CULTURA

La voce dell'altra America

Michael Moore: prima un documentario, ora un libro, Stupid White Men.
Per raccontarci dal suo punto di vista gli Stati Uniti.
Andrea Bigalli

Se a qualcuno, nella schiera di coloro che ritengono che la seconda guerra del Golfo non sia da ascriversi solo alle responsabilità di Saddam Hussein, occorrono argomenti per capire perché era vitale per George W. Bush scatenare un altro dei conflitti di famiglia (la sua), può fare due cose. Andare al cinema a vedersi il documentario che ha vinto il premio Oscar 2003 – una volta tanto mai così ben assegnato – Bowling a Colombine, sulla libera vendita delle armi da fuoco negli USA, e fare un salto in libreria per comprare Stupid White Men.
Film e libro sono dello stesso autore, Michael Moore, e sono entrambi drammaticamente divertenti, anche se a tratti la voglia di sorridere impallidisce. Nel raccontare i retroscena dell’elezione (fasulla) di Bush alle presidenziali del 2000, Moore, un impertinente autore già noto per cattivissimi programmi televisivi e documentari (era suo il bellissimo Roger and me del 1989 sui licenziamenti di massa alla GM), dice la sua su una società che si sta sempre più strutturando sulla menzogna, l’incuria ambientale, una raffinata e feroce guerra dei ricchi contro i poveri (e – quindi – le minoranze razziali, di genere, culturali), il tutto all’insegna di una forsennata corsa al profitto più alto che si possa realizzare, costi quel che costi. Il problema è che questo costo finale potrebbe essere l’estinzione dell’homo sapiens e la distruzione di ogni ecosistema…
Su questo scenario brilla la micidiale connivenza della classe partitica con le peggiori politiche sociali e ambientali delle grandi industrie: non diventa allora difficile capire come un uomo a dir poco mediocre come George Bush sia riuscito ad arrivare al governo della maggior potenza economica del mondo. Coloro che detengono il controllo dei meccanismi economico finanziari sono sempre più potenti, non possono certo farsi controllare dalla dimensione politica. Con Bush sono arrivati al governo uomini e donne delle grandi aziende, personaggi che di politico hanno ben poco, inaugurando una stagione storica i cui presupposti non consolano e le cui dinamiche potrebbero condurci Dio sa dove… Moore non risparmia neanche il Partito Democratico: che Clinton appaia – al paragone – statista di rilievo non significa che la sua amministrazione abbia brillato per attenzione al sociale o allo sviluppo sostenibile.
La conseguenza di tutto ciò è un quadro generale di sottosviluppo e di guerra: questa affermazione non risparmia gli stessi Stati Uniti, con il rilevante problema di una cospicua fascia di poveri (molti dei quali con problemi alimentari: cittadini statunitensi che non hanno denaro per mangiare…) e dati impressionanti circa il livello culturale medio: 44 milioni di analfabeti funzionali, con una media di lettura annua di 99 ore contro le 1460 passate a guardare la TV.
Se le linee dell’amministrazione Bush in politica sociale vengono messe in rapporto con l’azione dell’attuale governo italiano, le occasioni di paragone diventano talvolta giustapposizioni. Se in Italia ci fosse una questione etnica del tipo statunitense anche qui da noi assisteremmo a una marginalizzazione delle minoranze etniche, sia sul piano economico che sul piano delle opportunità culturali. Si cita il dato riflettendo sulla crescita del numero di cittadini stranieri in Italia, nella prospettiva certa che saremmo anche noi parte di una società multietnica. Il bello è che, appurata, dati alla mano, la pericolosità sociale dei bianchi, sono i neri a essere indicati come il fattore turbativo della società nordamericana.
Chi controlla gli strumenti mediatici è abilissimo nel generare conflitti, non solo quelli internazionali. Anzi. Il dato più rilevante di questo libro (e di Bowling a Columbine) risiede nell’analisi del come incrementare, fino al crearne, gli elementi del conflitto sociale sia funzionale al sistema economico generale. Questo si sapeva già, Micheal Moore lo dice molto bene.
I dati riportati sono estremamente dettagliati, lo stile assai brillante. Libro (e film) altamente istruttivi, anche se leggere e vedere sarà sicuramente doloroso. Si ride tra le lacrime (o viceversa).
P.S. In Italia questo libro è pubblicato dal locale Stupid White Man o meglio, da una delle sue case editrici (sono ormai quasi tutte sue…). Si sarà reso conto delle cose cattive e vere che afferma sul suo amico George?
A testimonianza del valore del buon vecchio detto latino “Pecunia non olet”... Non mi venite a parlare di un soprassalto di democrazia culturale: il soggetto in questione non ne conosce neanche il concetto basilare. Il libro vende, non sempre censurare conviene… Ma, credetemi, per questo libro vale la pena dare qualche soldino anche a lui!

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