Pax Christi International sulle violazioni dei diritti umani in Siria

28 luglio 2011 - Traduzione a cura di Barbara Turitto

Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la pace, che conta tra i suoi membri più di 100 organizzazioni attive in tutto il mondo, sta prendendo contatti con il Consiglio dei Diritti Umani per suscitare seria preoccupazione sulla situazione degli attivisti per la pace in Siria. Oltre alle organizzazioni-membro, Pax Christi ha anche relazioni prolifiche con gruppi della regione e si è rivolta all’Onu e al Consiglio dei Diritti Umani in numerose occasioni riguardo alla situazione in Medio Oriente.
Pax Christi International esprime seria preoccupazione riguardo la violenta repressione da parte del governo siriano delle proteste per la pace, iniziate il 15 marzo 2011 per chiedere il rilascio dei prigionieri politici e che hanno poi continuato a propagarsi dal sud della città di Daraa a tutto il paese. In migliaia sono scesi in strada in numerose città e villaggi da una parte all’altra del paese per chiedere la libertà; le proteste più ampie si sono verificate a Homs, Banias, Daraa e nella periferia di Damasco, come Douma e Mouadhamiyyeh. Da allora e periodicamente si sono verificati spari sulla folla dei manifestanti.
Sono anni che la Siria subisce una violazione cronica e sistematica dei diritti civili e politici da parte dello Stato. Molti attivisti di opposizione politica e per la democrazia in Siria sono esposti ad arresto illegittimo, detenzione amministrativa, processi ingiusti, tortura e trattamenti simili così come alla violazione dei diritti umani dovuta alla riduzione dell’attuale libertà di espressione, associazione e movimento così come delle leggi di emergenza. Molte di queste violazioni continuano nonostante la situazione di emergenza sia stata ufficialmente sollevata il mese scorso.

Uso di forza letale contro i protestanti per la pace
Amnesty International ha stilato i nomi dei più di 580 protestanti uccisi da metà marzo; le ferite riportate alla testa e al petto fanno pensare a una polizia che spara per uccidere. Il 22 aprile, venerdì santo, le forze di sicurezza della Siria hanno ucciso non meno di 120 persone. Di conseguenza, le organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno affermato che il presidente Bashar al-Assad e altri membri del regime debbano essere ritenuti responsabili e che il caso debba essere affidato a un pubblico ministero del Tribunale Penale Internazionale.

Punizione collettiva
Il governo della Siria ha risposto alle richieste di libertà dei protestanti con brutalità massiccia e oppressione. Il 23 marzo le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sulla folla in Daraa e hanno tenuto la città sotto assedio fino al 25 aprile. Da allora a Daraa è stata tagliata l’elettricità, il telefono e l’acqua per due settimane, dopo che le truppe e i carri armati hanno attaccato la città per ristabilire il controllo governativo. In modo simile, azioni militari sono state condotte contro Homs, Douma, Harasta, Mouadhamiyyeh e il villaggio di Banias. È stato riferito che dalla notte di sabato 7 maggio le forze di sicurezza si sono trasferite nella centrale città di Homs, dove le truppe al seguito dei carri armati hanno fatto irruzione nelle case e arrestato persone.
Le truppe di sicurezza hanno proseguito nel loro tentativo di sconfiggere le proteste anti-governative attraverso misure di punizione collettiva come la chiusura della città, il taglio dell’acqua, dell’elettricità e delle linee di comunicazione, il blocco delle forniture di cibo e medicinali nelle città e nei paesi assediati. Secondo Amnesty International, «le autorità siriane hanno stretto la morsa sugli abitanti delle città intorno alla Siria punendo intere popolazioni nel tentativo di reprimere l’opposizione».

Arresti di massa
Pax Christi International vorrebbe inoltre attirare l’attenzione del Consiglio dei Diritti Umani sulla situazione degli arresti di massa deliberati e sistematici, le detenzioni illegittime e in isolamento e le sparizioni di persone sospettate di aver preso parte al movimento di protesta. Le forze di sicurezza siriane stanno capeggiando misure restrittive contro bloggers, giornalisti, attivisti politici, attivisti per i diritti umani e medici.
Secondo l’Insan, organizzazione per i diritti umani, da metà marzo quasi 8.000 persone sono state imprigionate, delle quali numerose centinaia sono scomparse. Accuse di pratiche di tortura sono state ampiamente riportate da varie organizzazioni internazionali per i diritti umani così come attivisti e bloggers.

Blocco dei media indipendenti
Da quando le proteste hanno avuto inizio, le autorità siriane hanno negato l’accesso ai media indipendenti. Un certo numero di giornalisti sono stati arrestati, tra cui Dorothy Parvaz di Al-Jazeera. Ad altri è stato detto di lasciare il paese alla scadenza del visto. Tutto ciò ha portato a un totale blackout dei media. Le uniche informazioni che trapelano sono quelle dei media ufficiali e degli attivisti per i diritti umani e di opposizione. A causa degli arresti di massa e della repressione – incluso il taglio delle linee telefoniche e delle connessioni internet e l’arresto di chi ha un cellulare satellitare – per gli attivisti diventa sempre più difficile verificare e diffondere le informazioni.

Assenza di cooperazione con l’Onu
L’istituzione di una commissione di inchiesta da parte del Consiglio dei Diritti Umani è un passo importante. A ogni modo, il governo siriano ha bloccato l’accesso a Daraa il 9 maggio fermando la missione istituita con la risoluzione del 29 aprile.

Raccomandazioni
Alla luce di questi fatti, Pax Christi International sottolinea l’importanza del lavoro del Consiglio dei Diritti Umani e richiama i suoi membri a prendere le seguenti misure:
 Esortare le autorità siriane a mettere immediatamente fine all’oppressione e alle operazioni militari contro i protestanti per la pace;
 Richiesta di un immediato e incondizionato rilascio di tutti quelli che sono stati imprigionati in maniera illegittima durante le proteste e di tutti i detenuti politici;
 Esortare le autorità siriane ad assicurare la libertà di movimento e delle operazioni delle agenzie Onu in Siria;
 Richiesta alle autorità siriane di cooperare con la missione istituita dalla risoluzione del Consiglio dei Diritti Umani del 29 aprile e di garantire il pieno e libero accesso a tutte le postazioni;
 Esortare le autorità siriane a riformare la legislazione, così da venire incontro agli standard dei diritti umani internazionali, inclusa l’incorporazione di trattati sui diritti umani nelle leggi nazionali, e rafforzare l’applicazione e il ruolo della legge;
 Stabilire un’inchiesta delle Nazioni Unite sulle accuse di crimini contro l’umanità;
 Dare un mandato temporaneo a un osservatore Onu per i Diritti Umani in Siria;
 Dare un mandato a un Relatore speciale per i difensori dei Diritti Umani e per la tortura e poi anche a un Relatore speciale per la Libertà di Associazione, che visiti e riporti la situazione in Siria, e la piena cooperazione delle autorità siriane a facilitare tali visite;
 Dare un mandato al Comitato per la tortura per analizzare specificatamente la questione della tortura sistematica durante le proteste;
 Esortare le autorità siriane a permettere l’accesso ai media internazionali.

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