Giustizia per Norma Bustos

3 dicembre 2014 - Tonio Dell'Olio

Quando in Argentina saranno le 17.00 partirà una marcia verso la Casa della Provincia di Santa Fè. È un’area, quella di Santa Fè, in cui si conta il maggior numero di omicidi da parte del crimine organizzato: 20 ogni 100mila abitanti, mentre in tutta l’Argentina se ne contano 5,5 ogni 100mila abitanti. Norma Bustos era una donna di 53 anni. Un giorno cominciò a telefonare ad alcuni giornalisti e convocò una sorta di conferenza stampa nella sua stessa umile casa. Furono pochi i giornalisti che parteciparono insieme ad alcuni suoi vicini. Norma denunciava il clima di violenza che si respira nel quartiere. Per tutta risposta la notte del 27 gennaio 2013, sulla soglia di casa uccidono Lucas suo figlio di 25 anni. Pur affranta da questo dolore riconosce in alcuni suoi vicini di casa affiliati a un clan di narcotrafficanti, gli esecutori della spietata esecuzione e li denuncia alla polizia. Da quel momento la sua vita diventa ancora più difficile perché aumentano le minacce. Le autorità non solo non le garantiscono protezione e giustizia, ma la scoraggiano dal proseguire nella sua azione di denuncia. Subisce diversi atti di intimidazione. Sparano sulla porta del suo negozietto. Norma non si dà pace e prosegue. Nel frattempo ha perso suo padre che, già sofferente di cuore, muore lo stesso giorno in cui viene sepolto il figlio, e suo marito morirà nel corso dell’anno a seguito di un cancro che le condizioni economiche della famiglia non le hanno permesso di curare. Il 20 novembre scorso due persone in sella a una moto e coperte dal casco, hanno suonato alla sua porta e le hanno sparato uccidendola quando lei è uscita sulla soglia di casa. La manifestazione di quest’oggi che interesserà anche il ministero della giustizia e dei diritti umani è una denuncia contro la povertà, l’impunità, la corruzione e la violenza della delinquenza che continua a mietere vittime nei quartieri senza diritti dell’Argentina. Quella di Norma Bustos è una storia destinata a rimanere senza voce. Anche per questo merita che almeno le inviamo un pensiero e una promessa. Continueremo la sua lotta. Per parte nostra abbiamo espresso tutte le nostre preoccupazioni al governo argentino per il tramite dell’ambasciata in Italia e abbiamo fatto sapere agli amici e alle amiche di Santa Fè che non sono soli.

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