L’altra rivoluzione

Le rivoluzioni storiche realizzate dalla nonviolenza, da Gandhi a Lanza del Vasto a Capitini: liberazione, cambiamento sociale, ripensamento di tutta la cultura occidentale.
Antonino Drago (Università di Firenze e Università di Pisa)

Confrontando le due civiltà, quella indiana tradizionale e quella britannica moderna, Gandhi prese coscienza in quegli anni della necessità di una grande rivoluzione.

Unendo in modo nuovo religione e politica mediante una rivalutazione dell’antico insegnamento spirituale dell’ahimsa (nonviolenza), la sua vita riuscì a iniziare una rivoluzione internazionale, attraverso la sua guida del primo movimento che darà al popolo indiano, la libertà politica dal più grande impero nella storia del genere umano, quello britannico.

La riforma della religione

Lanza del Vasto (1900-1981), altro maestro italiano di nonviolenza, evidenzia che la rivoluzione di Gandhi rappresenta tre miracoli storici:

– una liberazione senza spargimento di sangue;

– una rivoluzione sociale senza rivolte;

– la fine (almeno per un certo periodo) della guerra tra induisti e musulmani.

Inoltre la sua rivoluzione ebbe tali effetti di lungo termine da anticipare o persino promuovere altre rivoluzioni conseguenti.

Prima di tutto la rivoluzione della “riforma della religione”, come venne chiamata dal primo europeo nonviolento, l’italiano Aldo Capitini (1899-1968). Fu portata a termine indipendentemente da Lanza del Vasto, attraverso una nuova interpretazione di due testi sacri della tradizione giudaico-cristiana, la Genesi e l’Apocalisse in accordo con tutte le grandi tradizioni religiose. Infatti, ogni religione deve ricercare: a) dietro un peccato personale, un peccato collettivo, strutturale; b) le situazioni di oppressione sociale, esercitate da forze sociali costruite dallo stesso genere umano, sulla vita spirituale di ognuno.

La conversione da queste situazioni, sia a livello individuale che a livello sociale, è chiamata da Lanza del Vasto nonviolenza che   in questo modo riceve una base teologica e inizia a costituire un fondamento comune di tutte le grandi religioni.

Questa base comune riguarda l’aspetto etico delle religioni più che quello dogmatico; proprio ciò che Gandhi desiderava e proprio in un momento in cui l’oppressione della vita spirituale raggiunse la sua estensione più ampia e il suo slancio maggiore.

Da alcuni decenni le grandi religioni hanno iniziato una nuova interpretazione dei loro testi sacri per poter reagire adeguatamente alla oppressione sociale della vita spirituale; come conseguenza hanno iniziato una mutua collaborazione in accordo a uno spirito interreligioso, in particolare per far fronte alle grandi ingiustizie nel mondo che causano più di 850 milioni di persone povere, mentre ogni anno gli Stati più potenti spendono migliaia di miliardi di dollari per armi. Oggi la maggior parte delle religioni considera guerra giusta non più quella tra religioni ma solamente la guerra spirituale per la giustizia e la pace nel mondo.

Rifondare una cultura collettiva

Lanza del Vasto fa ricadere la responsabilità maggiore dell’oppressione nel mondo contemporaneo sulla tradizione occidentale di sopravvalutare scienza e tecnologia. Infatti, la stessa parola “nonviolenza” richiede una rivoluzione nella scienza occidentale, poiché porta a un pensiero logico diverso dal comune pensare della scienza occidentale. Nonviolenza è una parola doppiamente negativa (perché violenza è pure una parola negativa). In più non può essere equiparata a una corrispondente parola positiva; in questo caso non è vero che “due negazioni affermano”, come si dice. Nel secolo scorso gli studi di logica matematica hanno stabilito che il limite tra logica classica e non classica è costituito dalla validità o meno della legge della doppia negazione.

Quindi di per sé la parola nonviolenza induce a pensare in un modo completamente diverso dalla scienza occidentale tradizionale, che è basata sul metodo deduttivo, governato dalla logica classica. Questa idea porta a una completa rifondazione della scienza dominante. Questo fatto costituisce l’alternativa radicale che il pensare in accordo alla parola nonviolenza introduce nella civiltà occidentale, incluso il suo prodotto più astratto: la mente collettiva.

Come conseguenza, il progresso occidentale, che Tolstoy e Gandhi hanno criticato in modo radicale, non è un progresso reale dovuto a precise ragioni scientifiche; la rivoluzione politica della nonviolenza è allora il proporre con forza l’alternativa nel tipo di sviluppo sociale. L’idea guida prima per Tolstoy, poi per Gandhi e ancora per i maggiori maestri di nonviolenza, è che uno sviluppo alternativo può essere perseguito e deve essere ricercato in modo da eliminare i mali di questa civiltà. Questa idea taglia in modo trasversale il tradizionale asse della politica occidentale, che è stato costruito secondo i due poli della libertà (a destra) e della giustizia (a sinistra): in altre parole secondo due diverse forme di organizzazione di una società. La nonviolenza aggiunge un nuovo asse politico indipendente, caratterizzato dalle due polarità dello sviluppo pesante e dello sviluppo leggero; così come sono evidenziate nelle due polarità di metodo di sviluppo difensivo: la difesa popolare nonviolenta e le armi nucleari; o ancora come sono esemplificate dalle due polarità scientificamente definite di sviluppo energetico: in breve, il solare e il nucleare.

Da Lanza del Vasto a Galtung

Incrociando l’asse di organizzazione della società con l’asse del tipo di sviluppo si ottengono quattro quadranti, che rappresentano quattro modelli di sviluppo, secondo la loro prima teorizzazione di Lanza del Vasto e di Galtung. Di conseguenza per la prima volta nasce una teoria politica pluralista, secondo la quale la lotta politica non mira più a eliminare o sopprimere le ideologie avversarie o la loro applicazione nella società, ma prima di tutto a costruire un suo proprio modello di sviluppo e poi a convincere gli altri a unirsi ad esso. Il solo programma politico di eliminazione che viene perseguito è il convincere tutti a sopprimere la guerra moderna, che, attraverso le armi di distruzione di massa, raggiunge inaccettabili livelli di disumanità.

Mediante queste tre rivoluzioni la nonviolenza raggiunge l’obiettivo della sua lunga marcia attraverso i terribili eventi del XX secolo, cioè proporre una nuova teoria politica, alternativa a quelle distruttive che alcune nazioni hanno seguito senza preoccuparsi delle orribili devastazioni che avrebbero prodotto.

Alla fine la nonviolenza si qualifica in tutto il mondo come una teoria politica ben sviluppata, quella teoria che Gandhi ha iniziato e che si è consolidata attraverso il prodigioso processo di liberazione dell’India.

 

Traduzione a cura di Chiara e Gabriele Mora

 

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