La Teologia della Liberazione e Papa Francesco

1 ottobre 2013 - Juan José Tamayo

Questi giorni è in corso a Madrid il 33° Congresso di Teologia, convocato dall’Associazione di Teologi Giovanni XXIII e gestito da numerosi movimenti cristiani di base, che ha come tema "La teologia della liberazione, oggi". Il pensiero politico conservatore, la teologia cattolica tradizionale e l’istituzione ecclesiastica condividono il giudizio sulla teologia della liberazione (TL): deve essere condannata. Ma non solo, essi hanno già diagnosticato all’unisono la sua morte, persino la sua sepoltura e il suo funerale. Ma il loro giudizio e la loro diagnosi rispondono agli interessi che difendono il neoliberismo economico e politico e il neoconservatorismo religioso, che sono in contrasto proprio con la TL.
Quest’ultima si muove nell’orizzonte del pensiero critico e utopico, laddove il conservatorismo politico è fondato sul pensiero unico e installato nel sistema; attua una rivoluzione nella metodologia teologica, che parte dall’analisi della realtà illuminati dalla fede e realizza un’interpretazione liberatrice del cristianesimo, mentre la teologia tradizionale parte dal dogma e tende ad un’interpretazione fondamentalista dei testi sacri. E’ guidata dal principio etico-evangelico della scelta preferenziale per i poveri e si impegna nella costruzione della Chiesa dei poveri, mentre l’istituzione ecclesiastica difende l’universalismo astratto dell’amore che si traduce in pratiche "caritatevoli" di carattere benefico-assistenziali e riproduce una organizzazione di tipo gerarchico-piramidale .
Ma subito si scopre la trappola: il conservatorismo politico e il tradizionalismo cattolico tendono a confondere il desiderio con la realtà e cercano con tutti i mezzi di distruggere la TL perché la trovano scomoda. Tuttavia, non ci riescono.
Quarant’anni dopo la sua nascita, la Teologia della Liberazione (TL) continua ad essere viva e attiva. Oggi più che mai, con l’allargarsi delle fasce della popolazione colpite dalla povertà strutturale, dalla miseria intercontinentale, dall’emarginazione sociale, dall’esclusione culturale, dalla discriminazione sessista e dal neo-colonialismo. Ancora una volta Davide ha battuto Golia.
La TL si coltiva in tutti i continenti in relazione a quelli che sono i tratti distintivi della propria identità religiosa e culturale: in America Latina, la sua culla, in linea con il nuovo scenario politico e religioso e con il socialismo del XXI secolo; in Asia, in dialogo con le religioni e le culture orientali e scoprendo in essi la sua dimensione liberatrice; in Africa, in relazione alle religioni e culture ancestrali, in cerca delle fonti della vita nella natura; in Europa, in convergenza con i movimenti alter-global che lottano per un altro mondo possibile.
L’attuale Teologia della Liberazione non resta fissa nelle istantanee degli anni Settanta. È teologia storica, contestuale, procedurale, della strada, non della sacrestia, del popolo, non delle élite, della terra, non del cielo. E come tale si riformula nei nuovi processi di liberazione in sintonia con i soggetti emergenti delle trasformazioni sociali: donne discriminate che acquisiscono potere e diventano consapevoli del loro potenziale rivoluzionario; culture un tempo distrutte che rivendicano la propria identità aperta ad altre identità; comunità indigene che rivendicano le loro visioni del mondo autoctone non soggette alla colonizzazione occidentale; collettivi che rivendicano il loro diritto al libero esercizio della propria sessualità senza la pressione e la condanna della morale omofoba; comunità contadine che si mobilitano contro il libero scambio; giovani arrabbiati ai quali si nega il presente e si ruba il futuro; una natura saccheggiata che soffre, urla e si ribella; comunità di origine africana che si ribellano contro il regime dell’apartheid che l’Occidente continua a imporgli, ecc..
Può la Chiesa istituzionale, con a capo il Pontefice, assumere la TL come orientamento ideologico? Così sembra ,se teniamo in considerazione i gesti, i discorsi, gli atteggiamenti e le scelte che papa Francesco ha adottato in meno di sei mesi a capo della Chiesa cattolica: la rinuncia a vivere in Vaticano, l’invito ai giovani alla rivolta e all’indignazione, la difesa dei diritti degli immigrati privi di documenti, la visita alle favelas durante il suo viaggio in Brasile, la critica mossa ai sacerdoti e ai vescovi insediati sul conformismo, la denuncia del capitalismo, la difesa di una Chiesa povera e dei poveri, l’austerità della vita, ecc.. Così credono importanti settori religiosi e laici, inclusi i progressisti e persino alcuni teologi della liberazione. In questa direzione sembra andare il testo di Gustavo Gutiérrez pubblicato sull’Osservatore Romano, impensabile durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Credo, tuttavia, che una teologia che fa della scelta preferenziale per i poveri il suo imperativo categorico è difficilmente accessibile da parte dell’istituzione ecclesiastica per diversi motivi: per il luogo sociale in cui si situa: i poveri, i movimenti sociali; per il radicalismo della sua scelta,interculturalismo, pluralismo e dialogo interreligioso, diversità sessuale, lotta contro la povertà strutturale; per la rivoluzione metodologica che implica a partire dall’analisi della realtà e della prassi rivoluzionaria; per la critica del potere ecclesiastico e delle sue istituzioni.
Due esempi. Nei discorsi pronunciati durante la sua visita in Brasile, Francesco non ha neppure citato la TL, essendo questo Paese il luogo dove più si coltiva e dove si trovano la maggior parte dei teologi e delle teologhe della liberazione, e nemmeno li ha incontrati, pur incontrando altri collettivi cristiani e sociali. In un’intervista del mese di agosto di quest’anno al neo Segretario di Stato del Vaticano Pietro Parolin, rilasciata quando era nunzio apostolico in Venezuela, circa la teologia della liberazione e l’opzione preferenziale per i poveri ha così risposto: “E’vero che la Chiesa ha una opzione preferenziale per i poveri... Ma ha anche chiarito sempre che quella dei poveri non è una opzione escludente e nemmeno esclusiva... La Chiesa è di tutti, la Chiesa offre il Vangelo a tutti con una particolare attenzione ai poveri, perché sono loro i prescelti dal Signore, consapevoli che il Vangelo può essere ricevuto solo con un atteggiamento da poveri”.
Al massimo l’istituzione ecclesiastica potrà arrivare a rispettare questa teologia, a stabilire una moratoria, a non condannarla, a non sanzionare i suoi sostenitori e le sue sostenitrici. Pur supponendo che il papato riconosca tale orientamento e lo assuma come proprio, si verrebbero a creare le condizioni che metterebbero in seria difficoltà i suoi sostenitori, in quanto si vedrebbero obbligati a rivedere il proprio orientamento ideologico, a ridurre la radicalità delle loro proposte, a riesaminare la propria metodologia induttiva per adattarla a quella ufficiale. In questo caso non ci troveremmo di fronte ad una autentica teologia della liberazione, ma a una immagine distorta della stessa.
Il 33° Congresso di Teologia, che si è celebrato dal 5 all’8 settembre a Madrid sul tema “La teologia della liberazione, oggi”, si propone di mostrare che:
a) la TL è ancora viva e attiva e viene coltivata in tutti i continenti;
b) se qualcuno vuole seppellirla, l’avrà sepolta viva;
c) merita rispetto all’interno del pluralismo religioso;
d) richiede riconoscimento per il suo rigore metodologico;
e) è una teologia profetica dove si ritorna ad ascoltare il grido degli ebrei ridotti in schiavitù e l’impegno di Dio per la loro liberazione, la voce dei profeti in difesa dei poveri, il discorso di Bartolomeo contro la distruzione delle Indie, ecc;
f) non deve essere condannata perché è la riscrittura del Vangelo come buona notizia di liberazione per i poveri e come cattiva notizia per i responsabili dell’impoverimento di gran parte della popolazione.
“La Teologia – afferma Pedro Casaldáliga nel messaggio diretto al Congresso – è Teologia della liberazione oppure non è teologia, o di certo non sarebbe quella del Dio di Gesù”. Il 33° Congresso di Teologia va in questa direzione. E questo è stato il suo orientamento sin dal principio del suo cammino nel 1981.
L’autore
Juan Jose Tamayo è direttore del Dipartimento di Teologia e Scienze Religiose presso l’Università Carlos III di Madrid ed è autore del libro “La teologia della liberazione nel nuovo scenario politico e religioso” (Tirant Lo Blanco, Valencia, 2010, 2a ed.) .

La traduzione è a cura di Adriana Pantaleo. La redazione ringrazia la traduttrice per il prezioso servizio reso.

Ultimo numero

Rigenerare l'abitare
MARZO 2020

Rigenerare l'abitare

Dal Mediterraneo, luogo di incontro
tra Chiese e paesi perché
il nostro mare sia un cortile di pace,
all'Economia, focus di un dossier,
realizzato in collaborazione
con la Fondazione finanza etica.
Mosaico di paceMosaico di paceMosaico di pace

articoli correlati

    Realizzato da Off.ed comunicazione con PhPeace 2.6.39