PRIMO PIANO LIBRI

Beni comuni

Sta avanzando una bella prospettiva politico-economica, alternativa all’attuale sistema. Fondata sui beni comuni. Ce ne parla Alberto Lucarelli.
Angelo Baracca

Viviamo tempi difficili: mentre la crisi ci attanaglia (ma quanto è vera crisi, e quanto piuttosto è voluta?), la classe dominante politica ed economica sembra sempre più abbarbicata ai meccanismi di sfruttamento ed estrazione del profitto. Nell’imbarbarimento dei rapporti sociali, economici e di produzione, dilagano la crisi della rappresentanza e il sentimento di anti-politica. L’esigenza di costruire un’alternativa di sistema, che si fondi su forme nuove di democrazia partecipativa, è sempre più urgente: non mancano idee, proposte e obiettivi, ma l’indignazione stenta a coagulare in un nuovo soggetto sociale che porti a unità una prospettiva di alternativa radicale.
In questo quadro pieno di contraddizioni sempre più laceranti, si è delineata, ed è cresciuta soprattutto durante la campagna referendaria del 2011, una prospettiva carica di potenzialità di alternativa fondata sui beni comuni, da anni bersaglio della furia privatizzatrice e delle politiche liberiste. Non è certo possibile qui esporre in modo adeguato di cosa si tratti. Ma lo fa in questo libro una delle persone più qualificate, Alberto Lucarelli, che non solo se ne è occupato come giurista e ordinario di Diritto pubblico all’Università di Napoli, ma è stato uno degli ispiratori dei quesiti referendari ed è oggi assessore proprio ai Beni Comuni, Democrazia Partecipativa e Informazioni al Comune di Napoli, con il Sindaco de Magistris.
Vale la pena di richiamare il fatto che l’attacco ai diritti comuni risale alle origini del capitalismo, con le enclosures che nell’Inghilterra tra il XVII e il XIX secolo consentirono la recinzione dei terreni comuni, cioè quelli che la tradizione feudale assegnava ai villaggi per le loro necessità in uso collettivo, a favore dei proprietari terrieri, portando alla concentrazione della proprietà terriera nelle mani dell’aristocrazia inglese e alla creazione di una massa di lavoratori disoccupati, l’esercito di riserva per il nuovo sviluppo industriale.
Con lo sviluppo dello Stato moderno il problema si è trasformato: come scrive Lucarelli “Fintanto che lo Stato ha gestito i beni pubblici di sua proprietà non risultava di immediata necessità distinguere i beni comuni dai beni pubblici. Il problema sorge allorquando la gestione passa progressivamente a soggetti privati” (p. 35). L’utilizzazione dei beni comuni richiede non il possesso ma la condivisione d’uso, non la predazione individuale ma il godimento collettivo.
Il volume offre una panoramica completa del problema, non un’esposizione sistematica, ma una sintesi molto ricca, viva e articolata di tutti i piani, che spazia dal 2005 a oggi, nella quale ognuno può trovare il taglio della trattazione più idoneo: una parte di saggi, una seconda di articoli e interventi principalmente su quotidiani, una terza di relazioni a convegni; una quarta parte raccoglie documenti, che vanno da disegni di legge ad appelli di giuristi, alla relazione di accompagnamento ai quesiti referendari. Chiude il volume una raccolta di delibere specifiche del Comune di Napoli riguardanti i beni comuni.

Ultimo numero

Rigenerare l'abitare
MARZO 2020

Rigenerare l'abitare

Dal Mediterraneo, luogo di incontro
tra Chiese e paesi perché
il nostro mare sia un cortile di pace,
all'Economia, focus di un dossier,
realizzato in collaborazione
con la Fondazione finanza etica.
Mosaico di paceMosaico di paceMosaico di pace

articoli correlati

    Realizzato da Off.ed comunicazione con PhPeace 2.7.15