Dodici bambini

23 ottobre 2020 - Tonio Dell'Olio
"Cos'è la pace?" mi chiese un giovane di diciassette anni mentre visitavo un villaggio del Sud Sudan. La domanda, posta in quel modo, mi lasciava molto interdetto. Fu il missionario che mi accompagnava a farmi comprendere che, in una guerra che durava ormai da vent'anni, quel giovane era stato concepito, era nato ed era cresciuto percependo la guerra come la normalità. Da quel momento ho pensato che non ci sia dramma più doloroso al mondo se non quello di convivere con la guerra come fosse la condizione normale cui assoggettarsi. Due giorni fa dodici bambini sono rimasti uccisi sotto un bombardamento in Afghanistan. Erano a scuola, una scuola coranica in una moschea nel nord est dell'Afghanistan, nel villaggio di Hazara. Anche quei bambini erano nati quando la guerra già tuonava da un pezzo. Quando un bambino va a scuola, si sente al sicuro, protetto dagli adulti cui altri adulti lo hanno affidato. È un sentimento di fiducia che non deve essere tradito per nessuna ragione al mondo. Quelle bombe hanno spezzato dodici vite colme di futuro e hanno indicato al mondo il tragico sacrilegio della guerra che interferisce con quanto vi è di più inviolabile, segreto e intimo.

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