Per una nuova dimensione ideale
Carissimo don Tonino, grandi sfide interpellano nell’oggi la politica. Alcune di queste hanno incrociato la tua costante ricerca, la tua indimenticabile, feconda testimonianza, il tuo prezioso ministero, immenso dono all’umanità e alla chiesa. S’intensifica la follia della guerra. Molti sono i conflitti che generano morte e miseria, tra i quali quello lancinante tra Palestinesi e Israeliani, crocevia del mondo. Qualcuno, in preda a ossessione, vuole aggiungerne un altro, teoricamente contro il dittatore Saddam Hussein ma di fatto nei confronti degli iracheni, già stremati dall’embargo. Una guerra fortemente voluta dal presidente degli Usa, sotto le mentite spoglie di lotta al terrorismo, per il petrolio e l’egemonia in Medio Oriente. La stessa definizione di preventiva la configura come antigenesi. Così tu l’avresti magistralmente chiamata. Per bloccarla è sceso in campo il nuovo, fascinoso soggetto della globalizzazione della pace. Milioni e milioni di persone hanno partecipato alle manifestazioni, svoltesi in ogni angolo della terra, il 15 febbraio scorso, data che non potrà più essere dimenticata. Il papa Giovanni Paolo II, infaticabile e profeticamente lucido vegliardo, curvo sui drammi umani, torna quasi ogni giorno sul nuovo, conflitto per condannarlo, fino a definirlo un’aggressione. È tutta la chiesa, a livello universale, contro la guerra. Una tale, chiara scelta tu l’hai ardentemente voluta nella tua vita, per essa ti sei fortemente impegnato, hai tanto sofferto, scritto pagine stupende, articoli e pensieri luminosi, come i seguenti: “Non ti scoraggiare, chiesa di Dio, anche se il compito a casa che ti ha assegnato il Risorto la sera di Pasqua è difficile… Ma chi altro può parlare di pace con la certezza che essa è possibile se non tu, che hai il vantaggio di attingere a piene mani al fondo di quella riserva utopica che ti ha dato il Signore?”. Soffrivi tanto quando affermavi che nessuna risorsa deve essere bruciata in armi mentre parte dell’umanità muore per fame, sete, malattie non curate. Bisogna con urgenza apporre la parola fine a questo osceno scandalo non più tollerabile. Le colossali ingiustizie, in verità, sono le devastanti conseguenze dell’attuale, iniquo sistema economico che domina il mondo. Per gli sporchi interessi, i sontuosi privilegi di alcuni pervicacemente difesi, vengono calpestati i sacrosanti diritti dei tanti. È giunto il tempo di un radicale cambiamento. Come hai sottolineato, tante volte, le giovani e i giovani dischiudono per primi i nuovi orizzonti. Una primavera sociale, pertanto, è sbocciata, sta fiorendo. Diversi appuntamenti, ampiamente partecipati, l’hanno preparata. Dalle corali riflessioni sono scaturiti nuovi paradigmi, la totale condanna del neoliberismo che sfalda l’umanità e la natura, l’urgenza di scelte vitali per i popoli, la necessità di costruire il cammino di liberazione dell’umanità, un altro mondo. In tale direzione occorre soprattutto che le povere e i poveri non siano più gli esseri invisibili. Viene chiamata in causa, come non mai, la politica. Nella difficile ma determinante materia i tuoi insegnamenti continuano ad essere attuali e doviziosi. Necessita ancora una volta attingere ad essi. L’attuale stagione, nel nostro Paese, si presenta gretta e greve. Calpestata la sfera dei diritti, l’aria dell’emarginazione e della sofferenza, l’universo dei disagi conoscono nuove lettere, il lavoro, segno di dignità per ogni persona, subisce una vergognosa aggressione, i mentitori maneggiano l’informazione, l’illegalità serpeggia nei palazzi governativi. Anche nella società complessa, nell’età del computer, si avverte il bisogno di valori che costituiscono il D.N.A. della politica. La competenza, la coerenza, la lungimiranza, la legalità, la trasparenza, il coraggio, l’onestà, la rettitudine, la dimensione del servizio compongono le doti indispensabili per attuare il bene comune, rispondere all’interesse generale. La politica, con le tue parole “arte nobile e difficile”, va esercitata con la coscienza delle responsabilità, basata sulla programmazione, e richiede nella quotidianità una notevole tensione ideale, civile, morale. Una grande questione nella società italiana viene da molto lontano: la non centralità delle politiche sociali nella vita istituzionale. Essa ha determinato notevoli ingiustizie. Ai nostri giorni bisogna affrontarla perché da una tale, perniciosa scelta derivano devastanti disuguaglianze, nuove povertà, la non risposta ai bisogni primari. È necessario attuare con coraggio una rivoluzione in tale importante area sconfiggendo indifferenza, ritardi, rinvii.





