Appello della campagna per concedere il Nobel per la Pace 2013 alla Nato

11 dicembre 2012 - Rodrigo Rivas

Il parlamento norvegese ha attribuito il Premio Nobel per la pace 2012 all’Unione Europea. Essendo la Norvegia uno tra i pochi paesi dell’Europa Occidentale non appartenenti alla UE, probabilmente i parlamentari norvegesi si sono autolimitati per pura modestia, astenendosi di nominare l’organizzazione che veramente si merita il premio: la Nato.
Infatti, essendo la Norvegia parte della Nato, probabilmente i modesti parlamentari norvegesi hanno temuto che una tale scelta avesse autorizzato qualche malpensante, non mancano mai (e controllano i media, come ci insegna Silvio), ad accusarli di interesse privato in atto pubblico, auto-assegnandosi il premio. L’UE, quindi, è solo un sostituto e, pur se risulta ammirevole la dimostrazione di coraggio del parlamento norvegese che dimostra – non è mai sufficiente – una totale adesione ai nostri comuni valori occidentali, il Nobel per la pace assegnato ad Henry Kissinger nel 1973 e quello assegnato a Barack Obama nel 2011 dimostrano, tra altri, che la modestia non dovrebbe rappresentare un ostacolo quando si tratta di riconoscere l’autentico merito. Perciò, è d’uopo adoperarci fin d’ora per far sì che tutti quelli che apprezzano i nostri comuni valori possano unirsi in una semplice e giusta proposta: il Premio Nobel della pace 2013 deve essere concesso alla Nato!
Per i modesti e prudenti parlamentari norvegesi, la scelta della UE deriva dal fatto che questa ha promosso l’integrazione europea. Ma, a chi guarda i fatti senza paraocchi ideologici risulta evidente come la Nato sia riuscita ad integrare molti più paesi di quanti ha integrato la UE e continua a farlo, ben più in la degli stretti confini dell’ Europa Occidentale.
La UE, infatti, si è limitata ad integrare parte dell’Europa mediante strumenti economici che persino il Comitato del Nobel deve ammettere stanno crollando, questione ovvia pur se non bisogna raccontarglielo al presidente Napolitano che ne sarebbe dispiaciuto. Viceversa, per guadagnarsi il cuore, letteralmente parlando, della vecchia Jugoslavia, la Nato utilizzò bombe e missili, strumenti che non subiscono usura, tanto è vero che oggi la Jugoslavia è saldamente ancorata ai nostri valori condivisi. È onesto comunque riconoscere che non tutti sono stati colti di sorpresa per questo benaugurante risultato ottenuto pur se la UE, poco convinta sulla bontà dei metodi scelti allora, rimasse allora un po’ in disparte. Comunque, se qualcuno ne dubita ancora, si potrebbe spedire al parlamento norvegese l’allora direttore della sezione italiana dei missili intelligenti, Massimo Dalema, la cui candidatura al 24° anno da parlamentare (tanto per cominciare), dovrebbe anche per questa chiaroveggenza essere imposta a furor di popolo.
E poi, come non ricordare la serena fermezza con la quale la Nato ha utilizzato le sue forze aeree e navali per democratizzare la Libia quando, anche allora, molti dirigenti della UE si limitavano a giustificare l’operazione con semplici parole, chiacchiere assortite e sequestri di denaro che, forse perché troppi, ancora non riescono a riconsegnare ai libici? Per fortuna Dio esiste ed è nostro per cui, a rompere una inerzia che sembrava avere coinvolto persino Barack Obama, ci hanno pensato Sarkhozy, Cameron e molti dirigenti italiani, tutti rigorosamente esenti da ogni rapporto precedente con Ghedaffi. E come non vedere che oggi mentre, grazie alla benamata Turchia (e ai vecchi amici di Al-Qaida), la Nato è attivamente implicata nella lotta contro il dittatore siriano che assassina la sua popolazione, la UE continua con le chiacchiere e si limita a promettere denari che non ha?
I modesti parlamentari norvegesi hanno teso le lodi della UE perché combatte il nazionalismo che, temono, sia in pieno auge. Forse perché non appartengono alla UE, non hanno potuto dire, come invece ci ricorda spesso il presidente Napolitano, che bisogna cedere sovranità alla UE, magari in cambio di altri governi tecnici che più tecnici non si può e, va da sé, senza bisogno di consultare la popolazione. Ma, in tutta onestà, solo gli stolti possono non riconoscere che il contributo dato dalla UE a questa nobile causa, oltre ad essere relativamente scarsa, coinvolge solo poche nazioni in decadenza situate all’estremo del continente eurasiatico. E solo gli stolti possono non vedere quanto sia più gravida di comuni valori e pregnante di risultati la missione ispirata della Nato che combatte il nazionalismo e impone il benevolo dominio della democrazia e dei diritti umani a tutto il mondo. Ci si potrà arrampicare pure sugli specchi, ma non si può fuggire all’evidenza che la pace regnerà veramente su tutto il pianeta (per ora), solo quando tutte le nazioni e tutti i nazionalismi siano messi sotto la dolce egida dei valori occidentali.
Avendola fatta fin troppo lunga per sostenere che quando piove tutti si bagnano, alla vigilia del centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, poiché nulla potrebbe rappresentare un investimento più adeguato della concessione di questo prestigioso Premio (della pace) alla sola organizzazione che vuole davvero imporre “la fine di tutte le guerre”, alla sola organizzazione alla quale non trema la mano quando deve imporla nelle galere e i cimiteri, concludo ribadendo l’accorato appello con cui iniziai questa nota: Formiamo subito un comitato, di lotta e di governo, per il riconoscimento del Nobel per la pace 2013 alla Nato. È arrivato il tempo d’impegnarsi. I sopravvissuti ci ringrazieranno.

Città di Castello, ottobre 2013

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