Prima di tutto brasiliano

Il 26 novembre a Brasilia si è tenuta la sessione conclusiva del processo di richiesta di amnistia politica fatta da Anna Maria Freire, vedova di Paulo Freire.
Selvino Heck (Assessore speciale del Presidente della Repubblica del Brasile – coordinamento nazionale del Movimento Fede e Politica)

Durante un convegno promosso dalla Rete Talher di educazione alla cittadinanza a Goiàs con il tema L’Educazione popolare nella lotta dei movimenti sociali e le idee di Paulo Freire nella costruzione del progetto popolare per il Brasile il pedagogista Carlos Rodrigues Brandao ha raccontato questa storia: “Un giorno l’educatore Moacir Gadotti andò a chiedere allo stesso Paulo Freire che cosa pensasse riguardo all’idea di creare un istituto con il suo stesso nome in modo da raccogliervi tutti i documenti e mantenere la memoria delle idee e della sua pedagogia. Freire rispose così: ‘Se sarà per scimmiottare quello che dico da decenni, per favore non fatelo, ma se servirà per superarmi, fatelo pure’”. Su questo spirito nacque l’Istituto Paulo Freire (IPF), con sede a San Paulo.

A Brasilia il 26 novembre si è tenuto il Forum mondiale sull’educazione professionale e tecnologica. La Commissione governativa, che si occupa dell’amnistia per i reati politici ordinati dalla dittatura militare, ha promosso un’azione di sensibilizzazione per riflettere sul senso di condanne inflitte a uomini come Freire e altri educatori che hanno agito per affermare i principi di libertà e di democrazia. 

Nel 1961 Paulo Freire realizzò con la sua équipe le prime esperienze di alfabetizzazione popolare nello Stato di Pernambuco, che portarono alla costituzione del metodo Paulo Freire (MPF). Furono alfabetizzati trecento lavoratori della canna da zucchero in appena 45 giorni. Nel 1964, il governo Joao Goulart approvò il moltiplicarsi delle prime esperienze di Paulo Freire in un piano di alfabetizzazione che prevedeva l’educazione di massa e il rapido impiantarsi di ventimila nuclei, i cosiddetti circoli di cultura, in tutto il Paese. Con il colpo militare il piano fu estinto il 14 aprile e Paulo Freire venne catturato e tenuto agli arresti per settanta giorni con l’accusa di tradimento.

Freire dovette prendere la via dell’esilio dapprima in Bolivia, poi in Cile, dove scrisse la sua opera famosa, Educazione come pratica per la libertà e poi l’opera principale Pedagogia degli oppressi, pubblicata in Brasile appena nel 1974, vari anni dopo l’uscita dell’opera in varie edizioni e in varie lingue. Così ebbe inizio il suo viaggio per il mondo: Stati Uniti, Europa fino al ritorno in Brasile nel 1980. Si iscrisse al Partito dei Lavoratori, diventò segretario municipale dell’educazione nel governo di Luiza Erundina e creò il MOVA, Movimento di alfabetizzazione, oggi presente in molti Comuni e istituti di governo.

Luiz Inacio Lula da Silva, Presidente della Repubblica, ha affermato con forza che “dare l’amnistia a Paulo Freire è liberare il Brasile dalla cecità morale e intellettuale che ha portato governanti a considerare nemici della patria educatori che volevano liberare il Paese dalla passività, dall’inerzia e dall’analfabetismo”. Frei Betto ha aggiunto che “dare l’amnistia a Paulo Freire è come dare l’amnistia all’educazione brasiliana per farla uscire dalla rottamazione e porla come priorità nazionale”. Moacir Gadotti, direttore dell’istituo Paulo Freire, ha aggiunto: “Amnistiare Paulo Freire significa riconoscere la verità. Tutti devono conoscerla. Amnistiare Paulo Freire significa anche preservare la memoria, che uno dei compiti dell’educazione e soprattutto significa omaggiare la causa che egli sempre ha difeso: la democrazia”.

Freire ha avuto più fortuna nel resto del mondo che in Brasile. Innumerevoli Centri di Studio e di laboratori di pedagogia si rifanno al suo nome. Egli amava fortemente la sua patria. Nella Pedagogia della Speranza ha scritto: “È difficile vivere in esilio. Aspettare impazienti una lettera andata perduta o notizie di fatti che non arrivano mai, aspettare volti e amici che tardano, recarsi all’aeroporto semplicemente per aspettare come se il verbo fosse intransitivo”. E ripeteva: “Prima di essere cittadino del mondo sono un brasiliano”.

Con questa grande azione sull’amnistia Paulo Freire ritorna definitivamente e totalmente al Brasile da cui non avrebbe mai dovuto uscire. Il popolo e il governo brasiliano lo riconoscono brasiliano nel senso più pieno che ci possa essere e lo offrono al mondo come proprio cittadino. E allora lui potrà ribadire: “Guai a coloro che fermano la propria capacità di sognare e il coraggio di annunciare e denunciare”.

Paulo Freire vive. Paulo Freire è brasiliano. 

 

Traduzione dal portoghese  

di Giuliana Ondertoller

Fonte: Adital

 

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