Il confessionale dell’arciprete

24 luglio 2014 - Tonio Dell'Olio

Tra la fine del seicento e l’inizio del settecento, mentre in molte altre parti del Mezzogiorno si pativano grandi difficoltà economiche, Montagano - piccola cittadina del Molise - si distingueva per la florida produzione agricola. Secondo gli storici, gran parte del merito va a Damiano Petrone, arciprete di quella cittadina. In “Descrizione topografica fisica economica politica de’ reali dominj al di qua del faro nel Regno delle Due Sicilie con cenni storici fin da’ tempi avanti il dominio de’ romani”, di Giuseppe del Re (1836), si legge: “Damiano Petrone in qualità di arciprete e confessore non dava a’ peccatori altra penitenza che di piantar viti e alberi fruttiferi ne’ rispettivi fondi ed in mancanza negli altrui, e ne proporzionava il numero secondo la gravezza delle colpe: ne’ casi di povertà egli somministrava ad essi danaro per compra degli strumenti rurali e piante. Faceva così servire la religione al bene della patria”. Un chiaro esempio di riconversione del male per il bene comune. Oggi, senza necessariamente ricorrere allo strumento della confessione, forse dovremmo riproporre pene riparative e compensative ai moderni peccatori. Se Montagano ringrazia ancora oggi per i molti peccati commessi dai suoi concittadini, perché noi non dovremmo chiedere a corrotti e corruttori di ripagare le comunità con opere di sviluppo? 

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