Le suore americane scrivono al Vaticano II

Il percorso delle suore dopo il Vaticano II

5 settembre 2012 - Nancy Sylvester (Fondatrice e presidente di Institute for Communal Contemplation and Dialogue)

I vescovi hanno ragione. Le suore sono cambiate, non solo negli Stati Uniti ma ovunque nel mondo. Siamo cambiate seguendo dei percorsi che ci hanno portato a uscire da quello che pensavamo di essere. Abbandonandoci allo Spirito ci siamo aperte a nuove conoscenze che ci toccano profondamente. Questo livello di cambiamento è una trasformazione che modifica in modo radicale il modo con cui vediamo noi stesse, il Vangelo, la nostra chiesa, il nostro mondo e, ciò che è più importante, il modo di capire il nostro Dio. Questo cambiamento di coscienza non è stato facile. No, è stato doloroso ma, come il dolore del parto, è svanito davanti alla meraviglia di una vita che sboccia.
Non voglio pretendere che tutto quello che è successo nel corso di questi 50 anni sia stato perfetto, esente da errori o da cattive scelte. Ma ciò che per me è chiaro è che il rinnovamento, realizzato nel solco del Concilio Vaticano II, ci ha invitato tutti, uomini e donne, religiosi o laici, a fare in modo che la nostra fede sia anche penetrata e modellata dalla società moderna, pluralistica e democratica.
Il documento conciliare Gaudium et Spes invitava la chiesa a sposare le gioie, le speranze, le sofferenze del popolo di Dio, a essere nel mondo, a non stare in disparte. Ha “ aperto le finestre” di una istituzione, ha spezzato le sbarre, liberato lo Spirito. Questo invito della chiesa ufficiale faceva eco a quello che fece Gesù durante la sua vita, quando “apriva le finestre” del sistema di purezza restrittiva che allora regnava e proclamava con parole e con azioni che Dio amava tutti ed invitava tutti alla sua mensa.

Un atto di obbedienza
Le suore hanno preso questo invito sul serio e, spinte dalla chiesa ufficiale, hanno intrapreso il loro rinnovamento. Questo è un atto di grande obbedienza. Io lo so perché sono entrata nella vita religiosa nel 1966 dopo essere cresciuta a Chicago in un’enclave cattolica. L’aggettivo “ cattolico” caratterizzava tutti gli aspetti della mia vita. Scuole cattoliche, marce funebri cattoliche, gruppi sportivi cattolici, spiritualità cattolica e l’elenco potrebbe continuare. La chiesa ufficiale oggi sarebbe molto fiera di come ero io allora. Volevo che non cambiasse niente. Pensavo che sarei stata vestita da suora tutta la vita, credevo di vivere in un convento con una routine quotidiana di insegnamento in una scuola. Allora, quando sono entrata e le cose hanno incominciato a cambiare, la strada non è stata facile per me; tuttavia ho obbedito ed ho preso sul serio quello che mi avevano insegnato nei corsi di teologia e di filosofia.
Integrare i problemi che si ponevano allora a proposito della fede, delle Scritture o della teologia alla mia vita di preghiera fu la chiave del mio percorso come lo fu per molte suore. Abbiamo incominciato ad avere uno sguardo nuovo su chi è stato Gesù e come le Scritture sono state composte nel contesto della loro epoca. Abbiamo studiato la storia della chiesa e la sua tradizione d’insegnamento sulla giustizia sociale. Abbiamo studiato la teologia della liberazione ed abbiamo incominciato a capire come le strutture dei sistemi di potere, politico ed anche ecclesiastico, opprimono troppo spesso proprio la gente che in teoria dovrebbero servire. Poiché le diocesi degli Stati Uniti erano gemellate con delle città dell’America Centrale o dell’America del Sud molte nostre consorelle hanno lavorato in questi ministeri creati recentemente e fatto esperienza della forza della teologia della liberazione; sono state trasformate dal popolo che servivano.
Guidate dai documenti conciliari abbiamo conosciuto altre tradizioni di fede e come anche queste offrissero una conoscenza nuova di Dio. Il rinnovamento liturgico portò apertura e innovazioni nelle celebrazioni liturgiche che la chiesa romana aveva cristallizzato.
Formate negli anni 1950 dal Movimento di Formazione delle Religiose, le suore dovettero, secondo il Concilio, seguire una formazione universitaria. E noi tutte l’abbiamo fatto. Lettere e scienze umane, scienze sociali e anche scienze esatte ci sono diventate familiari. I particolari della fisica quantistica, dell’evoluzione o delle scoperte sull’origine dell’universo non ci furono né estranee né sospette. Miravano al contrario ad una migliore conoscenza di Dio e di ciò che noi siamo in questo mondo meraviglioso.
Il nostro immergerci nel mondo ha aperto nuovi ministeri dove le suore lavoravano direttamente con donne che erano convolte in situazioni di abuso sessuale o in decisioni sul portare a temine la loro gravidanza; con giovani donne che avevano creduto di capire che secondo l’insegnamento della chiesa era meglio abortire ed essere perdonate per un peccato mortale piuttosto che usare metodi contraccettivi e vivere in peccato mortale. I nostri ministeri ci hanno fatto incontrare i senza casta della nostra società: i senza tetto, i prigionieri, i drogati, gli emarginati per motivi economici, gli esclusi a causa del loro orientamento sessuale. Queste esperienze si infiltravano in noi e quando le abbiamo portate nella preghiera ci hanno trasformato. Abbiamo visto e capito che queste persone erano quelle che oggi Gesù chiamerebbe “amici” e accoglierebbe intorno a sé.

Il risveglio
Anche la nostra vita all’interno delle congregazioni cambiava. Togliendo gli abiti che le donne portavano in un’altra epoca e mettendo quelli del nostro tempo, cominciando a vivere in diversi tipi di comunità, abbiamo fatto l’esperienza di essere noi stesse individui con i nostri diritti. Come le altre donne l’hanno fatto dappertutto in quell’epoca, abbiamo scoperto la nostra identità di donne e reclamato i diritti che ci spettavano ad un livello uguale agli uomini. I nostri ministeri tra le donne ci hanno fatto sentire in modo nuovo le sfide che sono le nostre a causa del nostro sesso, abbiamo capito il dono della sessualità e quello di portare un bimbo in grembo. Abbiamo visto che l’insegnamento della chiesa ufficiale sulla sessualità non è accettato dalla maggior parte delle donne cattoliche perché non tocca il cuore delle donne e le nostre vite, che non si rivolge alle nostre sofferenze né alle scelte difficili che abbiamo davanti, non celebrano la gioia della nostra sessualità.
Essendo cresciute negli Stati Uniti le suore hanno iniziato a dare valore i principi democratici delle nostre strutture pubbliche. Il Concilio ci aveva domandato che i responsabili diventassero dei servitori e noi vedevamo che le strutture patriarcali e gerarchiche non seguivano questo modello. Abbiamo scelto delle modalità di responsabilità più circolari insistendo sulla partecipazione e la condivisione pur affermando e accettando di eleggere certe persone come nostri responsabili.
I movimenti sociali della nostra epoca sono diventati parte delle nostre vite: il movimento femminista, la lotta per i diritti civili, il movimento della non-violenza e contro la guerra e più recentemente il movimento dei gay e delle lesbiche. Abbiamo imparato, e ciò è diventato una certezza viscerale per noi, che ogni persona umana è dotata di diritti inalienabili, qualsiasi sia la sua razza, il suo sesso, la sua classe sociale o il suo orientamento sessuale. Le persone sono tutte figli di Dio.
Più recentemente le suore hanno introdotto nella loro preghiera le conoscenze provenienti dalla fisica quantistica e dalla cosmologia che dimostrano le interconnessioni di tutte le forme di vita. Abbiamo scelto in coscienza di considerare la situazione critica della nostra Terra come un problema di giustizia e formulato delle prese di posizione verso le congregazioni e verso il pubblico che riguardano la sostenibilità, i cambiamenti climatici, la preservazione della Terra e delle sue risorse naturali.

Parlare con franchezza
Ci siamo trovate immerse in una società pluralistica, democratica e secolarizzata e sapevamo che la nostra fede aveva qualche cosa da offrire e anche da ricevere dalla cultura. Ci siamo espresse sugli abusi dell’avidità, del consumismo, dell’individualismo egoista e delle politiche pubbliche che non tengono conto del bene comune o di quelli che sono i più piccoli fra di noi. Abbiamo organizzato dei gruppi di pressione e abbiamo manifestato. Abbiamo usato il nostro potere economico nelle scelte di azionariato. Abbiamo offerto ad altri di integrare i nostri centri di riposo e i nostri forum educativi per far entrare la loro esperienza di adulti in questa cultura, con l’evoluzione della loro fede.
Le suore sono cambiate. E questo cambiamento scuote le fondamenta di ciò che continua ad essere una chiesa apparentemente rinchiusa in un luogo ed in un tempo passato. Non è di questo che abbiamo bisogno oggi. I segni dei tempi ci rivelano persone che sono cattoliche ma che non vogliono più “andare in chiesa” perché si sentono alienate e in collera davanti alla corruzione e alla mancanza di integrità di numerosi leaders clericali .Queste persone vogliono conoscere Dio come persone adulte. Desiderano una spiritualità radicata nella loro fede e nella loro vita.
Credo che il Vangelo e la ricchezza della nostra tradizione cattolica abbia qualcosa da offrire al nostro mondo post-moderno. Non vorrei vederlo crollare sotto al peso di strutture che mantengono relazioni di potere che non servono più a niente. Io penso che la fede che deve essere proposta nel ventunesimo secolo deve venire da una posizione di apertura e di comprensione dei cambiamenti portati dall’evoluzione del nostro sviluppo. Non può essere una fede che proviene da una posizione di condanna della modernità. Ma una fede che si deve confrontare con ciò che è credibile nella nostra epoca e che emergerà a partire da nuove visioni e da nuove interpretazioni sul modo di amarci gli uni gli altri come Gesù ci ha insegnato. In questa epoca difficile e caotica ci è possibile arrivare a capire che noi siamo più simili che diversi, più una cosa sola che separati.
Si, le suore sono cambiate. E credo che il nostro percorso abbia molto da offrire in questo momento alla nostra storia. Insieme ad altri che hanno camminato su strade simili, l’avvenire della nostra fede ci indica che dobbiamo andare avanti secondo lo spirito del Concilio Vaticano II. In questo cinquantesimo anniversario avanziamo dunque coraggiosamente verso il futuro affermando ancora una volta che noi siamo cattoliche e che noi siamo la chiesa.
Luglio 2012

Ultimo numero

Rigenerare l'abitare
MARZO 2020

Rigenerare l'abitare

Dal Mediterraneo, luogo di incontro
tra Chiese e paesi perché
il nostro mare sia un cortile di pace,
all'Economia, focus di un dossier,
realizzato in collaborazione
con la Fondazione finanza etica.
Mosaico di paceMosaico di paceMosaico di pace

articoli correlati

    Realizzato da Off.ed comunicazione con PhPeace 2.7.15