POVERTÀ

Francesco e Francesco

L’amore per una Chiesa povera per i poveri, il sostegno al processo di pace, la cura del creato, insieme
al nuovo stile inaugurato da questo Papa, costituiscono la realizzazione nell’oggi della voce in San Damiano e della missione di Francesco d’Assisi.
Tonio Dell’Olio

“Francesco non è un nome. È un progetto di Chiesa, povera, semplice, evangelica e spogliata di tutto il suo apparato. Francesco di Assisi ha iniziato una Chiesa che camminava lungo i sentieri, insieme con gli ultimi, che ha creato le prime comunità di fratelli che hanno pregato il breviario sotto gli alberi con gli uccelli. Era una Chiesa ecologica che ha chiamato con le parole dolci di ‘fratelli e sorelle’ tutti gli esseri. Questo è un modello di Chiesa che è fonte di ispirazione per Francesco di Roma: ‘Una Chiesa povera per i poveri’, come egli stesso ha affermato e volendo essere fedele al mandato di Gesù. I pastori dovrebbero avere ‘l’odore delle pecore’ raccontata con umorismo in un’omelia ai sacerdoti di Roma. Che vuol significare camminare in mezzo alla gente”. La lunga citazione è tratta da un libro di Leonardo Boff che è stato pubblicato da poco in Brasile col titolo Francisco de Roma e Francisco de AssisUma nova primavera na Igreja?. A scorrere le pagine di quel testo si comprende come il teologo francescano esponente della Teologia della Liberazione abbia scelto di impegnare la sua penna per porre in evidenza non solo le somiglianze tra lo stile del Santo di Assisi e quello del Papa “venuto dalla fine del mondo” ma soprattutto i criteri ispiratori delle scelte dell’uno e dell’altro. D’altra parte, sin dai primi giorni del suo pontificato, molti commentatori si sono esercitati nel riuscire a comprendere le ragioni e le conseguenze di una scelta tanto originale quanto innovativa. Tant’è che lo stesso papa Bergoglio nel suo primo incontro con i giornalisti, ad appena tre giorni dalla sua elezione, sente l’esigenza di spiegare le ragioni della scelta di quel nome proprio per sgomberare il campo da semplificazioni fuorvianti. In quell’occasione dirà: “Alcuni non sapevano perché il vescovo di Roma ha voluto chiamarsi Francesco. Alcuni pensavano a Francesco Saverio, a Francesco di Sales o a Francesco di Assisi. Io vi racconterò la storia. Nell’elezione io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche Prefetto emerito per la Congregazione per il clero, il card. Claudio Hummes, un grande amico. Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa lui mi confortava e quando i voti sono saliti ai due terzi, viene l’applauso consueto perché è stato eletto il Papa. Allora lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: ‘Non dimenticarti dei poveri’. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi subito in relazione ai poveri ho pensato a Francesco di Assisi, poi ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva fino a tutti i voti. Francesco è l’uomo della pace e così è venuto il nome nel mio cuore: Francesco di Assisi che è per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato. In questo momento noi abbiamo col creato una relazione non tanto buona eh?. È l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero. Ah come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”. Queste affermazioni, che ho volutamente trascritto integralmente dal discorso originale, rappresentano una vera e propria miniera perché, senza indugio, esprimono tanto la linea ispiratrice che quella programmatica. I tratti caratteristici di Francesco posti in evidenza da papa Bergoglio sono essenzialmente tre: la povertà, la pace e la salvaguardia del creato.

La povertà

La povertà in Francesco di Assisi non si è mai identificata con una condizione sociale, una sorta di condanna della malasorte sulla pelle dei meno fortunati, quanto piuttosto come un valore che indicava condivisione e solidarietà, carità e prossimità. Sin dall’abbraccio con il lebbroso la miseria degli altri diventa misura delle sue scelte di vita e ciò che agli altri appare una condanna senza appello, per lui diventa una nobile scelta, l’abbraccio con “madonna povertà”. Le ragioni sono mistiche e folli come solo un santo riesce a comprendere. Noi possiamo tentare di tradurre almeno un filo di questa intensa trama dicendo che per Francesco non si può aiutare i poveri senza stare accanto a loro, senza condividerne la sorte, senza portarne sulla pelle le medesime piaghe. Ed è esattamente quello che papa Francesco ha annunciato non solo citando l’episodio del suggerimento del card. Hummes ma soprattutto con l’invocazione di una Chiesa povera per i poveri. Non solo una Chiesa che aiuti i poveri, che faccia beneficenza e appronti servizi in grado di rispondere alle vecchie e nuove povertà, ma una Chiesa povera. D’altra parte, in questi primi mesi di pontificato, non ha mancato di darne prova in prima persona dalle tante scelte operate fino alle sue prime uscite a Lampedusa, a Cagliari, ad Assisi e al Centro Astalli di Roma. Nell’intervista a p. A. Spadaro per Civiltà Cattolica è lui stesso a dichiarare: “Quando si parla di problemi sociali, una cosa è riunirsi per studiare il problema della droga in una villa miseria, e un’altra cosa è andare lì, viverci e capire il problema dall’interno e studiarlo. C’è una lettera geniale del padre Arrupe ai Centros de Investigación y Acción Social (CIAS) sulla povertà, nella quale dice chiaramente che non si può parlare di povertà se non la si sperimenta con una inserzione diretta nei luoghi nei quali la si vive”.

“Non dimenticarti dei poveri” gli aveva sussurrato il card. Hummes, ma papa Francesco è andato ben oltre e ha ricordato il santo di Assisi come uomo di pace. Il santo che in un tempo di crociate si reca in Oriente a incontrare disarmato il sultano Malik Al Kamil. Esplicitamente Bergoglio ha ricordato a più riprese nel corso della sua visita ad Assisi lo scorso 4 ottobre che “Francesco è stato uomo di armonia e di pace” entrando nella profondità della spiritualità francescana della pace intesa come riconciliazione tra le parti in conflitto ma anche come “opera di giustizia” secondo la definizione dello stesso Concilio Vaticano II. Ma tutti abbiamo pensato a San Francesco che in tempo di crociate incontra “il nemico e l’infedele”, quando anche papa Francesco ha opposto le sole armi del digiuno e della preghiera per contrapporsi all’ormai imminente intervento armato deciso dagli USA e da buona parte delle potenze occidentali per “risolvere” il conflitto in corso in Siria. “Con tutta la mia forza – ha detto Papa Francesco durante la veglia di preghiera in Piazza San Pietro – chiedo alle parti in conflitto di ascoltare la voce della propria coscienza, di non chiudersi nei propri interessi, ma di guardare all’altro come a un fratello e di intraprendere con coraggio e con decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione”. E non è che una delle espressioni delle sue riflessioni sul tema della pace che è possibile citare!

Dalla parte del creato

Altrettanto si deve dire per le ferme prese di posizione di papa Francesco in tema di salvaguardia del creato. Pur essendo passati pochi mesi dalla sua elezione sono numerosissime le occasioni che ha colto per poter affermare l’attenzione alla custodia della natura e per esortare la responsabilità soprattutto di quanti si dicono credenti. Potrei citare molti passaggi ma qui preferisco dire soltanto di quando, l’11 novembre scorso il Papa, ricevendo in Santa Marta Pino Solanas, attivista e deputato argentino, non solo ha anticipato che ha in mente di scrivere un’enciclica sull’ambiente, ma si è apertamente schierato contro il fracking che è il sistema utilizzato per estrarre il gas di scisto, lo shale gas, una fonte di energia “non convenzionale” il cui mercato sta attraversando una fase di gigantesca espansione ma al tempo stesso sta causando gravissimi danni ambientali ovunque venga realizzato.

Resta un ultimo dato che unisce mirabilmente papa Francesco al santo di Assisi e forse è quello che più di ogni altro risuona come la risposta dello Spirito alle attese della storia. Le cronache francescane raccontano che il crocifisso di San Damiano abbia parlato a San Francesco dicendogli: “Và e ripara la mia casa” e lo stesso papa Innocenzo III approva la Regola francescana dopo essere stato impressionato da un sogno nel quale quel frate mendicante reggeva a mo’ di pilastro la Basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma, che crollava. L’amore a una Chiesa povera per i poveri, il sostegno al processo di pace, la cura del creato, insieme al nuovo stile inaugurato da questo Papa e ai primi progetti annunciati di riforma della Chiesa, costituiscono la realizzazione nell’oggi di quella voce in San Damiano e di quella missione di Francesco. Il Papa ha voluto istituire un Consiglio di 8 cardinali che lo aiutasse a scrivere una riforma radicale della Curia. Quegli stessi otto cardinali si sono incontrati per la prima volta tra loro e con Bergoglio nei primi giorni di ottobre e hanno concluso la loro riunione accompagnandolo. Ancora una volta è la forza dei segni a parlare senza bisogno di parole. D’altra parte, papa Francesco ha citato più volte una frase che San Francesco diceva ai frati: “Annunciate il Vangelo sempre. E, se fosse necessario, con le parole”.

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