PAX CHRISTI

Avevo la sua età

A settanta anni dalla bomba atomica, a Catania la voce e la testimonianza
dei sopravvissuti di Hiroshima.
Vincenzo Pezzino (Punto Pace Pax Christi Catania)

Un gruppo di otto giapponesi sopravvissuti alle bombe atomiche sganciate il 6 e il 9 agosto 1945 su Hiroshima e Nagasaki è stato ospite della città di Catania il 15 maggio scorso. Gli “Hibakusha” (sopravvissuti), con alcuni accompagnatori, sono arrivati con una nave, la “Peace Boat” (Nave della Pace), nel corso di un giro mondiale che, partito dal Giappone il 12 aprile, li riporterà in patria in tempo per la commemorazione delle vittime nel 70° anniversario delle esplosioni atomiche. Catania rappresenta l’unica tappa italiana di questo tour.
Sono venuti a dare la propria testimonianza con il progetto “I was her age” (Avevo la sua età), promosso dall’organizzazione “Mayors for Peace” (Sindaci per la Pace), rappresentata per l’occasione a Catania dal sig. Aaron Tovish, direttore della Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari. La giornata è stata organizzata dal Punto Pace Pax Christi di Catania, da Libera-Catania e dal Comune della stessa città.
Per tutte le testimonianze e gli scambi di saluti tra ospitati e ospitanti si è rivelata preziosa e insostituibile la traduzione dal giapponese all’Italiano, e viceversa, del prof. Luca Capponcelli, docente di giapponese alla facoltà di Lingue distaccata a Ragusa.
Gli ospiti sono stati dapprima ricevuti dal sindaco Enzo Bianco al Palazzo degli Elefanti, sede del Comune di Catania. Il sindaco li ha accolti con molta cordialità e ha assicurato l’adesione della Città di Catania a “Mayors for Peace”. Di rimando, nella spiegazione della finalità della visita, è stato sottolineato che il progetto “I was her age” vuole diffondere nel mondo un messaggio di pace e uguaglianza, di rispetto dei diritti umani, inserito in un programma di cooperazione internazionale. È stato anche riferito che alla rete dei “Sindaci per la Pace” hanno già aderito alcuni sindaci siciliani.
Successivamente, grazie a un piccolo bus messo a disposizione dalla municipalità catanese, il gruppo si è trasferito all’auditorium “Beppe Montana” dell’Istituto Comprensivo “Vespucci – Capuana Pirandello” che, proprio per l’occasione, ha aperto le porte, nonostante la giornata festiva (Festa della Regione Siciliana).
I sopravvissuti hanno così incontrato studenti, genitori, associazioni e cittadini, per offrire la loro testimonianza simbolicamente sintetizzata nella frase “Avevo la sua età”, che dà il titolo al progetto, rivolta naturalmente ai ragazzi più giovani.
Dopo un’accoglienza calorosa caratterizzata da musiche e coro di giovani studenti e dopo uno scambio di saluti e piccoli doni, è stata la volta dei drammatici racconti, con parole, immagini e disegni colorati, dell’esperienza sconvolgente vissuta dagli Hibakusha.
È stato un momento intensamente emozionante ascoltare i testimoni di un’immane tragedia del passato. Certamente tale memoria è triste, ma al tempo stesso oggi è utile e indispensabile come ammonimento perché non si ripeta più in futuro e come momento di formazione per i giovani.
Certamente noi tutti conoscevamo sommariamente che cos’era avvenuto il 6 e il 9 agosto 1945 a Hiroshima e Nagasaki, ma ben altra cosa è stato incontrare di persona chi ha vissuto direttamente, sulla propria pelle, quel terribile momento della storia dell’umanità: l’esplosione di una bomba atomica letteralmente sulla propria testa…
Le distruzioni immediate e le devastanti conseguenze, che si sono protratte per decine di anni a causa della contaminazione radioattiva, hanno lasciato un’impronta indelebile in tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’umanità.
Per questo ci dobbiamo battere, non solo per l’abolizione delle armi nucleari, ma, in modo più ambizioso, per eliminare la guerra dalla storia, per la risoluzione non armata dei conflitti.
Particolarmente significativa è stata la testimonianza resa dall’ospite giapponese che guidava il gruppo, il sig. Masai Ito, un settantacinquenne in buona forma, che a quei tempi aveva cinque anni e giocava sul suo triciclo a tre chilometri e mezzo dall’epicentro. All’esplosione della bomba, fu sbalzato via di 4-5 metri come da una forte folata di vento, ma fortunatamente fu abbastanza protetto da un muro. Successivamente fu presto condotto in un bunker sotterraneo, evitando così la “pioggia nera”. Suo fratello e sua sorella, che in quel momento si trovavano a scuola, non furono mai più rivisti né trovati e vane furono le ricerche del padre nei giorni seguenti. I suoi genitori morirono entrambi di tumore dopo una decina di anni, come altre innumerevoli vittime degli effetti collaterali delle radiazioni nucleari, effetti che per anni gli Americani si rifiutarono di riconoscere come conseguenza delle bombe da loro lanciate, ma che ebbero esiti devastanti sui sopravvissuti. Nonostante la tenera età, i ricordi del sig. Ito sono molto forti. Per la sua attività professionale il padre aveva una specie di capannone, dove furono trasportate alcune decine di feriti ustionati gravemente. Morirono tutti a uno a uno nei giorni successivi. I cadaveri vennero allora trasferiti in un luogo vicino e cremati, e lui ha ancora un ricordo preciso e terribile dell’odore della carne bruciata.
La toccante testimonianza di Masai Ito, ascoltata senza fiato nel vasto e affollato auditorium dove non volava una mosca, si è conclusa con due richieste rivolte ai giovani.
La prima, quella di recepire questo messaggio e, come responsabili del futuro, operare affinché questa tragedia non si ripeta mai più.
La seconda, più intima e spirituale, quella di pregare per le anime dei morti a causa della bomba atomica, confortandole e rassicurandole che, dopo il loro sacrificio, non ce ne saranno altri per lo stesso motivo.
Non sono mancate domande da parte degli studenti, a cui sono state date risposte sagge e pazienti, improntate al concetto di “non dimenticare” affinché “non accada mai più”, perché, se si dimentica, si ripetono gli stessi errori.
Dopo un momento di convivialità curato gratuitamente dalla Scuola Alberghiera Karol Wojtyla di Catania e un brevissimo giro turistico cittadino, i nostri amici già nel primo pomeriggio sono stati riaccompagnati alla Peace Boat per proseguire il loro lungo viaggio.
Sono venuti a portarci un segnale non di rancore, ma di pace. Lo accogliamo volentieri e li ringraziamo di cuore. Alla loro testimonianza, aggiungiamo anche noi un sincero auspicio di pace per tutto il mondo.
In questo sforzo ci sentiamo sostenuti e a nostra volta sosteniamo le coraggiose prese di posizione di papa Francesco.

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