In coscienza o incoscienza?

2 agosto 2012 - Renato Sacco

Ci sono persone e avvenimenti che in questi primi giorni di agosto toccano la nostra coscienza o incoscienza.

La strage alla stazione di Bologna, 2 agosto 1980, tocca la coscienza di tutti.
Il 2 agosto 1990 l’Iraq di Saddam invade il Kuwait. Si arriverà alla guerra che durerà anni, con ferite aperte ancora oggi. Una guerra che ha toccato la coscienza di tutti.

In questi giorni nel paese dove abito, Cesara (Vb), si celebra la festa patronale di S. Apro. Chi era costui? Un giovane di 32 anni che con le sue scelte interpella ancora oggi la nostra coscienza, ma ne parlerò al termine.

Qualche giorno fa la Morellato Energia, un'azienda in provincia di Pisa che produce prevalentemente impianti fotovoltaici, ha rifiutato di lavorare per la Wass, un’azienda che fa parte del gruppo Finmeccanica e contribuisce a produrre siluri militari. Dopo essersi confrontati (imprenditore, operai e sindacati) la Morellato scrive: “... non ce la sentiamo di mettere le nostre competenze al servizio di un'opera che potrà sviluppare tecnologia bellica". Una grande scelta, fatta in coscienza. (cfr.Tonio Dell’Olio, Mosaico dei giorni).

Dopo quattro settimane di discussione all’ONU è fallito l’accordo sul commercio delle armi convenzionali (Att, Arms Trade Treaty). Una scelta di incoscienza, dove hanno prevalso i grandi interessi di parte.

Un’altra brutta notizia di questi giorni è che il Governo Italiano ha abolito non solo la Consulta nazionale per il Servizio civile, ma anche il Comitato per la difesa non armata. “Con la revisione della spesa - scrive Sergio Paronetto vicepresidente di Pax Christi - si è deciso di eliminarlo. È un cattivo segnale. L'Italia si era dotata negli anni di un dispositivo giuridico-operativo di grande valore. Potevano (e possono) nascere “le forze disarmate”, i corpi civili di pace di pari dignità costituzionale di quelle armate.” Certo non ha prevalso la coscienza.

E andando un po’ indietro negli anni, ricordiamo la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto 1945). Una scelta di incoscienza che ha segnato la storia.

Il prossimo 9 agosto al mattino davanti alla base di Aviano dove ci sono 40 testate atomiche, ci sarà un sit-in per non dimenticare e tenere viva una coscienza di pace.

Andando ancora più indietro, arriviamo ai tempi di S. Apro, martire (siamo alla metà del III secolo). Apro era un giovane militare romano che si converte al cristianesimo e per questo viene ucciso. Perché? La risposta si può trovare nel cap. 16 della Tradizione Apostolica di Ippolito (III sec.): “Il soldato subalterno non uccida nessuno. Se riceve un ordine del genere, non lo eseguisca e non presti giuramento. Se non accetta tali condizioni sia rimandato “. E ancora: “Il catecumeno o il fedele che vogliono dedicarsi alla vita militare siano mandati via, perché hanno disprezzato Dio”.
Sui miei appunti di studente di teologia, quasi 40 anni fa, leggo che i motivi della incompatibilità tra la fede cristiana e la vita militare erano soprattutto due: uccidere qualcuno, perché la vita è dono di Dio e adorare l’imperatore come se fosse dio. S. Apro ci testimonia una scelta di coscienza pagata con la vita. Più conosciuti sono gli Atti del martirio di S. Massimiliano, (295 d.C,) condannato a morte “quia indevoto animo militia recusasti” (“poiché, con animo irrispettoso, hai rifiutato il servizio militare”).
Anche oggi, come ieri, siamo chiamati a scegliere in coscienza.

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