Più tasse per tutti
Il dibattito riguardante le tasse globali e su come finanziare la giustizia sociale a livello internazionale negli ultimi anni si è sviluppato rapidamente. Il mondo si trova oggi a sostenere delle sfide numerose e difficili, dai cambiamenti climatici alla povertà, dalla lotta alle grandi pandemie alle crisi economiche, che riguardano l’intera umanità, e che nessun singolo Paese sembra in grado di potere affrontare e risolvere autonomamente. Se la globalizzazione ha portato enormi vantaggi ad alcuni, le conseguenze sociali e ambientali negative di tali processi sono però sotto gli occhi di tutti. Spesso sono proprio i miliardi di donne e di uomini esclusi da questi stessi processi a pagarne le conseguenze maggiori, come avviene, solo per fare un esempio, nel caso della desertificazione legata all’inquinamento e all’effetto serra, che colpisce soprattutto i contadini delle zone più povere del pianeta. Tasse per tutti Da questa considerazione nasce l’idea di mettere a punto strumenti che siano in grado di ridistribuire le risorse su scala globale, ovvero di chiedere ai grandi vincitori della globalizzazione di versare una parte dei profitti realizzati a chi ne è stato escluso. Questi meccanismi si possono attuare tramite l’applicazione di tasse globali. Nel dettaglio, gli strumenti sui quali è possibile ragionare sono molteplici. La tassa più celebre e discussa è probabilmente la Tobin Tax, una misura per tassare le speculazioni sui mercati finanziari che deve il proprio nome al premio Nobel per l’economia James Tobin, che ne ha proposto per primo il meccanismo. Un’altra categoria di imposte globali è legata ai problemi ambientali: tasse sulle emissioni di CO2 , sui biglietti o sulle rotte aeree,
sui trasporti in generale. Altre misure allo studio prevedono una tassazione dei profitti delle multinazionali, o un’imposta sul segreto bancario e i conti situati nei paradisi fiscali, o altre ancora. Queste misure sono pensate da un lato per raccogliere risorse da destinare ai più poveri o alla tutela dell’ambiente, dall’altra per regolamentare e combattere alcuni importanti problemi del pianeta. Così, per esempio, una tassa sulle emissioni di CO2 potrebbe avere lo scopo di incentivare la ricerca e l’utilizzo di motori più efficienti o di forme di trasporto meno inquinanti, favorendo il trasporto via nave o su rotaia rispetto a quelli aereo o su gomma, che, consumando più carburante, dovrebbero pagare tasse più alte. Analogamente, una tassa sulle speculazioni valutarie e sui mercati finanziari permetterebbe di combattere efficacemente un fenomeno che ha effetti deleteri sulle economie nazionali, senza penalizzare gli investimenti e gli scambi destinati a scopi produttivi o commerciali. Lotta all’evasione Un altro effetto molto positivo delle tasse globali potrebbe consistere in un importante contributo alla lotta all’evasione fiscale. Le imprese transnazionali hanno messo a punto dei meccanismi, il più noto dei quali è il trasferimento della propria sede nei cosiddetti paradisi fiscali che permettono loro di pagare sempre meno tasse. Questo significa sottrarre enormi risorse in primo luogo ai Paesi poveri che ne avrebbero più bisogno, e indirettamente scaricare sempre di più la pressione fiscale sui singoli cittadini e sui lavoratori. Anche nei nostri Paesi “ricchi” stiamo assistendo a questo fenomeno, con un incremento continuo della pressione fiscale sui cittadini e sulle piccole imprese, e una diminuzione per le grandi banche e le grandi aziende che sono continuamente alla ricerca di nazioni con condizioni fiscali più favorevoli, innescando una vera e propria “competizione fiscale” al ribasso tra Paesi. Questo discorso si lega alla necessità di una riforma dei sistemi fiscali nazionali e dell’avvio di un percorso culturale riguardante l’importanza e il ruolo potenziale dei sistemi di tassazione. L’ideologia neoliberista vede oggi nel libero mercato l’unico strumento di regolazione dell’economia, e chiede agli Stati, in tutti gli ambiti, un intervento sempre più limitato e defilato e una continua diminuzione delle tasse, con pesanti conseguenze per lo stato sociale e il welfare pubblico. Appare necessario ribaltare con urgenza l’attuale approccio, per riaffermare il ruolo di ridistribuzione e di giustizia sociale alla base dei sistemi fiscali. Lotta alle povertà Le risorse raccolte con l’applicazione delle tasse globali, come accennato in precedenza, dovrebbero essere destinate al finanziamento della lotta alla povertà, alle grandi malattie che affliggono il pianeta, alla tutela dell’ambiente. Più in generale, quindi, le tasse dovrebbero servire alla tutela e alla rigenerazione dei beni pubblici globali, intesi come quei beni che devono essere considerati un patrimonio comune del pianeta, da preservare per le prossime generazioni e da sottrarre alle logiche pure di mercato. Beni, di cui i più poveri, nel Sud come anche nel Nord del pianeta, oggi hanno difficoltà a fruire. Nel 2000 le Nazioni Unite hanno lanciato gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, che puntano a raggiungere entro il 2015 alcuni obiettivi quali la lotta alla povertà o alla mortalità infantile o il raggiungimento dell’istruzione primaria per tutte le bambine e i bambini del mondo. Secondo





