Loris Capovilla

14 ottobre 2015 - Tonio Dell’Olio

Si starebbe ad ascoltarlo per ore, Loris Capovilla che oggi compie 100 anni. E non solo meravigliati dalla precisione di date e circostanze con cui racconta il backstage di vicende che hanno cambiato il mondo. Il fedele segretario di Giovanni XXIII ed oggi cardinale, a quegli eventi sembra aver contribuito, li ha condivisi con passione e adesione totale. E ha la capacità di filtrare la storia ricordando l’ordinarietà di una discussione, un incontro, un episodio. Ad esempio racconta, Loris Capovilla, di quella volta (4 ottobre 1962) in cui Papa Giovanni si mette sul treno che lo avrebbe condotto in visita pima a Loreto e poi ad Assisi a una settimana dall’inizio del Concilio. La prima volta di un Papa fuori dal Lazio dopo la fine dello Stato Pontificio. Quando giunge in territorio italiano, Amintore Fanfani primo ministro italiano dell’epoca, sale sul convoglio come da cerimoniale e si siede nello scompartimento appositamente allestito per il Pontefice. Dopo il saluto di rito, Fanfani prendendo confidenza, prima loda il ministero pastorale del Papa e poi solleva qualche dubbio sulla possibilità che talune aperture del Papa possano disorientare il popolo di Dio. Il Papa non risponde e, giunti in una stazione, si alza verso il finestrino a salutare la folla assiepata e festosa. “Ecco, vede signor Primo ministro, il treno si è fermato, alcune persone sono salite, e io non mi chiedo da dove vengono, so solo che proseguono con noi nella stessa direzione”. È il condensato di una via pastorale (e un po’ anche politica), del nuovo corso secondo il quale ciò che unisce è più importante di ciò che divide. Loris Capovilla non ha mai trascurato di rinnovare la sua adesione a Pax Christi “nella consapevolezza – dice – che quel movimento si è impegnato a dare continuità alla Pacem in terris”, l’Enciclica che disegna il nuovo pensiero e la nuova prassi della comunità cristiana per la pace. Auguri, cardinal Capovilla, per questa strada condivisa. Nella stessa direzione.

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