AMBIENTE

No Triv

Molto più che una sigla. È una rete nazionale che ha a cuore la madre terra e la salute della gente. Quali danni comporta la ricerca dei combustibili fossili e degli idrocarburi?
Enrico Gagliano (Coordinamento nazionale No Triv)

Il Coordinamento nazionale No Triv nasce a Pisticci Scalo, in provincia di Matera, il 13-14 luglio 2012 sotto forma di fluida organizzazione spontanea e si costituisce in associazione culturale e politica l’8 luglio 2016. Il Cnnt è un’associazione apartitica e senza fini di lucro, che persegue finalità di solidarietà sociale. Aderiscono centinaia di organizzazioni e comitati di tutta Italia. Agisce su tutto il territorio italiano, con lo scopo di sostenere la ferma opposizione sociale a proposte, progetti, opere, azioni – di natura politica o industriale – finalizzate alla ricerca e allo sfruttamento, su terraferma o in mare, di combustibili da fonti fossili e non rinnovabili, e in particolare d’idrocarburi liquidi o gassosi, e di promuovere un nuovo modello sociale orientato al raffreddamento del pianeta e alla riduzione delle emissioni climalteranti in atmosfera, fondato sull’impiego di fonti energetiche rinnovabili pulite, sul rispetto e la promozione dei diritti fondamentali dell’uomo e della donna, sulla cooperazione solidale, sulla democrazia diretta e partecipata, a livello locale, nazionale ed europeo.

La principale tra le iniziative del Cnnt è rappresentata dall’aver dato il là e promosso il referendum del No Triv che si celebrò il 17 aprile 2016 su uno di sei originari, quello riguardante l’abrogazione della norma che consentiva di prorogare le concessioni in mare, entro le 12 miglia nautiche dalla costa, sino all’esaurimento dei rispettivi giacimenti. Nelle urne, a favore dell’abrogazione si espresse l’86 per cento circa degli oltre 15 milioni e ottocentomila elettori votanti, ma il mancato raggiungimento del quorum ha tenuto in vita la norma oggetto di referendum. I restanti quesiti presentati furono invece parzialmente assorbiti con le modifiche normative ottenute in virtù della pressione referendaria, nella Legge di Stabilità 2016. Da queste modifiche normative, a cui di fatto fu costretto il governo Renzi, scaturirono 26 comunicazioni di rigetto, parziale o totale, di istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, tra cui la celebre “Ombrina Mare”, nel Mare Adriatico; il rafforzamento dei poteri delle regioni in materia di energia e l’abrogazione della dichiarazione di strategicità, indifferibilità e urgenza delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi (articolo 38, comma 1, del decreto “Sblocca Italia”).

Grazie al contributo gratuito di uno dei suoi cofondatori, il costituzionalista Enzo Di Salvatore, il Cnnt ha sostenuto i ricorsi di regioni ed enti locali contro il ministero dello Sviluppo Economico e le compagnie Oil&Gas che, nel corso degli anni, hanno beneficiato di autorizzazioni e permessi a cercare ed estrarre idrocarburi. Tra le battaglie legali più estenuanti si ricordano quelle contro lo Sblocca Italia e i Disciplinari-tipo del ministero dello Sviluppo Economico. In alcuni casi i procedimenti di autorizzazione hanno subito un rallentamento tale da indurre le compagnie petrolifere ad abbandonare il nostro paese; ad esempio, pochi giorni prima del referendum la Shell decise di rinunciare a due permessi di ricerca, entrambi nel Golfo di Taranto; in altri, invece, i permessi di ricerca sono stati revocati in quanto rilasciati in violazione di legge (es: il permesso “Colle dei Nidi”, in Abruzzo). Non sono mancate anche proposte di legge depositate in parlamento nel corso della precedente legislatura.

Il Cnnt è stato tra i cofondatori del Coordinamento per la democrazia costituzionale e della rete “Territori per il NO” che, insieme ad altre realtà, hanno contribuito alla vittoria del NO in occasione del referendum costituzionale del dicembre 2016. Partecipa alla campagna Stop Ttip; è  tra i membri dell’Osservatorio Solidarietà Carta di Milano e ha sostenuto la raccolta firme a favore della proposta di legge “Io Ero Straniero” (per l’abrogazione della legge Bossi-Fini), approdata in aprile alla Commissione Affari Costituzionali della Camera. Collabora con le associazioni “Laudato Sì” e “Cattolici per la Difesa della Vita della Valle”. Il Coordinamento nazionale No Triv è presente anche in Puglia, area duramente colpita dalla deriva fossile degli ultimi anni e vittima sacrificale della SEN 2017 e del Piano Integrato Energia Clima: basti pensare all’approdo dei megasdotti Tap (Melendugno), Eastmed-Poseidon (Otranto) ed Eagle LNG (Sud di Brindisi), alla Raffineria Eni e al porto di Taranto, interconnessi entrambi ai giacimenti della Val d’Agri e di Tempa Rossa (Basilicata) il cui greggio è destinato all’estero.  Il Cnnt sostiene i movimenti pugliesi partecipando attivamente alle lotte anche contro la prosecuzione delle attività della Raffineria Ilva di Taranto. Assieme ad altre 50 associazioni, nello scorso marzo il Cnnt ha sottoscritto una petizione al governo affinché non firmasse l’Accordo per la costruzione del megagasdotto EastMed-Poseidon, costringendolo a riconsiderare l’adesione al progetto che vede coinvolti anche gli stati di Israele, Cipro e Grecia.

Limitando la visuale alle attività di ricerca di gas e petrolio, la Puglia è interessata oggi da numerosi “cantieri”, alcuni dei quali solo momentaneamente sospesi fino al 13 febbraio 2021; in particolare da: n° 1 concessione a estrarre (di Eni, in corso) in Mare Adriatico in un’area vasta 556,31 kmq; n°12 concessioni a estrarre (in corso) su terraferma, tutte in provincia di Foggia, per complessivi 1.052,88 kmq; n° 4 permessi di ricerca in mare, per complessivi 2.962,84 kmq. Le compagnie Oil&Gas hanno anche presentato numerose istanze per cercare sia gas e petrolio (ricerca) sia per estrarre entrambi a fini produttivi (concessioni di coltivazione).  I relativi procedimenti amministrativi sono sospesi fino al 12 febbraio 2021; in particolare: n° 8 istanze riguardano la terraferma, per circa 985 kmq; n° 12 interessano il mare, per 8.092,2 kmq. A queste si aggiunge l’istanza di permesso di prospezione di Spectrum Geo, nel Mare Adriatico meridionale, in un’area di 16.169 kmq.

A seguito delle proteste e delle reazioni innescate nell’opinione pubblica dal rilascio di tre permessi di ricerca nel Mar Jonio, su iniziativa del governo è stata inserita nella legge di conversione del Decreto Semplificazioni (11 febbraio 2019, n. 12) una norma (art. 11-ter) che prevede l’adozione di un Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PiTESAI). Entro il 13 agosto 2020, con decreto del ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, ne è prevista l’approvazione, al fine di individuare le aree ove sarà consentito lo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. In attesa dell’adozione del Piano, sono sospesi i procedimenti amministrativi relativi al conferimento di nuovi permessi di prospezione o di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi; non è consentita la presentazione di nuove istanze di conferimento di concessione di coltivazione, fatta salva la proroga di vigenza delle concessioni in essere; sono anche sospesi i permessi di prospezione o di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in essere, sia per aree in terraferma che in mare, con conseguente interruzione di tutte le attività di prospezione e ricerca in corso di esecuzione. Il Piano dovrà essere adottato entro il 13 agosto 2020. In caso di mancata adozione, i procedimenti sospesi concernenti il conferimento di nuovi permessi di prospezione o di ricerca proseguiranno nell’istruttoria e riprenderanno efficacia.

Non sono da escludere, però, né cambiamenti normativi a favore delle trivelle né tentativi di depotenziare/sabotare l’approvazione del Pitesai. Per prevenire questo rischio, mortale per l’ambiente e per le economie di intere aree del nostro Paese, il Cnnt lancerà a breve alcune campagne per favorire la partecipazione dei territori (e degli enti di prossimità) alla scrittura del Piano delle Aree, affinché i comuni e il governo dichiarino, come già accaduto in Gran Bretagna e Irlanda, lo stato di emergenza climatica, e perché più comuni si associno per creare comunità solari, autosufficienti e libere dalla schiavitù del gas e del petrolio. 

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