Il Parlamento delle religioni del mondo

“Bellissimo, ma che confusione!”
1 ottobre 2004 - Tom Michel

1. Uno schieramento impressionante

Recentemente ho partecipato al Parlamento delle religioni del mondo che si è tenuto dal 7 al 13 luglio 2004 in Spagna, a Barcellona. Si è trattato di un evento mastodontico che ha attirato tra 80.000 e 90.000 partecipanti, il cui tema principale era “Le vie della pace: la saggezza dell'ascolto, la forza dell'impegno”. Oltre 400 simposi, discussioni tra esperti, conferenze, funzioni religiose, visite a chiese, moschee e templi e rappresentazioni di danze e canti sacri hanno contribuito, nell'insieme, a creare un'incredibile varietà di temi religiosi e di approcci alla spiritualità moderna. L'atmosfera sembrava più quella di una “Sagra delle religioni” che di un seminario per studiosi. Una giovane donna ha colto bene l'atmosfera affermando: “È bellissimo, ma che confusione!”

I sikh sono riusciti a conquistarsi un enorme interesse e molta simpatia offrendo pasti gratis a tutti i partecipanti. Tenendo fede a una tradizione in uso nei loro gurdwara sin dagli albori della loro religione, oltre 300 sikh residenti nel Regno Unito hanno offerto ogni giorno a tutti i presenti un semplice ma nutriente pasto vegetariano composto da riso, dal, puri e patate al curry. Si è calcolato che nelle giornate clou del Parlamento abbiano servito fino a 10.000 pasti al giorno.

Gli argomenti di studio ufficiali erano quattro: i rifugiati, l'acqua pulita, la violenza d'ispirazione religiosa e il debito internazionale, ma i forum erano aperti a tutti coloro che avevano qualcosa da comunicare. Buddisti, musulmani e indù erano particolarmente attivi nell'organizzare sessioni su vari aspetti della loro fede e sull'approccio ai problemi moderni. Ma le “grandi” religioni tradizionali hanno dovuto dividere la scena con una vasta schiera di movimenti new-age, spiritualità non istituzionali, riti neo-pagani e tecniche di meditazione.

2. Un'opportunità persa per i cristiani?

Sono stati molti i cristiani che hanno partecipato al Parlamento, e la cosa non sorprende se si pensa che l'evento si svolgeva in Spagna, Paese a maggioranza cristiana. Ma rispetto al buddismo e all'islamismo, ad esempio, c'erano poche iniziative mirate a spiegare la fede cristiana e il modo in cui i cristiani si accostano alle questioni centrali della vita moderna, come la guerra e la pace, i diritti umani, la spiritualità nel mondo secolare e la giustizia sociale. Considerato il gran numero di cristiani nel mondo, ci si sarebbe aspettati molto di più. In generale il numero tutto sommato limitato di conferenze e di discussioni di esperti sugli elementi della fede cristiana è stato molto apprezzato dai presenti. Ho avuto occasione di partecipare, insieme a un rabbino ebreo, un professore musulmano e uno studioso indù, a una presentazione di esperti su “Il contributo di Papa Giovanni Paolo II al dialogo interreligioso”.

Personalmente ritengo che il motivo principale per cui le Chiese cristiane sono rimaste in gran parte lontane dai lavori del Parlamento è il fatto che il nostro concetto di evangelizzazione è troppo rigido e che distinguiamo in modo troppo netto l'evangelizzazione dal dialogo interreligioso. Prima del Parlamento ho avuto modo di chiedere a vari teologi e funzionari del Vaticano se avrebbero partecipato all'evento. Ho ricevuto reazioni sdegnate e anche un po' sprezzanti. Uno l'ha definito una “baldoria”, mentre un altro l'ha criticato in quanto “supermercato delle religioni”. Un terzo mi ha risposto “Non sono interessato al dialogo: dovremmo concentrarci sui proclami”. Vi sono state reazioni ancora più negative. “Non dovremmo partecipare a eventi dove la cristianità è solo una religione tra le altre”. Naturalmente i buddisti e i musulmani non la pensavano allo stesso modo. Sono invece stati ben lieti di presentare la loro fede in un'ottica favorevole, di spiegare perché credono che la loro fede risponda alle moderne esigenze delle persone e di condividere le bellezze e le ricchezze della loro tradizione spirituale. Più di 1000 persone hanno assistito a un'esibizione particolarmente emozionante dei sufi Mevlevi, i “dervisci roteanti”, seguita da una spiegazione semplice e chiara del suo significato per i musulmani. Sui marciapiedi e nei corridoi si potevano trovare monaci buddisti che insegnavano pratiche di meditazione a gruppi composti prevalentemente da giovani europei. I buddisti e i musulmani non sono scesi a compromessi con la loro dottrina, ma hanno offerto quello che ritenevano essere un percorso spirituale di grande valore per l'uomo moderno.

Oppure prendete il caso dei sikh. Non si trattava semplicemente di un pasto gratis. La vista di uomini sikh che, con grande dignità, servivano il pasto a uomini, donne e giovani, oppure di donne sikh che hanno trascorso intere giornate a cucinare enormi quantità di cibo nella tenda eretta lungo il litorale mediterraneo, oppure di giovani sikh che accoglievano tutti i visitatori con sorrisi luminosi e sinceri hanno insegnato, alla gente di tutte le religioni, qualcosa di importante sulla natura del servire senza nulla in cambio. Il servizio fatto con amore accresce la dignità di coloro che servono e, allo stesso tempo, mostra rispetto per coloro che vengono serviti.

Molte delle persone giunte per il pranzo si sono recate in visita all'adiacente gurdwara dove il Granth, il libro sacro dei sikh, veniva recitato e adattato in allegri inni punjabi. Senza alcun dubbio i partecipanti erano curiosi di imparare qualcosa di più su una religione i cui seguaci erano disposti a devolvere così tanto tempo e impegno al servizio degli altri ed erano in grado di farlo con una tale gioia e calore. Sono sicuro che quelle persone sono tornate a casa dal Parlamento con un concetto della religione sikh molto diverso da quello che avevano prima.

Mi sono ritrovato a pensare: “Noi cristiani non avremmo potuto trovare un modo adeguato per esprimere la parte migliore e più profonda della nostra fede? Non avremmo potuto unirci a questo raduno con una maggiore partecipazione, per celebrare la nostra comune umanità e il nostro impegno nei confronti dei valori religiosi?” È vero, c'erano anche dei cristiani: quelli che hanno accolto seriamente gli appelli del Concilio Vaticano II a essere parte attiva nel dialogo interreligioso. Ma i sostenitori della “missione” e dell'“evangelizzazione”, coloro che respingono il dialogo come una sorta di compromesso o di lusso spirituale, sono rimasti a casa. Non avevano niente da dire e nessun messaggio da dare. Perché non c'erano.

Ritengo che abbiamo molta strada da percorrere prima di riuscire a integrare, nel nostro comportamento comunitario, le intuizioni del Concilio Vaticano II. Nel decreto “La Chiesa e il mondo moderno” i vescovi affermano: “Rivolgiamo anche il nostro pensiero a tutti coloro che credono in Dio e che conservano nelle loro tradizioni preziosi elementi religiosi e umani, augurandoci che un dialogo fiducioso possa condurre tutti noi ad accettare con fedeltà gli impulsi dello Spirito e portarli a compimento con alacrità. Per quanto ci riguarda, il desiderio di stabilire un dialogo che sia ispirato dal solo amore della verità e condotto con l'opportuna prudenza, non esclude nessuno: né coloro che hanno il culto di alti valori umani, benché non ne riconoscano ancora la sorgente, né coloro che si oppongono alla Chiesa e la perseguitano in diverse maniere”. (Gaudium et Spes, 92).

Non mi restano che due considerazioni ironiche: 1) riusciamo meglio nella nostra opera di evangelizzazione quando non ci applichiamo consapevolmente, e 2) ai nostri giorni, i più efficaci rappresentanti della fede cristiana sono proprio coloro che si impegnano nel dialogo interreligioso.

Note

Traduzione a cura di Giuliana Grisendi e Francesco Verde, Traduttori per la pace

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