Dar voce alle minoranze: una questione di democrazia e laicità

27 ottobre 2009 - Letizia Tomassone (vice presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia - FCEI)
Fonte: NEV (Notizie Evangeliche)

La Federazione delle Chiese Evangeliche: cenni storici e struttura
L’idea di una federazione delle diverse componenti dell’evangelismo italiano risale alla fine dell’Ottocento e fu rilanciata dal primo Congresso evangelico italiano che si svolse nel 1920. L’avvento del fascismo, però, e la limitazione della libertà religiosa che ne derivò soprattutto per alcune denominazione evangeliche, impedirono che quel progetto si realizzasse. Fu solo il secondo Congresso evangelico, svoltosi a Roma dal 26 al 30 maggio 1965, a porre le basi concrete per l’avventura federativa, lanciando un invito alle chiese “a realizzare nel tempo più breve possibile una Federazione evangelica che costituisca un luogo d’incontro permanente tra di loro” e al tempo stesso si ponga l’obbiettivo di "provvedere a servizi comuni nella misura in cui sono ricevuti e desiderati".
La Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) si costituì ufficialmente a Milano il 5 novembre 1967 con l’adesione dell’Unione cristiana evangelica battista, della Chiesa valdese, della Chiesa metodista, della Chiesa luterana, della Comunità ecumenica di Ispra-Varese (poi confluita nella Chiesa luterana). Attualmente le chiese membro della FCEI sono, oltre a quelle originarie, l’Esercito della Salvezza, la Comunione di chiese libere, la Chiesa apostolica d’Italia, la chiesa pentecostale "Fiumi di Vita" di Napoli, la Comunità elvetica di Trieste e la comunità di St Andrew’s della Chiesa di Scozia, mentre è membro aderente la Chiesa cristiana di Rho (MI). Partecipano alla FCEI come membri osservatori anche l’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° Giorno (UICCA) e la Federazione delle Chiese Pentecostali. In tal modo la FCEI costituisce un polo di aggregazione che raccoglie attorno a sè una popolazione di circa 150.000 persone aderenti tanto alle chiese protestanti storiche che alle più recenti chiese evangeliche e pentecostali. Anche in questo ambito aumenta la presenza di evangelici immigrati che contribuiscono attivamente alla vita delle comunità locali e alle diverse strutture di lavoro della FCEI.
La FCEI si propone come una struttura aperta, al servizio di tutto l’evangelismo italiano. Uno specifico settore nel quale esprime questa vocazione è quello della tutela della libertà religiosa: allo scopo, sin dal 1985, la FCEI ha promosso la costituzione di una "Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato" (CCERS), nella quale siedono una quindicina di realtà dell’evangelismo italiano.
Nel suo statuto la FCEI riconosce la "fondamentale convergenza” delle chiese membro su temi di ordine ecclesiologico, con particolare riferimento alla natura missionaria della chiesa. Altri temi di unità e comunione sono il sacerdozio universale dei credenti; la molteplicità dei doni e dei ministeri; la chiesa locale intesa come elemento ecclesiologico primario. Gli scopi della FCEI, sempre secondo lo Statuto, sono quelli di "manifestare l’unità della fede e ricercare una comune linea di testimonianza nel nostro paese, fondata sullo studio della Parola di Dio"; di "coordinare e potenziare la testimonianza ed il servizio delle Chiese... nel riconoscimento reciproco dei loro doni particolari"; di "vigilare sul rispetto dell’esercizio dei diritti di libertà in tema di religione" e, più in generale, di adoperarsi per la tutela “dei permanenti diritti di libertà e di eguaglianza”; di curare i contatti con altri organismi ecumenici ed infine di offrire i propri servizi anche a chiese e opere che non facciano parte della FCEI stessa.
La FCEI opera attraverso una serie di "servizi" (attualmente tre: Servizio stampa, radio e televisione; Servizio istruzione ed educazione; Servizio rifugiati e migranti). Il Consiglio nomina inoltre varie commissioni e gruppi di lavoro su temi specifici. In particolare segnaliamo quella per il dialogo con l’islam, quella sui temi della globalizzazione e dell’ambiente (GLAM), quella per la promozione dell’integrazione multietnica all’interno delle comunità evangeliche (Essere chiesa insieme).
Gli organi della FCEI sono l’Assemblea triennale, costituita dai delegati delle chiese membro in proporzione al loro numero di membri effettivi; il Consiglio (con funzioni esecutive, formato da 7 membri); il Comitato Generale (con funzioni di controllo fra un’Assemblea e l’altra, costituito da 25 membri in rappresentanza di tutte le chiese della FCEI); il Presidente (eletto per un massimo di due trienni). Le Assemblee della FCEI, dopo quella costitutiva del 1967 a Milano, si sono svolte a Firenze nel 1970, a Bologna nel 1973, a Bari nel 1976, a Torre Pellice (Torino) nel 1979, a Vico Equense (Napoli) nel 1982, a Palermo nel 1985, a Firenze nel 1988, a Santa Severa (Roma) nel 1991 e nel 1994, a Torre Pellice (Torino) nel 1997, a Santa Severa (Roma) nel 2000, a Torre Pellice nel 2003, a Roma (Sassone, Ciampino) nel 2006. La prossima Assemblea si svolgerà a Firenze dal 5 all’8 dicembre 2009 (www.fcei.it). (NEV-Notizie Evangeliche 42/2009)
La FCEI si avvia alla sua Assemblea triennale in un momento ecumenicamente delicato. Quali sono stati i successi e quali i fallimenti ecumenici degli ultimi anni?
Questi anni sono stati aperti dalla grande impresa della Terza Assemblea ecumenica europea di Sibiu (Romania). Già in quel momento, alla fine dell’estate 2007, si dubitava della possibilità di ri-attivare un dialogo ecumenico. L’assemblea, con tutti i limiti che ha mostrato e che anche noi abbiamo sottolineato, ha però rimesso in moto delle dinamiche. Ci siamo resi conto che abbiamo bisogno del dialogo ecumenico, per la nostra stessa società. Abbiamo rafforzato legami con il SAE e con Pax Christi. Importante è diventato l’appuntamento giovani di “Osare la pace per fede”. Ma il lavoro europeo ha attivato anche delle energie nei dialoghi fra Chiese evangeliche. Si è consolidata la prassi di lavorare insieme nell’ambito degli incontri ecumenici europei: è quanto è accaduto anche all’Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK). È certamente un successo ogni volta che riusciamo a incontrarci. I fallimenti sono soprattutto legati allo scarso riconoscimento che sentiamo di avere da parte della chiesa cattolica, che spesso ci considera solo come un contorno decorativo rispetto ai rapporti reali, nei quali intercorrono questioni di potere e di immagine, con le Chiese orientali o con la Chiesa anglicana.

La FCEI vanta una serie di relazioni internazionali, prima tra tutte la KEK. Come vede, dall’osservatorio italiano, le dinamiche ecumeniche nell’Europa di oggi? Su quali temi crede che le Chiese possano e debbano intervenire nei confronti delle istituzioni europee?
La FCEI ha avuto un ampio riconoscimento rispetto al lavoro sui migranti e i richiedenti asilo in Italia, e rispetto al modo in cui le chiese si sono aperte alla presenza di credenti venuti dall’immigrazione. Questo è un tema di diritti di cittadinanza su cui assieme alla KEK abbiamo da investire molto in Europa. E un altro piano in cui siamo pienamente coinvolti è quello relativo all’ambiente e ai cambiamenti climatici. Mai come oggi ci dobbiamo confrontare con l’urgenza che richiede la “conversione” dei nostri stili di vita. Su questo le istituzioni europee sono più aperte di quelle italiane e sono per noi un interlocutore importante.

Il dialogo interreligioso è da tempo all’attenzione delle Chiese evangeliche, ma spesso si limita al rapporto con l’islam. La FCEI in che rapporto si pone con la crescente realtà dell’islam italiano? E più in generale, come vede il rapporto con le altre comunità di fede?
È un fatto che le chiese che fanno parte della FCEI sono coinvolte in un dialogo in particolare con il mondo islamico. Nelle città la presenza di centri islamici è spesso appena tollerato e fanno bene le chiese ad attrezzarsi per sostenere una pratica di incontri e di confronto. Il dialogo con le comunità ebraiche continua in modo molto leggero, attraverso le Amicizie ebraico-cristiane, ma la FCEI non ha una commissione che se ne occupi nello specifico. Tavoli interreligiosi in cui sono presenti esponenti di altre religioni vi sono in molte città, penso a Torino. Nel lavoro intrapreso per il riconoscimento delle Intese e della legge sulla libertà religiosa lavoriamo assieme a buddisti e induisti. Sono tutti rapporti da sviluppare, con un approccio sociologico ma anche e forse prima di tutto teologico.

Xenofobia, omofobia, disprezzo per le minoranze: la cronaca di questi mesi è punteggiata di piccole e grandi violenze contro i diversi. Come reagisce a questo clima culturale il protestantesimo italiano che si riconosce nella FCEI?
Con una partecipazione grande e generosa alle manifestazioni contro ogni forma di razzismo. Le nostre chiese sono ormai dei luoghi di grande apertura e di un dibattito rispettoso, anche quando si esprimono posizioni contrarie. Ho l’impressione che l’apertura che troviamo nelle nostre chiese, in questo settore almeno, non rispecchi per nulla la situazione della nostra società. È dunque una ricchezza da cui partire per mostrare che è possibile e anche piacevole convivere.Essere voce dell’evangelismo italiano: è questo uno degli obiettivi per cui è nata la FCEI. Un voce che fatichiamo a udire nel dibattito pubblico.Questo è un problema di potere, di peso nell’informazione pubblica che tende a essere uniformata. E’ anche un corollario del fatto che l’ecumenismo funziona poco, cioè che non c’è interesse da parte cattolica a dar risalto neppure a prese di posizione comuni. Per esempio, il convegno ecumenico nazionale svoltosi a maggio a Siracusa, ha prodotto un bel documento contro i respingimenti di migranti nel Mediterraneo, documento che non è stato diffuso neppure dai media cattolici, più interessati alle dichiarazioni sullo stesso argomento di qualche vescovo. La questione di una informazione bloccata, però, ci tocca non solo perché oscura la nostra voce, ma perché esprime una società ferma, incapace di dar voce alle minoranze o al pensiero divergente. È una questione di democrazia e laicità, non smetteremo di lavorarci.
(NEV-Notizie evangeliche 42/2009)

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