COOPERAZIONE

Tra Nord e Sud

Maltrattata, trascurata, spesso dimenticata: la cooperazione internazionale è essenziale perché la solidarietà esige attenzione. E soldi.
Paolo Beccegato e Massimo Pallottino (Area Internazionale di Caritas Italiana)

Ha ancora un senso parlare di cooperazione allo sviluppo in un momento di crisi come questo? Le difficoltà che in un tempo non lontano sembravano riguardare soltanto o prevalentemente popoli lontani, tocca ormai da qualche anno direttamente anche la nostra società ricca. E seppure adesso ci pare di essere ricchi soprattutto di debiti, la nostra collocazione tra quei pochi che si spartiscono la maggior parte delle ricchezze del mondo, rimane un dato di fatto che non deve essere dimenticato. Oltre che un dovere di giustizia, nel senso più alto, il considerare questo elemento è necessario anche per altre ragioni: viviamo in un mondo globalizzato in cui è fondamentale sapersi misurare ogni giorno con quanto avviene al di fuori dei nostri confini. Ci illudiamo, talvolta, di poter comprendere quello che avviene nel nostro mondo senza rivolgere lo sguardo anche altrove, senza accorgerci che la sorte dei 4/5 dell’umanità è un tema che ci riguarda da vicino.

Solidarietà internazionale
L’istituzione di un ministro per la Cooperazione e l’Integrazione rappresenta, dunque, un dato assolutamente significativo, e l’individuazione del prof. Riccardi per questo ruolo è certamente segno della volontà di compiere una scelta significativa. Riconoscere che l’Italia debba prendere sul serio la questione, anche in tempi di ristrettezze economiche, rappresenta un’attenzione importante di cui occorre dare atto al presidente Monti; anche se, riportano le cronache, la questione appare tutt’altro che risolta in seno al governo, a causa di una fortissima resistenza a scorporare le deleghe sulla cooperazione dal ministero degli Esteri. Al di là della impasse di queste settimane, la crisi del sistema della cooperazione non è tale da poter essere superato con una semplice riorganizzazione strutturale, o con la sola revisione della normativa – una legge ormai datata, e ulteriormente depotenziata in alcune parti qualificanti attraverso interventi successivi – che pure appare necessaria. È urgente, in questa fase, soprattutto rifondare la legittimità di un dibattito pubblico su questo tema.
Esiste, infatti, una singolare contraddizione, tra alcuni sondaggi di opinione che continuano a segnalare i temi della solidarietà internazionale come una priorità per l’opinione pubblica, e la scarsissima attenzione garantita a questi temi da parte dei decisori politici, e nello stesso dibattito pubblico. Se con il precedente governo non era difficile rilevare qualche segnale anche deliberatamente vessatorio nei riguardi del mondo della cooperazione e un livello di sostegno che ha raggiunto dei livelli scandalosamente bassi, occorre in ogni caso realisticamente misurarsi con la scarsa incisività del dibattito sulla cooperazione nella società e nella politica italiana.

Nuove prospettive
La necessità di ripensare la cooperazione non è però una necessità solo in Italia, dove pure mai come negli ultimi anni la cooperazione allo sviluppo è stata ridotta ai minimi termini. Ci si avvicina, infatti, a grandi passi verso il 2015, quando la comunità internazionale si troverà a dover fare gli ultimi conti sul grado di raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM): la prospettiva unitaria che è stata la cornice di tutti i dibattiti, le campagne, le mobilitazioni degli ultimi anni verrà messa alla prova dei fatti, con un giudizio che si preannuncia assai frastagliato; e allo stesso tempo cesserà di svolgere quel ruolo federatore che ha avuto negli ultimi anni. Si tratta, dunque, di riformare profondamente non solo elementi della pratica della cooperazione allo sviluppo, ma lo stesso modo di vederne e rappresentarne le ragioni.
Gli OSM, che pure hanno garantito un riferimento condiviso su cui impostare politiche e battaglie civili, mostrano, infatti, l’usura del tempo e anche probabilmente di qualche difetto originario: concepiti, nella loro essenza in una prospettiva essenzialmente welfarista, indicano una prospettiva concreta nella realizzazione di obiettivi certi e quantificabili, ma allo stesso tempo finiscono per segnalarne limiti e parzialità. Occorre, dunque, nella riformulazione di una prospettiva entro cui iscrivere le riflessioni del futuro, bilanciare maggiormente l’indicazione di obiettivi concreti, realisticamente misurabili, con una maggiore attenzione alla qualità dei processi e delle relazioni attraverso cui questi obiettivi vengono perseguiti, e ai percorsi decisionali che portano alla determinazione e alla messa in opera di determinate misure concrete. L’attenzione ai movimenti sociali, alle modalità d’inclusione e mediazione dei diversi portatori di interesse (incluse minoranze e “senza voce”), al giusto bilanciamento tra il rafforzamento delle istituzioni nazionali e i colli di bottiglia che non troppo di rado si vengono a creare, sono altrettanti elementi che non potranno essere emarginati dal dibattito.
Attraverso le lenti della cooperazione allo sviluppo diventa sempre più difficile non solo catturare le evoluzioni del vasto mondo della solidarietà internazionale, ma anche delle innumerevoli relazioni che ormai si intrecciano tra Nord e Sud del mondo, la grossolana classificazione cui da sempre siamo abituati, e anche con un nuovo mondo che, con lo stesso schematismo potremmo chiamare “Est”. Il ruolo dei nuovi attori asiatici è, infatti, senza dubbio uno degli elementi di maggiore importanza, gravido di conseguenze sia sul piano economico-finanziario che su quello sociale e politico.

Delle migrazioni
Il mondo della cooperazione allo sviluppo, spesso abituato a ragionare su singoli scenari, è, dunque, chiamato a misurarsi su scenari più ampi e con tematiche nuove. La migrazione di ingentissime masse umane da un angolo all’altro del pianeta è, ad esempio, un tema che ci tocca direttamente, ma di cui forse nella nostra società non si comprende fino in fondo la rilevanza. La relazione tra i fenomeni migratori e la cooperazione è una di quelle cose da esplorare ancora a fondo, e ci deve aprire a una comprensione profonda di quanto avviene nelle società che ricevono i migranti come anche dei fenomeni che si verificano nei Paesi da cui il flusso migratorio si origina. E il discorso non può fermarsi al flusso delle persone intese come “forza lavoro” e alle questioni poste dalla redistribuzione dei redditi in questo modo generati, ma deve considerarne le implicazioni sociali e culturali, le motivazioni, le prospettive. L’importanza dei fenomeni migratori sollecita anche una riflessione su tutti quegli elementi che rendono per così tanti uomini e donne la propria terra di origine un luogo inospitale, tanto da doverlo abbandonare: l’accesso diseguale alle risorse nel contesto di una popolazione mondiale in costante aumento; il cattivo funzionamento dei mercati, anche finanziari; gli effetti del cambiamento climatico; i conflitti che vengono a generarsi laddove la trasformazione delle condizioni in cui gli uomini e le donne si trovano a vivere non è governata in maniera rispettosa delle necessità di tutti. Sono molti i temi che devono essere integrati in una riflessione che voglia porre nuovamente la questione della cooperazione allo sviluppo al centro della scena.
Temi così complessi certo sfuggono agli ambiti tradizionali della cooperazione allo sviluppo, ed è difficile ipotizzare qualsiasi intervento sulla base di letture eccessivamente settoriali. Non è dunque un caso che la coerenza delle diverse politiche pubbliche sia assunta come centrale anche in Europa, che ne prevede addirittura l’obbligatorietà all’interno del Trattato di Amsterdam. Occorre, tuttavia, vegliare su un rischio importante: quello di relegare la risoluzione delle eventuali contraddizioni e incoerenze a istanze puramente tecniche. Dietro all’osservazione di reali o potenziali incompatibilità tra obiettivi di politiche di tipo diverso, si cela un dibattito profondamente politico, e in cui la responsabilità di ogni cittadino è chiamata direttamente in gioco. Ecco perché la promozione di un tavolo di pubblico confronto sul tema della coerenza delle politiche potrebbe essere un banco di prova su cui misurare la volontà politica di rilanciare i temi della cooperazione.
Si tratta di un quadro estremamente composito, la cui complessità è di per sé stessa incentivo a fornire rappresentazioni semplicistiche e stereotipate, ma che deve provocarci, invece, a un atteggiamento nuovo. Se, dunque, si vuole cogliere l’occasione offerta dal tempo in cui viviamo, è necessario affrontare con coraggio questa sfida. Ed è per questo che chi è impegnato nel mondo della cooperazione e della solidarietà internazionale deve sentirsi investito, oltre che dall’imperativo di un agire sempre più consapevole, efficace e informato, da un grande ruolo educativo: di educazione alla complessità, alla relazione, al dialogo, alla mondialità.

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