Una donna non rieducabile

15 novembre 2013 - Tonio Dell'Olio

Ad uccidere Anna Politkovskaja nell'ormai lontano 2006 non sono stati solamente gli imputati in questo processo–farsa che è stato ulteriormente rinviato in questi giorni. C’è un sistema di oligarchie economiche e militari, interessi superiori coperti e garantiti da un mondo politico compromesso e connivente. Non si spiegherebbe diversamente tutta la coltre di nebbia che puntualmente si solleva ogni volta che si cerca di ragionare sul movente, e non solo sulle responsabilità ultime, di chi ha premuto il grilletto. Non si spiegherebbe diversamente nemmeno la malattia improvvisa di ben tre giudici popolari che hanno presentato giustificati motivi per non presenziare all'udienza del processo e causarne il rinvio. Nell'omicidio di Anna ci sono ragioni che mettono a nudo un sistema di corruzione, di violazione di diritti umani, di impunità. Paradossalmente man mano che il mistero si fa inestricabile e non si arriva a una condanna precisa, si comprende la grandezza di questa piccola donna russa che per amore del suo Paese, per rigore professionale, per amore della verità e della giustizia, aveva scoperto e cominciato a denunciare la matassa inestricabile del superpotere russo. Noi non dobbiamo attendere la condanna per dire della tenacia di questa “donna non rieducabile”. Così è definita nei documenti segreti dell’apparato e questo è il titolo scelto per uno spettacolo teatrale interpretato da Ottavia Piccolo.

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