EDITORIALE

Nairobi 2007. Non rubate l’anima all’Africa

Tonio Dell’Olio

È una domenica piena di luce e il sole scalda anche le viscere, sono le 9.30 del 21 gennaio e siamo a Korogocho, la baraccopoli di Nairobi in cui il direttore di questa rivista, Alex Zanotelli, ha speso 12 anni della sua vita prima di tornare in Italia a “convertire la tribù dei bianchi” come gli ha chiesto un anziano della comunità al momento della preghiera del saluto. L’Eucaristia che celebriamo all’aperto, sotto le lamiere che coprono l’anfiteatro, non ci fa dimenticare né la polvere della strada né il fetore della fogna a cielo aperto. Più che un rito, celebriamo una festa. D’altra parte è la prima volta che Alex ritorna a Korogocho dopo il suo rientro in Italia. Danze, incenso, canti corali, mani a scandire il ritmo e segni che parlano da sé senza alcuna didascalia. Sono gesti che affondano il loro senso nell’anima dell’Africa eppure parlano tutte le lingue come nel giorno di Pentecoste.
Questo è vero al punto che scorgo tra la gente tante persone che si dicono non-credenti e che pure partecipano attivamente alla Messa che durerà due ore e mezza. Terminata la celebrazione chiedo a un animatore della comunità di St. John di appartarci un attimo. Dopo le domande di “rito” che in Africa non sono mai né scontate, né frettolose, gli chiedo: “Allora, cosa dobbiamo chiedere per prima cosa agli europei? Di cosa avete maggiormente bisogno?”. Risposta: “Che ci condonino il debito che abbiamo accumulato. Il Kenya non deve pagare, non può pagare e non pagherà. Ma ti sei guardato intorno – prosegue – le vedi queste baracche? Li vedi questi bambini? Non ti sembra che abbiano già pagato un prezzo altissimo?”. Mentre sono assorto nel comprendere le sue parole, non mi accorgo che alle mie spalle, con altrettanta attenzione una signora ha ascoltato tutto. Mi volto e, basta uno sguardo perché lei scatti improvvisa: “Ci avete portato via tutto – sbotta – Cos’altro volete rubarci, l’anima? No, non riuscirete a portarcela via”. Ed è vero. Nei giorni del Social Forum Mondiale una cosa si è rivelata con assoluta certezza: nessuno è riuscito a rubare l’anima dell’Africa che rivive nei ritmi incalzanti dei suoi tamburi, nelle danze armoniose dei suoi giovani, nei sorrisi aperti che persino gli ambulanti ti dispensano senza risparmio. Il Social Forum Mondiale di quest’anno non ha vissuto tanto nei suoi dibattiti, nei 1.200 workshops, nei macrotemi dell’economia, della politica, dell’ambiente, del disarmo, dell’informazione… quanto nell’ascolto di questa realtà magnifica e drammatica dell’Africa. Ricorderete che abbiamo scelto di aprire il numero uno di Mosaico di pace del 2007 con un appello accorato e fermo a tutte le realtà della società civile del nostro Paese a unire le proprie forze per garantire l’acqua come bene comune contro ogni pretesa e ogni appetito di mercificazione e di profitto. Tornati da Nairobi ci rendiamo conto che quell’obiettivo non è solo importante, è urgente.
Lo dobbiamo alle persone che popolano i Paesi poveri del pianeta e, se solo l’Italia già nel proprio ordinamento definisse con certezza normativa che dell’acqua non si può fare commercio, sarebbe un segnale fortissimo per le altre potenze economiche del mondo e un respiro di speranza per tutti i poveri. Sarebbe un chinarsi verso quelle donne che abbiamo incrociato nei villaggi africani mentre percorrevano chilometri a piedi per portare verso la propria capanna cinque litri d’acqua per lavarsi o cucinare… nel corso della giornata. Dovremmo piuttosto scavare pozzi e brindare con acqua di sorgente alla salute dell’Africa intera.
Nello stesso tempo ci sembra una goccia significativa il gesto compiuto dalla viceministra agli esteri Patrizia Sentinelli che ha sottoscritto un accordo per la riconversione di 45 milioni di euro di debito con l'Italia che diventeranno per il governo del Kenya risorse fresche da destinare al finanziamento di iniziative sociali e interventi di lotta alla povertà rurale e urbana. Una misura sicuramente più concreta e più solidale dell’iniziativa che l’Unione Europea si accinge a ratificare con l’EPA che sta per Accordi di partenariato economico. Una minaccia più che un aiuto solidale.

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