Un Concilio Ecumenico per la pace
Dopo l’impegno forte e unitario di tutte le chiese cristiane contro la guerra degli Usa all’Iraq, circola di nuovo l’idea di un concilio ecumenico sulla pace. La proposta venne già nel 1934 da Dietrich Bonhoeffer, all’inizio del nazismo: “Solo il grande concilio ecumenico della santa chiesa di Cristo da tutto il mondo può parlare in modo che il mondo, nel pianto e stridor di denti, debba udire la parola della pace, e i popoli si rallegreranno perché questa chiesa di Cristo toglie, nel nome di Cristo, le armi dalle mani dei suoi figli e vieta loro di fare la guerra e invoca la pace di Cristo sul mondo delirante”. “La chiesa – commenta Paolo Ricca – non può chiedere al mondo di fare la pace se lei stessa non disarma i cristiani, disarmando se stessa”. Riprese l’idea un prete cattolico, anch’egli poi vittima del nazismo, Max Joseph Metzger. Il suggerimento profetico restò inascoltato. Pio XI condannò i nazionalismi, ma legittimò le guerre d’Etiopia e di Spagna. Nel 1939, contro la guerra parlò Pio XII e poche altre voci, ma non la voce corale dei cristiani. Le giustificazioni religiose della guerra, facilmente piegate alle pretese nazionalistiche, erano ancora attuali. Dopo quella guerra, con tutto il cumulo di rovine e l’entrata nell’era atomica, la Carta dell’Onu e la Costituzione italiana saggiamente bandivano la guerra dalla storia. Poi la guerra fredda, gli armamenti sempre più numerosi e minacciosi, la catastrofe sfiorata più volte. Sventata la crisi di Cuba, Papa Giovanni scrisse l’enciclica Pacem in Terris, nel 1963, aperta ad ogni persona di buona volontà. Dichiarava “fuor di ragione” pensare la guerra come strumento di giustizia. Fu una parola più chiara di quella sulla pace del Concilio Vaticano II (19621965). Un lungo cammino Di un concilio per la pace parlò padre Turoldo nel 1981, al tempo del grande riarmo e del movimento pacifista contro i missili. L’idea fu presentata nella 6ª Assemblea mondiale del Consiglio Ecumenico delle Chiese (tutte meno la cattolica), nel 1983, e fu poi rilanciata nel 1985 nel Kirchentag (l’assemblea di base delle chiese evangeliche tedesche): “Noi preghiamo le chiese del mondo di convocare un concilio della pace. [In esso] le chiese cristiane, solidalmente responsabili, devono dire una parola che l’umanità non possa ignorare”. La proposta si realizzerà solo in parte, ma nel giusto spirito, nelle assemblee di base, davvero ecumeniche, di Basilea 1989 e Seoul 1990, su giustizia, pace, salvaguardia del creato. Più della paura nucleare, scaldavano ora gli animi impegno e speranza, vissuti insieme da tutti i cristiani. Essi furono tra gli animatori delle grandi rivoluzioni nonviolente del 1989, fattore importante nella caduta dei regimi comunisti nell’Europa orientale. Il successivo dissolvimento dell’URSS fece sperare in un’epoca di pace nel rispetto del diritto internazionale. Ma con la prima guerra del Golfo, nel 1991, gli Usa e l’Occidente vollero rilegittimare la guerra. Quella logica si sviluppò nel “decennio orribile” ’90-’99. Nel 2001 gli Usa vollero la guerra come unica risposta al terrorismo. Oggi la guerra “preventiva” contro l’Iraq, per volontà imperiale, corrompe ulteriormente le relazioni internazionali. Corale e chiara è stata l’opposizione di tutte le chiese cristiane, impegno ecumenico per il mondo e la giustizia. Insieme ai movimenti mondiali per la pace, ciò è motivo di speranza nel grave momento attuale. In questa emergenza, le chiese riflettono di nuovo e comprendono la pace come segno primario di fede all’opera nella storia. Se ci allontaniamo dai fratelli, uccidendo, distruggendo, dominando, ci allontaniamo da Dio. La nonviolenza positiva realizza fratellanza e amore evangelico fino ai nemici. “Proprio sulla dottrina della pace la chiesa misura la sua fedeltà al Signore e la sua capacità di testimoniare l’evangelo nella compagnia degli uomini” (Enzo Bianchi). La dottrina cristiana della pace è progredita, ma ha avuto anche incertezze e oscillazioni di fronte alle guerre recenti. Oggi la guerra, nel farsi suprema legge del mondo e volontà di dominio, pretende anche consacrazioni divine in opposti totalitarismi religiosi, quello islamista, e quello pseudocristiano, apocalittico e non evangelico: un messianismo “benefico”, che si autorizza a imporre con ogni mezzo il proprio Bene dove vede il Male. Con l’impegno contro questa guerra, tutte le chiese e il Papa difendono il cristianesimo da questo fondamentalismo, assai pericoloso per il mondo e per la fede. In questo clima, l’idea di un concilio davvero ecumenico sulla pace torna attuale, per consolidare la scelta delle chiese, approfondire la riflessione e lo spirito evangelico, e per fugare qualche residuo equivoco. Il cardinale Achille Silvestrini, in un’intervista alla “Repubblica” del 22 aprile scorso ipotizza una convocazione ecumenica col Papa per una grande riflessione sulla guerra e la pace. Col recente vasto consenso cristiano, la coscienza del “non uccidere” può maturare fino a dissolvere ogni giustificazione della guerra. Ciò porterebbe a compimento il “lavoro incompiuto” del Concilio Vaticano II sulla guerra e la pace (come diceva Giuseppe Dossetti). Giancarlo Zizola, in articoli e conferenze, registra l’interesse per la proposta di un Concilio sulla pace. Gli elementi nuovi e dinamici della dottrina – la nonviolenza, la destinazione universale dei beni, l’ingerenza umanitaria che non sia la guerra, il perdono politico – necessitano di formulazioni più chiare e di scelte pastorali organiche. Zizola vede come “segno dei tempi” la proposta di una nuova assemblea realmente ecumenica, che dichiari l’assoluta illegittimità della guerra e sollevi la coscienza cristiana universale a difesa della pace e della giustizia. Intanto, l’impegno dei cristiani può avviare dal basso “processi conciliari per la pace” nelle chiese locali, nel cammino profetico di Bonhoeffer: una chiesa disarmata che disarma i cristiani. In tale spirito, nei mesi scorsi, un appello di base ha chiesto al Papa di parlare direttamente ai fedeli – come fece Oscar Romero – perché obiettino alla guerra e obbediscano alla coscienza cristiana. Con simili “processi conciliari” la chiesa aiuterebbe il mondo a escludere l’omicidio e il dominio dai mezzi della politica, arte della convivenza nella differenza.





