieri, Piergiorgio Menchini, Mao Valpiana, Edi Rabini, Tonino Perna, Ramos Regidor, Franco La Torre, Cecilia Mastrantonio, Pietro Barrera, Francesco Martone, Matthias Abram, Arno Teutsch, Grazia Francescato, Gianfranco Bologna, Vittorio Amodio, Renata Ingrao, Alessandra Binel, Sonia Filippazzi, Pier Toccagni, Marinella Correggia, Nadia Comi, Pinuccia Montanari, Giorgio Dal Fiume. Numerosa la rete mondiale e forte la rete di attivisti e intellettuali internazionali. I rapporti più stretti sono con Vandana Shiva e Wolfgang Sachs, Martin Khor, Yash Tandon, Smithu Khotari, Esperanza Martinez e Luis Macas, Susan George, Teddy Goldsmith, Bruce Rich, Leonor Briones, Luis Macas, Rosiska Darcy de Oliveira, Roberto Bissio, Eduardo Gudynas. La relazione diretta con i latinoamericani, gli africani e gli asiatici fa conoscere il punto di vista del Sud del mondo e dissolve il pregiudizio diffuso che l’ambientalismo sia un fenomeno dei Paesi ricchi. Conferma un ecologismo dei poveri vicino all’ecologia profonda, che difende i commons da cui dipende la loro sopravvivenza, e un’ecologia storica degli indigeni, custodi di saperi perduti dalla cultura urbana.
Lanciato l’appello, la Campagna organizza subito una serie d’incontri, tutti centrati sulla nuova idea-forza che Alex così sintetizza: “Non pagare il debito finanziario ma convertirlo in un comune debito ecologico, da pagare insieme secondo le rispettive responsabilità”. Il primo si tiene ad Ariccia, poi altri due a Roma: “Stiamo finanziando la distruzione del pianeta? Il debito internazionale. E il disastro ecologico”e “Debito del Terzo mondo e la distruzione dell’ambiente”, in collaborazione con La nuova ecologia e il settimanale L’espresso, tutti nel 1988. Discussione accesa sullo scambio debito-natura, vale a dire l’acquisto di una piccola parte del debito in cambio di un intervento di protezione gestito da chi compra, in genere gruppi ambientalisti. Alla fine si riconosce una funzione locale per avviare la protezione, ma con il pericolo di neo colonialismo.
Nel 1989 a Verona, il convegno “Il Sud del mondo nostro creditore” ricorda anche Chico Mendes e le riserve estrattive, alternativa per l’Amazzonia (la Campagna parteciperà poi in Brasile al secondo Congresso dei seringueros e al primo incontro dei popoli della foresta). Nel 1990, a Siviglia, Organizzazioni Non Governative europee del Mediterraneo condividono l’appello italiano.
Le iniziative
Le iniziative della Campagna hanno un importante riscontro istituzionale con il convegno “Sud chiama Nord: proposte e soluzioni alla crisi del debito”che organizza a Roma, dove economisti latinoamericani, africani e asiatici hanno la possibilità di confrontarsi con Bettino Craxi, allora delegato del segretario delle Nazioni Unite per il debito del Terzo Mondo. Un confronto vivace, protagonisti Ben Turok e Bade Onimode, dell’Institute for African Alternatives, autori di un corposo studio sull’impatto del debito in Africa, Aloizio Mercadante, co-fondatore del PT brasiliano oggi ministro della Scienza, tecnica e innovazione e poi dell’Istruzione nel governo della presidente Dilma Rousseff, il malese Martin Khor, direttore di TWN, il peruviano Oscar Ugarteche, Susan Gorge (“Il boomerang del debito”), il nicaraguese Xavier Gorostiaga, la filippina Loretta Rosales, l’ugandese Yash Tandon, direttore del South Centre, Wilfrido Argon Aranda, vice-presidente dell’organizzazione degli indigeni dell’Amazzonia (Coica). Viene criticato l’approccio generale del rapporto dell’Onu su crescita, PIL e sviluppo, denunciati il flusso di capitali dal Sud al Nord e il debito storico dalla colonizzazione. Si chiedono accordi di salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi, con un forte ruolo delle ong e delle associazioni locali, un risarcimento finanziario per il Sud e il cambiamento degli stili di vita e delle produzioni al Nord.
La Campagna Nord-Sud traduce, inoltre, “Sopravvivere allo sviluppo” di Vandana Shiva (nuova edizione Utet nel 2002 con il titolo “Terra Madre”), e pubblica con Macro ed. ”Archeologia dello sviluppo”, di Wolfgang Sachs. Promuove l’incontro “Sviluppo? Basta! A tutto c’è un limite”, a Verona nel 1990. L’Osservatorio per valutare impatto socio-ambientale del Nord sul Sud coordinato da Mariano Mampieri con Cecilia Mastrantonio e Franco La Torre, elabora, con il contributo di ricercatori locali, tre rapporti-inchiesta sulla cooperazione italiana nelle Repubblica domenicana, nelle Filippine e in Brasile. Da quest’ultimo nasce la lotta per la restituzione della terra agli indios Xavante, finita proprietà dell’Agip-Petroli, in Mato Grosso. Vengono raccolti 250 milioni di lire in Italia e create sinergie che consentiranno di demarcare 170.000 ettari come territorio indigeno. Riconsegna difficile per le opposizioni dei fazenderos locali. Gli Xavante alla fine sono rientrati nel loro territorio, ma hanno ancora bisogno di sostegno.
Nel vertice Onu di Rio de Janeiro (1992), il Trattato della società civile sul debito estero del Terzo Mondo assume in pieno la posizione della Campagna Nord-Sud che dà vita anche al Tribunale internazionale sull’ambiente per una nuova legislazione che contrasti, e anche punisca, l’appropriazione, la distruzione e il degrado di aria, acqua e terra, definiti con grande anticipo sui tempi “beni comuni dell’umanità da salvaguardare per le generazioni presenti e future”.

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