Afroboliviani

27 aprile 2015 - Tonio Dell'Olio

"Non schiavi ma schiavizzati" dice Omar dell'associazione culturale Afrobo. Parla a nome degli afrodiscendenti, figli della storia dolorosa e fiera di africani portati a forza in Bolivia come in altri Paesi dell'America Latina. Considerati non uomini, ma braccia per i campi e le miniere. Considerati uomini senz'anima. Hanno pagato un prezzo troppo alto. Disumano. Ma ancora oggi sono tra le popolazioni più povere. Per raggiungere le loro comunità nel Los Yungas abbiamo percorso una strada lunga e dissestata, a volte impraticabile, che attraversa il paesaggio incantato di fiumi e cascate, di colline di tutte le sfumature di verde, di pascoli di lama, di fiori e uccelli dai colori sconosciuti ai nostri occhi. Eppure, ancora oggi, non c'è acqua potabile per i neri della Bolivia che vivono della sola coltivazione di coca. Molti i passi avanti verso la dignità compiuti dalla gestione di Evo Morales, ma molto ancora è da fare. Tra i mille colori arcobaleno della Wipala, la bandiera arcobaleno dei popoli indigeni della Bolivia, bisogna contemplare anche il nero degli afrodiscendenti.

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