Fame di lavoro

10 marzo 2015 - Tonio Dell'Olio

Un capannello di persone che in breve tempo diventa una lunga coda.

Siamo davanti alle porte chiuse di un'agenzia per l'impiego di Pesaro.

È una domenica sera. Il giorno dopo saranno assegnati 38 tirocini in aziende le più diverse a 650 euro lordi per sei mesi. Nessuno sa esattamente di che lavoro si tratta. A prepararsi a trascorrere la notte con coperte, panini, qualche sedia da campeggio sono giovani, uomini e donne, alcuni laureati, altri con un diploma. I posti verranno assegnati in ordine di presentazione della domanda. Bisogna dimostrare di essere disoccupati da almeno un anno e avere ISEE (Indicatore situazione economica equivalente) inferiore ai 12.000 euro annui. Paga bassa e nessuna certezza di continuità, ma tanta fame di lavoro. È un piccolo spaccato d'Italia. Una condizione che colpisce prevalentemente le giovani generazioni come fosse una malattia o un'epidemia e preoccupa non solo perché costringe ad una precarietà economica tanto difficile, ma per una sorta di dignità precaria a cui quei giovani sono condannati. Aspettando di constatare l'efficacia delle risposte del governo, per ora l'unica risposta è quella del direttore del Job Center di Pesaro, che ha deciso l'apertura straordinaria dei locali del centro, per far trascorrere ai giovani la notte al coperto, ed è rimasto ad attendere con loro l'apertura degli uffici.

Ultimo numero

Rigenerare l'abitare
MARZO 2020

Rigenerare l'abitare

Dal Mediterraneo, luogo di incontro
tra Chiese e paesi perché
il nostro mare sia un cortile di pace,
all'Economia, focus di un dossier,
realizzato in collaborazione
con la Fondazione finanza etica.
Mosaico di paceMosaico di paceMosaico di pace

articoli correlati

    Realizzato da Off.ed comunicazione con PhPeace 2.6.39