L’apartheid di Israele

3 dicembre 2013 - Tonio Dell'Olio

Chiunque abbia conosciuto da vicino le condizioni di vita della popolazione palestinese a Gaza e nei territori occupati; chiunque si sia almeno avvicinato al “muro” o abbia sperimentato le lunghe ore di attesa insieme ai lavoratori che quotidianamente si recano dall'altra parte; chi ha toccato con mano le umiliazioni e le violenze continue cui vengono sottoposti uomini, donne e bambini, sa che non appare esagerato definire regime di apartheid quello di Israele nei confronti dei palestinesi. La comunità internazionale è intervenuta ripetutamente a sanzionare decisioni e comportamenti dello Stato di Israele, ma niente è cambiato. Quello Stato sembra impermeabile a risoluzioni dell'ONU, a rapporti di organizzazioni per i diritti umani, a richiami e appelli. Esattamente come avveniva in Sudafrica prima che la lotta di Mandela avesse successo. Ebbene il Comitato Olimpico sin dal 1964 decise di non ammettere il Sudafrica a disputare i giochi. Un'umiliazione internazionale che pensiamo abbia pesato sulle sorti future della popolazione nera. Chiediamo che lo stesso avvenga per Israele a partire dai prossimi Giochi Olimpici del 2016 a Rio de Janeiro. Non appaia un'esagerazione ma semplicemente la denuncia pubblica di una violazione continua dei diritti umani. Per queste ragioni è partita una raccolta di firme cui chiedo di aderire firmando l’appello su www.chn.ge/18DlsQT. È in gioco la vita delle persone, ma il rispetto della vita e dei diritti non è un gioco.

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