MUSICA

Una vita contro le mode

Un ricordo di Pierangelo Bertoli, artista tra impegno e poesia.
Vincenzo Dell'Olio

A MUSO DURO
E adesso che farò, non so che dire e ho freddo come quando stavo solo ho sempre scritto i versi con la penna non ordini precisi di lavoro. Ho sempre odiato i porci e i ruffiani e quelli che rubavano un salario i falsi che si fanno una carriera con certe prestazioni fuori orario Canterò le mie canzoni per la strada e affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro. Ho speso quattro secoli di vita e ho fatto mille viaggi nei deserti perché volevo dire ciò che penso volevo andare avanti a occhi aperti adesso dovrei fare le canzoni con i dosaggi esatti degli esperti magari poi vestirmi come un fesso per fare il deficiente nei concerti. Canterò le mie canzoni per la strada e affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro. Non so se sono stato mai poeta e non mi importa niente di saperlo riempirò i bicchieri del mio vino non so com’è però vi invito a berlo e le masturbazioni celebrali le lascio a chi è maturo al punto giusto le mie canzoni voglio raccontarle a chi sa masturbarsi per il gusto. Canterò le mie canzoni per la strada e affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro. E non so se avrò gli amici a farmi il coro o se avrò soltanto volti sconosciuti canterò le mie canzoni a tutti loro e alla fine della strada potrò dire che i miei giorni li ho vissuti
EPPURE SOFFIA
E l’acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi La chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi Uccelli che volano a stento malati di morte. E il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte Un’isola intera ha trovato nel mare una tomba Il falso progresso ha voluto provare una bomba Poi pioggia che toglie la sete alla terra che è viva Invece porta alla morte perché è radioattiva Eppure il vento soffia ancora Spruzza l’acqua alle navi sulla prora E sussurra canzoni tra le foglie Bacia i fiori, li bacia e non li coglie Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale e ha dato il putrido segno all’istinto bestiale ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario E tutta la terra si è avvolta di un nero sudario e presto la chiave nascosta di nuovi segreti così copriranno di fango persino i pianeti vorranno inquinare le stelle, la guerra tra i soli crimini contro la vita li chiamano errori Eppure il vento soffia ancora Spruzza l’acqua alle navi sulla prora E sussurra canzoni tra le foglie Bacia i fiori, li bacia e non li coglie Eppure sfiora le campagne Accarezza sui fianchi le montagne E scompiglia le donne tra i capelli Corre a gara in volo con gli uccelli Eppure il vento soffia ancora
L’anno che è passato ha portato via con sé un’altra pagina di quella musica che di volta in volta stiamo raccontando. Il 5 ottobre 2002 è, infatti, scomparso Pierangelo Bertoli, cantautore emiliano di sessant’anni. Di certo un motivo triste per ricordarsi di lui, ma anche l’occasione per celebrare un personaggio dalla produzione tanto impegnata quanto poetica. Raggiunse il grande pubblico con il successo sanremese Spunta la luna dal monte del ‘91, in cui, con il gruppo sardo dei Tazenda, rifletteva su emarginazione ed ecologia. E proprio il tema ecologico fu alla base della sua prima uscita discografica, era il ‘76 e il pezzo s’intitolava Eppure soffia e denunciava gli interessi economici alla base del degrado ambientale e la forza tenace della natura. Le rime ispirate e il ritmo incalzante ricordano una pietra miliare del genere “impegnato” come Dio è morto di Guccini e rappresentano un esordio oltre le previsioni per un periodo che cominciava a mostrare la voglia di superficialità del futuro decennio. Eppure, contro ogni regola di mercato e qualsiasi riscontro di massa, Bertoli continuò per la sua strada. Lo fece seduto alla sedia a rotelle a cui l’aveva costretto la poliomielite e, soprattutto, lo fece a Muso duro come recita un altro dei suoi brani, probabilmente il più bello e rappresentativo, scritto nel ‘79. Degli anni ottanta sono: Pescatore, il celebre duetto con l’allora esordiente Fiorella Mannoia e Certi momenti, un’altra splendida e accorata interpretazione. Poco prima della sua morte è uscito Trecentouno guerre fa, un album che oltre a segnarne il ritorno sul mercato discografico dopo quattro anni ribadisce il peso della sua voce in un momento in cui certe parole rischiano di inflazionare le idee che rappresentano. Resterà, Bertoli, per il suo deciso essere contro le mode. È stato portavoce della protesta quando non era più una tendenza. Ha difeso l’autenticità della sua arte pagandone le conseguenze. Probabilmente è il momento di restituire i meriti alle sue canzoni.

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