CHIAVE D'ACCESSO

E-campaigning: mobilitarsi in rete

Alessandro Marescotti

Internet ha sostituito ciò che una volta era il potere dei responsabili di organizzazione dei partiti. Quando parliamo di Internet non parliamo solo di reti di computer ma soprattutto di reti di persone.
L’organizzazione con Internet è diventata una progettazione scientifica studiata a tavolino, concordata nei minimi dettagli con altre persone, verificata nei suoi errori di funzionamento. L’organizzazione viene “implementata” e prende le forme di un “software” capace di far comunicare non solo le macchine ma le persone. Le informazioni sono organizzazione. Chi informa organizza e chi organizza informa. L’organizzazione è diventata anche addestramento e l’addestramento è diventato informazione. Vi è qualcosa che fa pensare all’addestramento “militare” in tutto ciò, forse.
Ma non era questo lo spirito della Difesa Popolare Nonviolenta, ossia di una rete di persone molto efficiente e organizzata che sapesse compiere azioni civili efficaci e alternative alla guerra? Un sito come quello di PeaceLink ha raggiunto oltre 20 mila utenti il giorno dello scoppio della guerra in Iraq, un numero di contatti che nell’epoca del ciclostile era pensabile solo per un organo di stampa nazionale. E ha approntato una serie di software (ossia di programmi per la gestione dell’interazione con gli utenti) che hanno consentito forme di partecipazione attiva. Migliaia di persone si sono iscritte ai database dei volontari antiguerra e di coloro che avevano esposto le bandiere della pace dai loro balconi.
Chi ha inserito i dati ha potuto rendere noto il suo email nella provincia di appartenenza e ha avuto le informazioni per contattare per posta elettronica altri appartenenti al database, che è diventato così un villaggio globale. Un sistema di invio automatico a tutti gli iscritti ai database ha consentito un rapido contatto con quindicimila persone.
La banca dati “Tutti giù per terra” (http://italy.peacelink.org/tuttigiuperterra) ha consentito a tutti di inserire delle proposte antiguerra: ognuno poteva leggere quelle degli altri e votarle. Ne è uscita una hit parade delle proposte pacifiste, frutto di un “laboratorio sociale” di ideazione, proposta e discussione delle tecniche nonviolente più efficaci da adottare.
Un altro esperimento di “intelligenza collettiva” è stato “Mediawatch” (http://italy2.peacelink. org/mediawatch), una bacheca telematica in cui ognuno poteva segnalare e commentare le “menzogne di guerra”. A ciò si aggiunga il ruolo svolto dalle mailing list, ossia dalle “conferenze telematiche” via posta elettronica. Tutto ciò, sperimentato non solo da PeaceLink ma anche dalle altre realtà innovative dell’informazione sociale. Ad esempio la Rete Lilliput ha messo a punto un database dei parlamentari e un sistema di invio automatico e mirato di e-mail ai deputati e senatori della propria zona, una modalità di comunicazione Internet ampiamente sfruttata per spiegare ai parlamentari che stavano adottando una legge che peggiorava una buona normativa italiana per rendere trasparente il commercio delle armi (la legge 185/90).
In questa sperimentazione l’organizzazione diventa software e l’organizzazione svolge un ruolo vitale nell’efficacia delle campagne. All’unidirezionalità di campagne di vertice si è potuta così sperimentare la logica del feed-back, del dialogo, dell’interattività della risposta e dell’iniziativa comune.
Tutto questo si può definire “comunità virtuale” finalizzata all’e-campaigning.

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