Viaggio dentro il “Movimento”
Per guardare più da vicino il “movimento dei movimenti” abbiamo incontrato Vittorio Agnoletto, rappresentante italiano nel Consiglio del Forum Sociale Mondiale, e altre persone che per sensibilità o vicinanza hanno imparato a frequentare la galassia dei No/New global. “Il movimento dei movimenti in Europa si è rivelato una presenza estremamente forte e significativa, tanto più che nell’ultimo anno ha compiuto un salto: la capacità di legare la lotta per la pace a quella contro il neoliberismo. Questo non era assolutamente un fatto scontato. Non tutti sanno che al termine del Forum Sociale di Porto Alegre 2001 si è faticato non poco a far inserire la vicenda della guerra nel documento conclusivo. Per questo dico che si tratta di un salto di qualità non indifferente, in cui ha avuto un ruolo di primo piano proprio la componente italiana che aveva maturato quest’idea sin dalla vicenda dei Balcani” .
Una lobby per la pace? Cosa dire di questa presenza allora, tutto bene? “No – urla Alex Zanotelli – macché bene. Sono stato a Bruxelles nel mese di gennaio per comprendere da vicino il funzionamento delle istituzioni europee e mi sono reso conto che come movimenti non riusciamo ancora ad avere un peso determinante a livello di Unione Europea. La nostra pressione sui deputati è quasi nulla. La stessa lobby delle Organizzazioni Non Governative non è in grado di influire sulle politiche comunitarie, nonostante possa contare sulla presenza di alcuni istituti missionari che da tempo hanno maturato l’importanza di ‘evangelizzare o umanizzare’ l’Unione Europea”. Un bilancio negativo, pertanto, rispetto alla frontiera istituzionale dell’Europa? “Sì, risponde ancora Alex, ma solo perché non abbiamo ancora una conoscenza precisa del funzionamento dell’UE e non siamo sufficientemente organizzati per un vero e proprio lavoro di lobby. È amaro constatare che proprio questa specifica attenzione farebbe meglio cogliere i risultati degli sforzi che tanta parte della società civile va facendo. Nonostante tutto – conclude – penso che non tarderemo a organizzarci” . Movimento europeo, pertanto, non è solo piazza e protesta, ma anche ricerca e studio attento di alcuni fenomeni collegati direttamente alle macrotematiche di pace e sviluppo, promozione e diffusione di stili di vita alternativi a quelli del mercato e del consumo, disarmo in tutte le sue articolazioni (intermedia zioni, commercio, spesa militare, nucleare, traffico, armi leggere). A proposito di quest’area specifica abbiamo rivolto qualche domanda a Emilio Emmolo di Amnesty International esperto di legislazione europea sul disarmo: “Da alcuni anni in Europa si è riusciti a dare vita a una coalizione per il controllo del commercio di armamenti. Composta da alcune delle più importanti organizzazioni europee che lavorano sui temi della pace e dei diritti umani (ricordo Amnesty, Pax Christi, la Lega per i Diritti dell’uomo, Medici senza frontiere), lo scorso gennaio la coalizione ha lanciato una Campagna europea per una regolamentazione efficace del controllo dei trasferimenti di armi”. Prevenire conflitti Ma non è la sola attività che vede diversi soggetti europei insieme su un’azione diretta al controllo del commercio di materiale bellico. “Infatti, prosegue Emmolo, il movimento da tempo ha compreso quanto sia importante evidenziare la responsabilità degli Stati che violano i diritti umani consentendo il trasferimento d’armi verso alcuni Paesi o zone del mondo interessate da conflitti o





