Mafia di stato

30 ottobre 2019 - Tonio Dell'Olio

Altro che “porto delle nebbie”! Le verità sui misteri d'Italia sono ancora di là da venire. Ancora oggi dopo 27 anni, dagli archivi ormai impolverati delle Procure di Palermo e Caltanisetta emergono brandelli di indizi che ci dicono che nelle indagini sulle stragi di Capaci e via D'Amelio ci fu sicuramente un pezzo dello Stato che faceva il doppio gioco. Non ci è dato sapere con esattezza 'chi' e soprattutto 'perché' si muoveva in quella direzione. Ma è certo che Vincenzo Scarantino, pura manovalanza della delinquenza, fu usato per creare prove ed ebbe sostegno e aiuto da poliziotti e magistrati. Se ne deduce per conseguenza logica che qualcuno non ha mai voluto che si conoscessero le ragioni per cui Borsellino fu ucciso. Qualcuno si spinge persino ad affermare che Cosa nostra altro non fu che pura esecutrice materiale della strage. In questi giorni, da quegli scaffali dimenticati sono emerse alcune delle trascrizioni delle telefonate tra il falso pentito che imparava a memoria un copione scrupolosamente scritto da altri e alcuni magistrati che gli suggerivano come comportarsi. Se a questo si aggiunge la testimonianza di un poliziotto addetto alle intercettazioni che dice di aver ricevuto l'ordine di non registrare alcune conversazioni, la quadratura del cerchio è completa. E io penso al dolore dei familiari di quel giudice appassionato e onesto e ai congiunti di chi saltò in aria per difenderci dalla violenza mafiosa. Tutte vittime di una 'mafia di stato', Stato che a volte non riesco a scrivere con la maiuscola.

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