EDITORIALE

Car-issima missione

Alex Zanotelli

L’azione in Libano ci costa cara, carissima! Solo per le prime due settimane il costo della portaerei Garibaldi al varco delle coste libanesi è di oltre un milione e mezzo di euro. Il suo costo mensile di esercizio si aggira intorno ai 3 milioni di euro, equivalente a qualcosa come 6 miliardi di vecchie lire italiane al mese. Nel solo periodo di settembre-ottobre, per la missione in Libano, si è preventivata una spesa di circa 52 milioni di euro. Le voci maggiori saranno per il personale: 295 ufficiali, 1250 sottufficiali che beneficeranno di 9250 euro oltre al loro salario mensile pari a circa 2900 euro. Ci auguriamo che queste somme non penalizzino la cooperazione, già troppo “punita” nelle ultime finanziarie né pesino sul welfare. Nella finanziaria 2006 si prevedono tagli di oltre 152 milioni di euro. La spesa militare italiana è già al settimo posto mondiale con oltre 27 miliardi di euro. È necessario che l’Italia dopo la triste pausa del governo Berlusconi in cui sono proliferati i trattati di cooperazione militare, ritrovi la propria vocazione di mediatrice nonviolenta e di volano di dialogo. Ricordo, infatti, che lo scorso anno il governo Berlusconi ha stipulato un trattato che prevede una stretta cooperazione tra il nostro Paese e Israele nel settore militare e della sicurezza: chiediamo che tale trattato sia immediatamente sospeso. Altrimenti che missione di pace è la nostra in Libano? Chiediamo anche la sospensione degli accordi commerciali in corso tra l’Italia, il Libano, la Siria e l’Egitto, riguardanti l’export di materiale bellico. Così come chiediamo la sospensione totale della vendita di armi italiane a tutti i Paesi del Medioriente. Il governo Prodi deve restituirci la legge 185 del 1990 così come appariva prima dei cambiamenti apportati ad essa dal governo Berlusconi. Si tratta della legge ottenuta da una forte mobilitazione della società civile che prevede una vigilanza democratica e partecipata sul trasferimento di armi italiane all’estero, evitando di vendere armi a Paesi che non rispettano i diritti umani, a quelli che hanno un conflitto in corso, a quei governi che spendono in armi una quota maggiore che in spese sociali (sanità, istruzione, previdenza...). In questo senso riteniamo che gli accordi militari cui abbiamo accennato violino gravemente la legislazione vigente nel nostro Paese!
Tutti auspichiamo l’utilizzo di forze civili in azioni di mediazione (e soprattutto di prevenzione) di conflitti tra Stati. Esistono persone preparate al peacekeeping, persone diverse dai militari. Persone preparate a “fare la pace” senza stellette e soprattutto... senza armi. Esistono i Corpi Civili di Pace. La Carta dell’ONU prevede la costituzione di forze di Polizia Internazionale (articoli 42 e 43). Chiediamo pertanto la piena applicazione di queste norme! Abbiamo ragioni storiche concrete per credere che la mancata attuazione di quegli articoli sia dovuta al veto e alle politiche unilateraliste opposte dai governi più forti del mondo. Aspettiamo il giorno in cui l’ONU sia libera da ricatti senza via d’uscita. Un’ONU non più vittima del potere tiranno dei forti e del loro veto imposto alle decisioni comuni. Chiediamo che le missioni militari non finiscano sotto il comando della NATO e che siano governate, in toto, da organismi super partes che, come l’ONU, siano ispirati alla pace. L’esempio afghano è ancora sotto gli occhi di tutti!
Un’ultima considerazione sulla missione libanese. Nessuno la usi strumentalmente per tentare di occultare il drammatico problema palestinese che, al contrario, meriterebbe di essere posto al centro dell’attenzione internazionale. Perché non si prevede una forza internazionale di interposizione tra Israele e Palestina, così come è stato solertemente scelto di fare nei confini tra Israele e Libano? È certo che va accolto l’invito di Teheran perché necessita una conferenza generale sull’assetto dell’intero Medioriente. L’Italia che guida la missione in Libano ha il dovere di guidare e curare la convocazione di questa conferenza internazionale, altrimenti continueremo a giocare ai soldatini.

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