Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra madre terra

Arturo Gianluca Di Giovine

Premessa

Laudato si’, il cantico delle creature è l’opera ispiratrice della prima enciclica di Papa Francesco. Dal santo di Assisi il Papa coglie l’armonia tra l’uomo, Dio, il creato e tutte le creature.

Ma la nostra sorella madre terra protesta, è offesa, calpestata, abusata da ciò che il Papa definisce il paradigma tecnocratico economicista che ha caratterizzato l’avvento della modernità e caratterizza il procedere della post-modernità.   

La prima enciclica di Papa Francesco è la prima in assoluto totalmente dedicata alla questione ecologica; seppur ‘pezzi’ di altre encicliche[1], molto importanti, riguardano temi ecologici e il rapporto che l’uomo intrattiene con il creato, Laudato si’ è totalmente immersa nelle tematiche che riguardano il triplice rapporto che sussiste tra Dio, gli uomini e tutto il creato.

 L’intuizione straordinaria di Papa Francesco è proprio quella di aver colto e concretizzato la ‘questione ecologica’, che non si riferisce solamente alla situazione ambientale, ma è il risultato delle relazioni che intercorrono tra gli uomini, gli ambienti, gli altri esseri viventi e, infine, nell’ottica del Papa, tra l’uomo e Dio.

L’intero testo evidenzia la centralità e l’importanza delle relazioni vitali, delle interconnessioni eco-sistemiche che caratterizzano la nostra vita sul nostro pianeta.

L’impianto dell’enciclica segue un percorso abbastanza lineare, seppur pieno di connessioni, che parte dalla situazione contemporanea e dallo stato di salute della casa comune e porta a ciò che lo stesso Papa Francesco definisce ‘conversione ecologica’, la quale rispecchia il principio e l’insegnamento biblico del vivere insieme, del creare armonia, in una logica eco-sistemica che tiene conto di tutta la creazione.

La creazione, tutto ciò che ci circonda, ciò che mangiamo, beviamo, utilizziamo, coltiviamo, è in uno stato di crisi, dentro il quale ci siamo, noi, uomini, creature divine. Non possiamo continuare a rompere il filo che ci tiene legati a Dio, al prossimo e a tutto il resto.

La nostra terra, la casa comune che ci è stata donata, o che laicamente abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto, grida per il dolore che noi stessi gli stiamo infliggendo, non capendo che ci stiamo facendo del male.    

Tuttavia prima di addentrarci nell’analisi ‘ecologiche’ risulta opportuno soffermarsi su un primo aspetto, apparentemente innocuo, ma che apre scenari importanti, alternativi e rivoluzionari.

 

1. A tutti, non solo agli uomini di buona volontà.

L’enciclica Laudato si’, riprendendo la Pacem in terris di Giovanni XXIII che si rivolge a tutti gli uomini di buona volontà, sembra promuovere un passo in avanti rivolgendosi a tutti gli uomini, pertanto non solo a coloro che possiedono una buona volontà, ma anche a coloro che ne sono sprovvisti. Scriviamo ‘sembra’, perché lo stesso Francesco nel secondo capitolo, intitolato il Vangelo della creazione, si riferisce a tutte «le persone di buona volontà» (p.51). 

Sarebbe interessante discutere su cosa s’intende per uomini di buona volontà, ma non si tratta dell’oggetto in questione, tuttavia facciamo nostra la prima ipotesi, che il Papa si rivolge a tutti gli uomini, indipendentemente se siano ricolmi di buona volontà o meno.

A nostro avviso questo primo aspetto è molto importante, in quanto il rivolgersi a tutti, apre a delle riflessioni che riprendono una parte integrante della storia del francescanesimo.

L’appello alla conversione, naturalmente espressione del cristianesimo, rivolto alla totalità delle persone è un aspetto caratterizzante il francescanesimo il quale si pone l’obiettivo, sin dalla propria nascita, di «rivolgersi all’insieme della società, a tutti gli uomini e tutte le creature» (Le Goff, 2002,p.79).

La preoccupazione di san Francesco per ogni creatura è riscontrabile dalle opere che trattano della sua vita e delle sue prediche[2], le quali evidenziano che gli ascoltatori di san Francesco appartengono a tutte le categorie sociali dell’epoca.

L’appello alla totalità degli uomini assume nel francescanesimo una precisa funzione ossia quella di livellare, se non del tutto, cancellare le ‘distanze’ (per censo, ricchezze e status) sociali tra le persone. Infatti per San Francesco gli illiterati, i subditi e i pauperes rappresentano i primi destinatari delle attenzioni francescane, partire dagli ultimi per costruire una grande famiglia basata sulla fratellanza e non sulla divisione.

Al di sopra della visione sociale francescana, della società cristiana terrena vi è la società celeste, nella quale Dio viene chiamato più volte Padre e pochissime volte Re o Imperatore (Le Goff, 2002), proprio a voler sottolineare l’aspetto familiare e fraterno e non quello dominante e imperante. Pertanto «tra l’unico mondo celeste gerarchizzato e la molteplicità sociale di un mondo terrestre disordinato, Francesco sogna di instaurare la società francescana come mediatrice» (p.98) rivolgendosi a tutti, senza distinzioni di classe, censo o status. Tutti siamo destinatari di un messaggio di salvezza e conversione, nessuno è escluso; un principio riscontrabile nell’articolo 13 della Regola, nel quale si sottolinea che «come il Padre vede in ogni uomo i lineamenti del suo Figlio, Primogenito di una moltitudine di fratelli, i francescani secolari accolgano tutti gli uomini con animo umile e cortese, come dono del Signore».   

Il nostro Papa Francesco, rivolgendosi proprio a tutti, riporta al centro della riflessione ecclesiastica la questione evangelica della totalità degli uomini come destinatari della buona novella.

L’enciclica, così, riguarda tutti, non solo i cristiani, non solo gli uomini di buona volontà, ma proprio tutti, anche coloro che vivono nel potere che opprime e sono tra i maggiori responsabili del disastro ecologico-sociale nel quale viviamo.

Quest’ultimo aspetto comporta un ulteriore riflessione circa la necessità di dirigere la denuncia e l’annuncio della Parola nel cuore dell’impero, ossia anche a coloro che sono i maggiori responsabili del disastro geo-socio-politico. 

 

2. Eco-logia: tutto è in relazione.

Per ecologia s’intende la scienza delle relazioni fra gli esseri viventi e gli ambienti (Haeckel, 1866). Ciò che organizza l'ambiente e lo rende sistema sono proprio le interazioni fra gli esseri viventi (Morin, 1988), pertanto l'ambiente, quale realtà organizzatrice è un eco-sistema, ossia l'insieme delle interazioni nell'ambito di una determinata unità geofisica. Tale dimensione ecologica costituisce, dopo la specie e l'individuo, la terza dimensione della vita: c'è vita dove c'è relazione, dove l'individuo (auto) e l'ambiente (eco) si incontrano, sono in relazione tra di loro, e c'è ulteriormente vita nelle interazioni tra gli esseri viventi (Morin, 1988).

La vita dell’eco-sistema, quindi, è data dalla relazione complessa tra gli esseri viventi e gli ambienti, di conseguenza le vite degli esseri viventi e quella degli ambienti naturali, e non, si condizionano, risultano diverse ma complementari.

Le differenze generano e rilanciano continuamente la vita dell’eco-sistema, mentre l’unilateralità, il dominio dell’essere vivente sull’ambiente, o viceversa, genera morte, distruzione e caos.

Proprio la valorizzazione delle differenze del creato (nostra casa comune) in una prospettiva armonica e inclusiva è sia uno dei temi caratterizzanti l’Evangelii gaudium che uno degli aspetti che contraddistinguono l’atteggiamento francescano e comporta la «rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e dominio» (Francesco,2015,p.13).

Secondo il racconto biblico della creazione «l’esistenza umana si basa su tre relazioni […] la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra» (p.54), la vita del Tutto si basa su relazioni, tutto è in relazione; lo stesso uomo, in ebraico ‘adam è in stretta relazione con la ‘adamah, ovvero il suolo dal quale l’uomo stesso è tratto. Lavorare il suolo, la terra è parte integrante della vocazione umana. Non a caso nel racconto della Genesi l’uomo è chiamato a  dominare e soggiogare la terra. (Gn 1,26-28). Alcuni autori hanno ravvisato in questo comando la radice della crisi ecologica (White,1967). Tuttavia l’utilizzo dei verbi dominare, in ebraico radah, e soggiogare, kabash, contestualizzati nel racconto biblico, indicano da una parte il dominare con mitezza e attenzione ecologica il creato e dall’altra parte soggiogare, prendere possesso della terra e proteggerla dal caos (Mazzinghi,2008).

La visione ecologica, armonica, riscontrabile nel racconto della Creazione ci presenta una «relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura» (Francesco, 2015,p.55) nella quale l’uomo, appunto, è il custode di tale relazione, che serve alla sua e alla sopravvivenza dell’intero eco-sistema.

La vita ecologica, che pone tutto in relazione armoniosa, è  sicuramente espressione del francescanesimo come si afferma nell’articolo 11 della Regola, nella quale tutti i francescani sono chiamati ad avere «rispetto per le altre creature, animate e inanimate, che dell’Altissimo portano significazione, e si sforzino di passare dalla tentazione di sfruttamento al francescano concetto di fratellanza universale», cosmica, eco-sistemica.  

Per mantenere costantemente vitale tale relazione eco-sistemica Papa Francesco ritiene opportuno «ritornare a proporre la figura di un Padre creatore e unico padrone del mondo, perché altrimenti l’essere umano tenderà sempre a voler imporre alla realtà le proprie leggi e i propri interessi» (p.61). 

 

3. Il mito tecnocratico del progresso illimitato.

Secondo il Papa la causa che continua a scatenare l’illogicità della pretesa e del dominio umano che sempre più si manifesta nella sua brutalità autodistruttiva è «il mito moderno del progresso materiale illimitato» (p.63). Pertanto la crisi ecologica è generata dall’azione dell’uomo, ha una radice umana, che Papa Francesco definisce «paradigma tecnocratico dominante» (p.81).  

L’avvento della modernità e il suo proseguo post-moderno sancisce oltre all’idea del progresso illimitato una ‘velocizzazione’ del mondo; nel moderno s’instaura l’ideologia dell’homo currens, della vita orientata e circoscritta al solo tempo presente. Viene a mancare il riferimento del passato, della tradizione e l’attesa del futuro, di ciò che non è ancora. Tutto è orientato alla massimizzazione del presente. Per un cristiano è la perdita della dimensione escatologica, della prospettiva concreta della vita eterna.

L’età moderna, quindi, fa del presente il proprio tempo, «la modernità non può, né vuole più mutare i propri criteri di orientamento dai modelli di un’altra epoca; essa deve attingere la sua propria normatività da se stessa» (Habermas, 1987, p.32). Lo status normativo dell’età moderna è essa stessa a darselo, in quanto «il presente attuale non può acquistare la propria autocoscienza nemmeno dal suo opporsi ad un’epoca ripudiata e oltrepassata, ad una figura del passato. L’attualità può costituirsi soltanto come punto di incrocio tra tempo ed eternità» (p.33).

La stessa modernità non è un’età fissa e immobile, priva di differenziazioni al proprio interno, ma «conosce del resto più stadi, caratterizzati da una crescente accelerazione» (Cassano, 2007, p.XVII). È quello che Bauman definisce come il passaggio da una modernità solida e pesante ad una modernità liquida e leggera (Bauman, 2002). Pertanto «se nella modernità classica il futuro orientava l’azione, nella modernità liquida il respiro si accorcia e il presente conquista il centro della scena» (Cassano, 2007,p.XVIII). Vivendo solo per e nel presente, le maggior parte delle società occidentali sembrano assumere una posizione a-critica che Cassano definisce «integralismo della corsa» (p.72) caratterizzato da un’idea asettica di sviluppo economico-sociale, dall’imperativo dell’espansione illimitata che causa il progredire della mercificazione totale.

Nella modernità leggera «lo spazio è attraversabile all’istante» (Bauman, 2002,p.132), viene meno la differenza tra lontano e vicino, tutto si concentra sull’istantaneità, intesa come «un movimento velocissimo e a un tempo brevissimo» (p.132).

L’istantaneità è anche la nuova caratterizzazione del dominio, del potere, in quanto «coloro che si muovono e agiscono più velocemente sono quelli che dominano. Mentre chi non è in grado di muoversi altrettanto rapidamente, e in particolare la categoria di persone incapaci di lasciare a proprio piacimento il posto in cui si trovano, è dominato» (p.135).

Di conseguenza la tecnica, nella modernità, tende sempre più ad essere l’unica risposta per vivere e sfruttare il presente, la realtà è oggettivizzata, la scienza, senza l’etica, è la sola luce. Mentre «una scienza che pretenda di offrire soluzioni alle grandi questioni dovrebbe necessariamente tener conto di tutto ciò che la conoscenza ha prodotto nelle altre aree del sapere, comprese la filosofia e l’etica sociale» (Francesco,2015,p.89)

Così la tecnica, nel suo assolutismo scientifico, invade e condiziona le scelte economiche, le quali a loro volta dirigono le scelte politiche, che diventano ancelle di potentati tecno-economici (multinazionali, lobby, corporations etc). Papa Francesco è molto chiaro: «occorre riconoscere che i prodotti della tecnica non sono neutri, perché creano una trama che finisce per condizionare gli stili di vita e orientano le possibilità sociali nella direzione degli interessi di determinati gruppi di potere. Certe scelte che sembrano puramente strumentali, in realtà sono scelte attinenti al tipo di vita sociale che si intende sviluppare» (p.86).

Il predominio della tecnica ci ha cambiato, «l’umanità si è modificata profondamente e l’accumularsi di continue novità consacra una fugacità che ci trascina in superficie in un’unica direzione. Diventa difficile fermarci per recuperare la profondità della vita» (p.91).

Arriviamo così  alla denuncia di ciò che il Papa definisce «relativismo pratico che caratterizza la nostra epoca» (p.96); esso non è solamente una questione teoretica ma si tratta di «una patologia che spinge una persona ad approfittare di un’altra […] È la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi. È anche la logica interna di chi afferma: lasciamo che le forze invisibili del mercato regolino l’economia etc» (p.97). Il relativismo pratico, in quanto non è fondato su precisi valori, ma direttamente legato al paradigma tecnocratico dominante, assume come bussola di orientamento solo le aspirazioni dell’ego e le soddisfazioni immediate. È la logica dell’usa e getta, niente permane, dal lavoro, agli affetti, ai sentimenti, alle passioni, alle speranze.

 

4. Per una conversione integrale ed ecologica.

La crisi che stiamo vivendo non è solamente ambientale, ma in un’ottica ecologica, che tiene conto delle relazioni, essa è anche una crisi economica e sociale, «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (p.110). Tutto è connesso, tutto è in relazione.

Se tutto è in relazione, ogni scelta, ogni comportamento, ogni atteggiamento che assumiamo ha delle conseguenze nel nostro rapporto con il prossimo, con l’ambiente e con Dio. Assumendo tale senso di responsabilità ci accorgiamo che la realtà ci precede, viene prima di noi, pertanto comprendiamo che la vita ci è stata donata. Veniamo al mondo perché qualcuno prima di noi è venuto al mondo, siamo nel mondo perché altri sono nel  mondo e, dopo di noi, vi saranno altri che erediteranno ciò che noi consegneremo. Di conseguenza «siamo noi i primi interessati a trasmettere un pianeta abitabile per l’umanità che verrà dopo di noi. È un dramma per noi stessi, perché ciò chiama in causa il significato del nostro passaggio su questa terra» (p.125).

Per rispondere a questa nuova chiamata c’è bisogno di una conversione, di un ritorno alle radici, di una radicalizzazione; come i presocratici che, ricercavano l’arché, il principio di tutte le cose nell’acqua, nell’aria, nel fuoco, nella terra (apeiron, universo), così il nostro agire deve essere orientato alla custodia dell’acqua, dell’aria e della terra.

Le responsabilità sono sia individuali che collettive, richiamano il ruolo e il senso della politica, la quale deve assumere una visione ampia, uno sguardo lungo che sappia guardare oltre l’immediato e lavorare per quelli che verranno. Infatti «siamo più fecondi quando ci preoccupiamo di generare processi, piuttosto che di dominare spazi di potere. La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi princìpi e pensando al bene comune a lungo termine» (p.137).

La politica, così, «non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia» (p.143). Pertanto bisogna avere il coraggio di denunciare che mentre «il debito estero dei paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo» (p.42) così non è avvenuto per il debito ecologico che i paesi ricchi hanno nei confronti dei paesi poveri, depauperizzati delle loro risorse e inquinati da logiche predatorie.

Oltre alla politica, anche l’educazione deve «reimpostare gli itinerari pedagogici di un’etica ecologica» (p.160) in modo tale da promuovere una ‘cittadinanza ecologica’ che aiuta «a crescere nella solidarietà, nella responsabilità e nella cura basata sulla compassione» (p.160).

Abbiamo bisogno, secondo Papa Francesco, di «una conversione ecologica, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo» (p.165), adottando «il modello di san Francesco d’Assisi, per proporre una sana relazione col creato come una dimensione della conversione integrale della persona» (p.165).

Urge la necessità di elaborare e diffondere un nuovo sistema di valori, in quanto quello attuale non ci attrezza a cooperare per la salvezza di tutti.

Solo praticando la sobrietà, l’umiltà, la cultura della cura, l’amore per il creato, possiamo costruire un mondo migliore e possiamo farlo camminando, cantando e augurandoci «che le nostre lotte e la nostra preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza» (p.183).   

 

Bibliografia.

Bauman, Z. (2002). Modernità liquida. Roma:Laterza.

Cassano, F. (2007). Il pensiero meridiano. Roma:Laterza.

Francesco. (2015). Laudato si’.Bologna:Edizioni Dehoniane.

Habermas, J. (1987). Il discorso filosofico della modernità. Roma:Laterza.

Haeckel, E. (1866). Generelle Morphologia der Organismen. Berlino: Reimer.

Le Goff, J. (2002). San Francesco d’Assisi. Roma:Laterza.

Mazzinghi,L. (2008). “Dominate la terra!”:la vocazione dell’uomo e il problema ecologico. Per una teologia del Creato. Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro. n.2 (pp.11-34).

Morin, E. (1988). Il pensiero ecologico. Firenze:Hopefulmonster.

Morin, E. (2005). Etica. Milano:Raffaello Cortina.

White,L. (1967). The Historical roots of our ecological crisis. Science. 155,No.3767 (pp.1203-1207).



[1] Le principali encicliche citate da Papa Francesco sono: Pacem in terris di Giovanni XXIII; Centesimus annus di Giovanni Paolo II; Sollecitudo rei socialis di Giovanni Paolo II; Caritasi in veritate di Benedetto XVI. 

[2] Tra le opere che trattano della vita di san Francesco ricordiamo la Vita Prima, Legenda chori, Vita secunda e il Tractatus de miraculis di Tommaso da Celano; la Legenda maior e la Legenda minor di san Bonaventura; Vita e Officium rhythmicum di Giuliano Spina. 

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