GENNAIO 2007

Impreparati alla morte

A cura di Carla Pessina

Forse mai come in questo momento si è discusso del valore della vita e in particolare del valore del “fine vita”. Le discussioni sono particolarmente accese sui temi riguardanti l’accanimento terapeutico e l’eutanasia; il diritto del paziente a chiedere la sospensione delle terapie e il diritto di legislatori, opinionisti, medici familiari e opinione pubblica a opporsi alla medesima richiesta.
L’idea comune è quella di dare delle risposte. Risposte a questioni poste in momenti particolari e difficili da parte di persone sottoposte a grande sofferenza. Le risposte sono poi tipiche di chi in quella circostanza è “altro” rispetto al paziente, ma vive inevitabilmente il momento, mettendo in campo le proprie paure, angosce e qualche volta sensi di colpa, per un “destino avverso” che deve essere in ogni modo contrastato.
Oggi, l’incremento della conoscenza medica e una tecnologia sempre più sofisticata tendono a modificare i confini della malattia e di conseguenza la possibilità di cura. Così quando siamo chiamati direttamente – o indirettamente, perché vicini a un familiare o a un amico – a prendere coscienza di una malattia e di una possibile morte ci scopriamo sempre più impreparati.
Poiché il progresso, la ricerca medica, il benessere hanno allontanato nel tempo il momento del passaggio, la reazione nella società è tendenzialmente di rifiuto. La morte è spesso considerata la fine di tutto ciò che la persona è stata, mentre la salvaguardia della sua integrità fisica è divenuta l’emblema della vita stessa, portandoci troppo spesso a dimenticare che le persone sono anche spirito, sentimento e sofferenza.
Di conseguenza si avverte sempre più il bisogno di recuperare un po’ di silenzio, riempiendolo eventualmente di una delicata attenzione agli altri che permette a ciascuno (senza perdersi in integralismi etici o religiosi) di cogliere e accettare il limite: il limite della vita, della sofferenza e della cura, non come sconfitta della vita o della scienza, ma – rispettando la dignità di tutti – come fine di un cammino.
Questo dossier non ha certo la pretesa di rispondere alle problematiche sollevate dal caso del momento, ma vuole sollecitare delle riflessioni – con l’aiuto di medici, psicologi e teologi – su tematiche che spesso tendiamo a rimandare ad altri momenti della nostra vita.

Sommario:

La morte contrastata
Un medico rianimatore in un reparto di terapia intensiva
lì dove la vita non ha più limite e la macchina è l’ultima ancora.
Carla Pessina

La dignità del morire
La morte da “evento” naturale si è trasformata, nel mondo occidentale,
in un “processo” gestito dalla medicina.
Davide Mazzon

Una morte da vivere
Lo scopo primo della cura è rendere meno gravoso il tempo che rimane
rispettando la dignità umana.
Alberto Maria Comazzi

Quel dolore idolatrico
Un’esistenza mantenuta in uno stato vegetativo non può essere
che un insulto alla vita. Intervista a Gabriella Caramore.
Intervista a cura di Carla Pessina

Tra scienza e coscienza
Il rifiuto della morte, la coscienza del limite,
i tempi del vivere e il diritto a morire bene:
un viaggio tra scienza e coscienza,
a colloquio con il teologo Giannino Piana.
Intervista a cura di Rosa Siciliano
- testo integrale -

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