CHIESA

Il progetto culturale e…Jägerstätter

Il rischio di trascurare la radicalità del Vangelo e di adattarlo al potere del mondo. Appunti da un viaggio sulle orme di un martire.
Luigi Bettazzi

Ho molto rispetto per il Progetto culturale ecclesiale proposto alcuni anni fa dai vertici della Conferenza episcopale italiana e in costante elaborazione. Esso intende concretizzare come il messaggio evangelico debba orientare i cattolici italiani nella cultura e nelle situazioni del nostro tempo. Ed è indispensabile, date le costanti, insistenti sollecitazioni che chi detiene il potere politico e informatico offre quotidianamente all’opinione pubblica. Più di una volta ho richiamato i miei Confratelli a chiarire che non si trattava di un intento, più o meno coperto, di ricompattare in politica i cattolici, ora dispersi in molti partiti e in campi opposti; soprattutto mi preoccupava che l’opinione pubblica, assorbita da questo impegno di sviluppo culturale, finisse col trascurarne la radice, la Parola di Dio, che il Concilio Vaticano II aveva riproposto all’attenzione e all’amore del popolo di Dio.
Ripensavo a queste considerazioni partecipando (c) Diego Cipriani/Archivio Mosaico di pace in Austria al 60° anniversario della morte di Franz Jägerstätter, un contadino che fece obiezione di coscienza alla guerra di Hitler. Era un uomo comune, prima di sposare Franziska aveva anche avuto una figlia da un’altra donna; ma poi, convertito dalla continuata lettura del Vangelo, dalla preghiera, dai digiuni e sostenuto dalla moglie, aveva approfondito la sua convinzione che in coscienza non poteva aderire a un partito anticristiano e partecipare a una guerra immorale e, resistendo alle sollecitazioni di chi voleva evitargli la morte – dal clero amico al pensiero del dover abbandonare la moglie (tuttora vivente) e le tre figlie – aveva affrontato il processo e la morte.
Pensavo a come un eventuale “Progetto culturale” della Chiesa austriaca del suo tempo avrebbe accettato prima l’annessione dell’Austria al Reich nazista, poi la guerra all’Europa; e come invece la consuetudine con la Parola di Dio abbia portato quest’uomo della campagna a formarsi una convinzione così evangelica da renderlo testimone (=martire), sia pure sconcertante, ancora

Un contadino contro Hitler
Franz Jägerstätter era un contadino tedesco, nato il 20 maggio 1907 a St.Radegund, un paesino nell’Alta Austria a pochi chilometri dal confine con la Baviera. Padre di tre bambine, allorquando fu chiamato alle armi nel 1943, in pieno conflitto mondiale, dichiarò che come cristiano non poteva servire l’ideologia hitleriana e combattere una guerra ingiusta.
Fu condannato a morte e ghigliottinato il 9 agosto 1943 a Brandeburgo (Berlino, nello stesso carcere si trovava anche Bonhoffer) per essersi rifiutato di prestare servizio militare nell’esercito nazista.
dopo sessant’anni. Il giorno dopo i giornali locali non facevano nemmeno cenno della nostra giornata d’incontro internazionale, culminata nella Marcia della pace (11 chilometri), fino alla chiesa e alla tomba di Jägerstätter, con la Messa concelebrata con molti preti dal cardinale di Vienna, dal vescovo locale e da un vescovo italiano.
Dico questo proprio perché l’opinione pubblica cristiana, se dalle formule di un progetto culturale può ricevere utili orientamenti, li trova poi costantemente controbilanciati e sommersi dal… bombardamento dei mezzi di comunicazione, interessati a perseguire le finalità del potere economico e politico, disponibili anche a toccare argomenti religiosi ma attenti a non dare troppo peso a quanto potrebbe contrastare le proprie finalità. Ed è così che magari darà risalto ai richiami che l’autorità religiosa ripete sul piano della moralità individuale (da quello della sessualità a quello delle bioetiche), sapendo fra l’altro che un’accentuazione particolare può suscitare reazioni di rifiuto o di accantonamento; in campo ecclesiale si richiede un’adesione assoluta a queste norme morali, facendole diventare un motivo discriminante per le scelte politiche (un cristiano non solo non deve fare aborti od ostentare un’omosessualità totale, ma non potrebbe appoggiare chi, di fronte a situazioni di fatto, cerca comunque di circoscriverle e di inquadrarle in norme).
Nello stesso tempo però non si mette in sufficiente evidenza e non si inculca che – in Occidente, nel quinto dell’umanità più fortunato che oltretutto nel mondo figura come “cristiano” – sta dominando un “progetto culturale” antievangelico, che contrasta la radicale uguaglianza tra gli uomini e il dovere della solidarietà, mentre questa dovrebbe essere la caratteristica dell’impegno politico dei cristiani, posto che la libertà – almeno com’è proclamata e perseguita nel progetto culturale liberista – è la libertà dei più benestanti e potenti di difendere ed estendere il loro
PER SAPERNE DI PIÙ
Franz Jägerstätter, un contadino contro Hitler, di Erna Putz, edizione italiana a cura di Giampiero Girardi, Berti, 2000, 252 pagine.
Franz Jägerstätter, il testimone solitario, di Gordon Zahn, Editoria universitaria, Venezia, 2002, 200 pagine.
benessere e il loro potere, per lo più appunto a spese degli altri, che sono poi la maggioranza dell’umanità. Lo si è visto in occasione delle recenti guerre, scongiurate dal Papa come antiumane prima ancora che anticristiane, ma approvate – esplicitamente o implicitamente – dalla maggioranza dei cristiani (non so cosa ne avrebbe detto il “progetto culturale ecclesiale”…); ma lo si vede nel comportamento di noi ricchi di fronte al tentativo dei poveri di raggiungere una vita più garantita, o dall’uso che ne facciamo, sfruttando la loro miseria e la loro disponibilità per garantire il nostro benessere; lo si vede nel silenzio con cui accettiamo che si facciano leggi (o eccezioni) a favore di chi sta già bene, rendendo sempre più precaria e forzatamente rassegnata la vita dei lavoratori dipendenti, degli anziani, dei malati.
Penso al progetto dei poteri occulti – della Trilaterale nel mondo, delle Logge in Europa, della P2 in Italia – animati da finalità filantropiche ma ostili di fronte alle radicalità evangeliche e tesi a raggiungere comunque il potere economico e politico e a controllare quello legale, e alla connivenza del nostro mondo ecclesiale, pago di alcuni benefici alle nostre strutture scolastiche o sanitarie ma indifferente di fronte all’impoverimento – di diritti e di possibilità – a cui va incontro la maggioranza della gente, dimentichi che la Chiesa – come diceva il Beato Papa Giovanni XXIII – dev’essere soprattutto la “Chiesa dei poveri”.
Credo che questo silenzio finisca col diventare lo scandalo maggiore, sia il silenzio del popolo cristiano di fronte al mondo, sia quello dei pastori di fronte al popolo, e che la medicina, prima ancora che un progetto culturale ecclesiale, sia proprio – ce lo diceva quarant’anni fa il Concilio – la Parola di Dio, anche se è rischiosa, di fronte al mondo e all’interno del popolo di Dio.
Questo pensavo di fronte alla tomba di Franz Jägerstätter, martire per la forza della Parola. E questo ho voluto dire agli amici che mi leggeranno.

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