FINANZA ETICA

Più tasse per tutti

Tasse globali per salvare il pianeta. Per combattere l’evasione.
Per lottare contro le povertà.
Andrea Baranes (Campagna per la Riforma della Banca Mondiale)

Il dibattito riguardante le tasse globali e su come finanziare la giustizia sociale a livello internazionale negli ultimi anni si è sviluppato rapidamente. Il mondo si trova oggi a sostenere delle sfide numerose e difficili, dai cambiamenti climatici alla povertà, dalla lotta alle grandi pandemie alle crisi economiche, che riguardano l’intera umanità, e che nessun singolo Paese sembra in grado di potere affrontare e risolvere autonomamente.
Se la globalizzazione ha portato enormi vantaggi ad alcuni, le conseguenze sociali e ambientali negative di tali processi sono però sotto gli occhi di tutti. Spesso sono proprio i miliardi di donne e di uomini esclusi da questi stessi processi a pagarne le conseguenze maggiori, come avviene, solo per fare un esempio, nel caso della desertificazione legata all’inquinamento e all’effetto serra, che colpisce soprattutto i contadini delle zone più povere del pianeta.

Tasse per tutti
Da questa considerazione nasce l’idea di mettere a punto strumenti che siano in grado di ridistribuire le risorse su scala globale, ovvero di chiedere ai grandi vincitori della globalizzazione di versare una parte dei profitti realizzati a chi ne è stato escluso. Questi meccanismi si possono attuare tramite l’applicazione di tasse globali.
Nel dettaglio, gli strumenti sui quali è possibile ragionare sono molteplici. La tassa più celebre e discussa è probabilmente la Tobin Tax, una misura per tassare le speculazioni sui mercati finanziari che deve il proprio nome al premio Nobel per l’economia James Tobin, che ne ha proposto per primo il meccanismo. Un’altra categoria di imposte globali è legata ai problemi ambientali: tasse sulle emissioni di CO2 , sui biglietti o sulle rotte aeree, Logo campagna sui trasporti in generale. Altre misure allo studio prevedono una tassazione dei profitti delle multinazionali, o un’imposta sul segreto bancario e i conti situati nei paradisi fiscali, o altre ancora.
Queste misure sono pensate da un lato per raccogliere risorse da destinare ai più poveri o alla tutela dell’ambiente, dall’altra per regolamentare e combattere alcuni importanti problemi del pianeta. Così, per esempio, una tassa sulle emissioni di CO2 potrebbe avere lo scopo di incentivare la ricerca e l’utilizzo di motori più efficienti o di forme di trasporto meno inquinanti, favorendo il trasporto via nave o su rotaia rispetto a quelli aereo o su gomma, che, consumando più carburante, dovrebbero pagare tasse più alte. Analogamente, una tassa sulle speculazioni valutarie e sui mercati finanziari permetterebbe di combattere efficacemente un fenomeno che ha effetti deleteri sulle economie nazionali, senza penalizzare gli investimenti e gli scambi destinati a scopi produttivi o commerciali.

Lotta all’evasione
Un altro effetto molto positivo delle tasse globali potrebbe consistere in un importante contributo alla lotta all’evasione fiscale. Le imprese transnazionali hanno messo a punto dei meccanismi, il più noto dei quali è il trasferimento della propria sede nei cosiddetti paradisi fiscali che permettono loro di pagare sempre meno tasse. Questo significa sottrarre enormi risorse in primo luogo ai Paesi poveri che ne avrebbero più bisogno, e indirettamente scaricare sempre di più la pressione fiscale sui singoli cittadini e sui lavoratori.
Anche nei nostri Paesi “ricchi” stiamo assistendo a questo fenomeno, con un incremento continuo della pressione fiscale sui cittadini e sulle piccole imprese, e una diminuzione per le grandi banche e le grandi aziende che sono continuamente alla ricerca di nazioni con condizioni fiscali più favorevoli, innescando una vera e propria “competizione fiscale” al ribasso tra Paesi.
Questo discorso si lega alla necessità di una riforma dei sistemi fiscali nazionali e dell’avvio di un percorso culturale riguardante l’importanza e il ruolo potenziale dei sistemi di tassazione. L’ideologia neoliberista vede oggi nel libero mercato l’unico strumento di regolazione dell’economia, e chiede agli Stati, in tutti gli ambiti, un intervento sempre più limitato e defilato e una continua diminuzione delle tasse, con pesanti conseguenze per lo stato sociale e il welfare pubblico. Appare necessario ribaltare con urgenza l’attuale approccio, per riaffermare il ruolo di ridistribuzione e di giustizia sociale alla base dei sistemi fiscali.

Lotta alle povertà
Le risorse raccolte con l’applicazione delle tasse globali, come accennato in precedenza, dovrebbero essere destinate al finanziamento della lotta alla povertà, alle grandi malattie che affliggono il pianeta, alla tutela dell’ambiente. Più in generale, quindi, le tasse dovrebbero servire alla tutela e alla rigenerazione dei beni pubblici globali, intesi come quei beni che devono essere considerati un patrimonio comune del pianeta, da preservare per le prossime generazioni e da sottrarre alle logiche pure di mercato. Beni, di cui i più poveri, nel Sud come anche nel Nord del pianeta, oggi hanno difficoltà a fruire.
Nel 2000 le Nazioni Unite hanno lanciato gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, che puntano a raggiungere entro il 2015 alcuni obiettivi quali la lotta alla povertà o alla mortalità infantile o il raggiungimento dell’istruzione primaria per tutte le bambine e i bambini del mondo. Secondo

Alcuni dati
• Secondo l’OCSE, il totale della cooperazione allo sviluppo fornita dai Paesi ricchi al Sud del mondo è stato nel 2004 di poco meno di 80 miliardi di dollari.
• Alex Cobham, dell’Università di Oxford, ha pubblicato una ricerca secondo la quale i Paesi in via di sviluppo perdono ogni anno 385 miliardi di dollari a causa dell’evasione e dell’elusione fiscale.
• Secondo la Banca Mondiale, per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell’ONU sarebbero necessari dai 40 ai 60 miliardi di dollari addizionali ogni anno fino al 2015.
• La sola compravendita di valute sui mercati finanziari ammonta a circa 1.500 miliardi di dollari al giorno. Un’imposta del tipo Tobin Tax con un tasso anche solo dello 0,1% su queste operazioni permetterebbe di raccogliere una cifra stimata intorno ai 100 miliardi di dollari all’anno.
gli studi più recenti, questi obiettivi non saranno raggiunti se non si trovano risorse economiche addizionali. Le tasse globali potrebbero rappresentare proprio lo strumento giusto anche per il conseguimento di questi obiettivi. Tutto ciò a patto che le tasse vengano considerate unicamente come degli strumenti addizionali rispetto a quanto versano oggi i Paesi ricchi, o dovrebbero versare, per la cooperazione internazionale e l’aiuto allo sviluppo, e non come una scusa per diminuire il già scarso impegno su questi temi, nettamente inferiore alla promessa fatta anni fa e mai realizzata, tranne poche eccezioni, di destinare lo 0,7% del PIL alla cooperazione internazionale.

Verso una riforma
Per applicare concretamente questi strumenti, è però necessaria e urgente una riforma delle istituzioni e della governance internazionali e la creazione di strutture adatte alla definizione delle tasse, alla loro raccolta, alla gestione delle risorse e al loro utilizzo. Questo aspetto si lega alla necessità di dotare le istituzioni internazionali, in primo luogo il sistema delle Nazioni Unite, delle strutture e delle competenze necessarie per fare fronte alle sfide poste dalla globalizzazione. Quindi è indispensabile ripensare il ruolo dello Stato-Nazione, messo in crisi dalla globalizzazione, secondo una logica di sussidiarietà e complementarietà rispetto alle funzioni allocate nella sfera globale.
Al momento attuale, le maggiori difficoltà sulla strada di una concreta introduzione di questi strumenti non sono di natura tecnica o pratica, quanto politica, ovvero nella resistenza delle èlite economiche, finanziarie e commerciali a qualunque ipotesi di tassazione e nel peso che questi attori hanno nell’influenzare le decisioni a livello di singoli Paesi e sullo scenario internazionale.
Da un altro punto di vista il momento sembra però favorevole. Da un lato, le conseguenze sociali, ambientali e sui diritti umani della globalizzazione e il fallimento del neoliberismo sono ormai sotto gli occhi di tutti. Dall’altra negli ultimi tempi alcuni governi sembrano muovere i primi passi nella giusta direzione, seppure ancora timidamente. A febbraio del 2006 il Presidente francese Chirac ha convocato una conferenza a Parigi e, alla presenza di delegazioni governative di quasi cento Paesi, ha proposto un “contributo di solidarietà” di alcuni euro da applicare sui biglietti aerei, per finanziare in particolare l’acquisto di medicinali contro l’AIDS, la malaria e la tubercolosi nei Paesi del Sud. Una misura che appare ancora lontana dall’idea di tasse globali e che non ne ha sicuramente le potenzialità in termini di ridistribuzione e regolamentazione, ma che rappresenta comunque un’idea incoraggiante per portare al centro del dibattito internazionale questa questione.
In conclusione, le tasse globali appaiono come i migliori strumenti ai quali pensare per cercare di indirizzare e regolamentare i processi economici, commerciali e finanziari e per restituire forza all’idea di una democrazia internazionale e di una cooperazione tra i popoli. La necessità di una ridistribuzione verso i più poveri e svantaggiati dei benefici della globalizzazione e la lotta ai suoi effetti più negativi sono sempre più necessarie e improrogabili. Le tasse globali rappresentano misure concrete e attuabili per andare in questa direzione. Se la strada per una loro concreta applicazione appare ancora lunga e decisamente in salita, a maggior ragione è fondamentale unire le forze per chiedere maggiore giustizia ed eguaglianza a livello internazionale.

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