La sfida delle donne in Iraq

Relazione svolta nel corso del seminario dell’associazione di Amicizia Italia-Iraq. L’Iraq agli iracheni, “La tragedia irachena: quale risposta dalle donne e dalla società”, a Roma il 21- 22 aprile 2015
Hanna Edward (Presidente dell’Associazione AMAL - ONG per i diritti umani in Iraq)

L’Iraq è ancora immerso nei conflitti mentre nel paese è crollato lo stato di diritto. In questa situazione dobbiamo affrontare questioni come l’impunità di chi viola i diritti umani, la mancanza di giustizia, la corruzione e la debolezza delle istituzioni statali.

In questo contesto si è avuto un forte deterioramento della condizione delle donne irachene, che passa attraverso gli aspetti seguenti.

 

1. Leggi che discriminano le donne, omissioni e contraddizioni all’interno del quadro legislativo e costituzionale. 

L’articolo 41 della costituzione ha posto le basi giuridiche per le discriminazioni di genere, e questo è totalmente incompatibile con l’articolo 14 della stessa Costituzione, che invece sottolinea che tutti sono uguali davanti alla legge senza alcuna discriminazione fondata sul sesso. L’introduzione di tale articolo costituisce una minaccia per la coesione normativa nazionale, per lo stato di diritto e per le istituzioni deputate all’applicazione della legge. Promuove infatti il settarismo, l’inferiorità di genere e la discriminazione contro le donne attraverso la legalizzazione del matrimonio precoce, la poligamia, la possibilità di effettuare matrimoni e divorzi al di fuori della legge e il matrimonio temporaneo: tutto ciò è incompatibile con la Legge dello stato n. 188 del 1959, tutt’ora vigente.

Anche il disegno di legge Ja’fari sullo statuto di famiglia, predisposto dal governo iracheno nel 2014, va nella stessa direzione che vuole promuovere l’articolo 41 della costituzione. Le organizzazioni della società civile sono riuscite a contrastare il passaggio di tale proposta, che pende tuttavia come una spada di Damocle e una sfida per i diritti delle donne in famiglia con il rischio che si instauri un sistema settario.

Vi è Inoltre, la Legge Penale n. 111 del 1969, che contiene molte disposizioni discriminatorie nei confronti delle donne, come il diritto del marito a picchiare la moglie e l’inasprimento della pena contro la donna in caso di adulterio, mentre alleggerisce la pena per i delitti d’onore compiuti dagli uomini, ammette il perdono attraverso il matrimonio riparatore con la vittima, punisce inoltre fortemente le donne vittime della prostituzione.

 

2. Aumento dei poteri dei clan, delle milizie e del clero ha causato i seguenti fenomeni:  

˜          Estremismo, che ha prodotto violenza contro le donne, come nel caso delle pratiche terroristiche di Daesh nelle zone che ha occupato.

˜          L’attitudine della società a considerare le donne come oggetto di piacere sessuale.

˜          La pratica dei matrimoni precoci e del matrimonio forzato, giustificandola con le tradizioni, i costumi e la religione: questo fenomeno è diventato veramente tragico. 

˜          La circoncisione delle donne in Kurdistan, nonostante sia stata adottata la legge n. 8/2011 contro la violenza domestica: il fenomeno rimane diffuso in alcune aree del territorio e nella provincia di Kirkuk.

˜          La poligamia, che è aumentata fortemente in seguito al venir meno dello Stato di Diritto.

3. Perdita della pace e della sicurezza, che ha comportato per le donne: 

˜          Rapimenti. I casi di rapimento non sono registrati e non vengono segnalati dalle famiglie per paura.

˜          Uccisioni. Nella maggior parte dei casi sono registrati come effettuati da ignoti. Il fenomeno dell’impunità per i crimini contro le donne comporta una seria sfida all’autorità della legge, tanto che a volte gli omicidi delle donne non sono registrati come tali ma come suicidi. Per altro i dati delle autorità di sicurezza non corrispondono alla realtà.

˜          Esodo forzato. Questo fenomeno si è aggravato negli ultimi anni: il numero degli  sfollati supera ormai i 2.700.000 milioni, più spesso si tratta di donne e bambini che vivono in condizioni disumane.

˜          Violenza sessuale. Una donna su cinque ha sperimentato aggressioni fisiche/sessuali/abusi verbali per strada. In aumento anche i casi di abuso sessuale sistematico nei centri di detenzione, e, come dichiarato in uno studio presentato ad un forum di giornaliste irachene nel 2014, contro le giornaliste: ben il 68% di esse ha subito molestie sessuali.  

4. Donne emarginate e vulnerabili 

˜          Le donne sottoposte a tratta. Il traffico umano è regolato dalla legge n. 28 del 2012, ma soffre di gravi lacune giuridiche e la sua applicazione è ostacolata dalla scarsità delle risorse umane e finanziarie allocate.

˜          Fin dal 2004 donne e famiglie appartenenti a minoranze in varie provincie sono state costrette a lasciare le proprie case a causa della insicurezza e della violenza scatenatesi contro le loro comunità, con minacce alle donne che non portavano l’hijab.  Più recentemente nuove e terribili aggressioni sono state attuate contro le donne Ezyde e di altre minoranze, da parte dell’organizzazione terroristica Daesh, che ha imposto pratiche che fanno regredire alla preistoria, come la vendita delle donne al mercato degli schiavi, lo stupro, la schiavitù sessuale, il matrimonio forzato, l’assassinio, la tortura, le minacce, il saccheggio e la costrizione ad abbandonare la propria religione e le proprie credenze per convertirsi all’Islam.

˜          Le vedove. Stime non ufficiali dicono che ci sono più di 1,5 milioni di vedove in Iraq: la maggior parte di loro, si trova, insieme a propri figli, in gravissime condizioni economiche e sociali.

˜          Donne analfabete. Studi sul campo indicano che la percentuale di donne analfabete supera ormai il 40 per cento. Tra le cause: il dilagare e l’aggravarsi dei conflitti armati, lo sfollamento, l’aumento della povertà, l’influenza delle tradizioni tribali e religiose, la scarsità di risorse nella costruzione e riabilitazione di scuole a causa della corruzione dilagante.

 

A fronte di questa scoraggiante situazione, le organizzazioni delle donne stanno lavorando fortemente per:

1. Diffondere la cultura della nonviolenza, dei diritti umani, dell’uguaglianza e della coesione sociale.

2. Fare campagne di advocacy per dare applicazione a livello nazionale alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, N°1325,finalizzata a tutelare le donne in situazioni.

di conflitto e a promuoverne il ruolo per il mantenimento della pace e della sicurezza.

3. Rafforzare il ruolo delle donne nella costruzione di uno stato che preveda per tutti e tutte uguale cittadinanza e giustizia sociale.

4. Promuovere una legge per la protezione contro la violenza domestica, emendando inoltre la legislazione nazionale sull’argomento.

5. Organizzare un Forum delle donne del Medio Oriente e del Nord Africa intorno alla applicazione della risoluzione 1325, dal tema "La resistenza delle donne contro  l’estremismo e il terrorismo" che si terrà a Erbil il 10 e 11 maggio del corrente anno.

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