POTERE DEI SEGNI

Una croce sorretta da ali

Ama la gente, i poveri soprattutto. E Gesù Cristo. Il resto non conta nulla.
Ignazio Pansini

Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. (Mc.1,22)

Queste parole indicano il modo di essere di don Tonino Bello (così voleva farsi chiamare), vescovo di Molfetta dal 1982 al 1993 (data della sua morte) e presidente di Pax Christi  dal 1985. Il riferimento al testo biblico non vuol essere irriverente nei confronti di Colui del quale in quel brano si parla. Ma non si può non cogliere in quel testo una griglia sulla quale il Servo di Dio don Tonino ha modulato le sue scelte umane, sacerdotali ed episcopali. Il prototipo e il fine ultimo del suo agire è stato sempre e solo Gesù. L’eco delle sue ultime parole risuona ancora: Ama la gente, i poveri soprattutto. E Gesù Cristo. Il resto non conta nulla.   

Come il Maestro, don Tonino alle parole preferisce i gesti perché più immediatamente e con maggiore chiarezza possono essere compresi. Il suo essere a servizio del popolo non viene subito colto. Il suo stemma episcopale non contiene proiezioni o desideri finalmente realizzati, ma le sue radici. E lo dirà al termine dei suoi giorni: ieri un mio amico sacerdote, don O.C., mi ha detto: “Certo lo stemma te lo sei indovinato: una croce senza peso perché sorretta da due ali”. Non ci avevo pensato mai, anche perché quello è lo stemma del mio paese e io non sapevo cosa scegliere quando sono stato ordinato vescovo

Il pastorale non sarà inteso come nuova versione di scettro, ma come bastone di un pastore che cammina alla testa del suo gregge. Non sarà di metallo e non sarà neppure prezioso, ma sarà tratto da un pezzo di legno di ulivo della sua terra. Così come l’anello non sarà che l’adattamento al suo dito della fede nuziale della propria madre. E nel corso di una messa crismale ne espliciterà il significato: Sono andato alla ricerca delle mie precise responsabilità di pastore, e ho dovuto notare che certe forme di avvitamento risalgono, se non proprio alla mia sonnolenza, almeno alla lentezza con cui ho usato il pastorale. Meno male... che sul deficit espresso dall’uso del pastorale mi son rifatto con l’anello, segno di fedeltà, che penso di non aver mai minimamente tradito. E debbo confessarvi... che stanotte ho sognato a occhi aperti tempi in cui il pastorale del vescovo si accorcerà, e lo scintillio dell’anello nuziale basterà da solo a guidare il gregge a pascoli ubertosi e a sorgenti d’acqua fresca. 

Don Tonino è consapevole di essere anche padre e compagno di strada, soprattutto verso quanti hanno più bisogno. E allora, quando dovrà esprimere solidarietà verso alcuni operai che per protesta hanno occupato i binari della ferrovia e che per questo sono stati portati dinanzi al magistrato, il vescovo non si ferma all’articolazione di un appello di solidarietà né scrive messaggi di sostegno. Egli avverte in sé la responsabilità delle azioni di quei suoi figli e fratelli, in quel momento bisognosi. Il magistrato incaricato per qual caso affermò: ...Furono fermati alcuni operai delle ferrovie. Fui avvertito dai carabinieri: seppi che si trattava di scioperanti, la fabbrica era chiusa, c’era una situazione terribile, avevano bloccato i treni... Corsi là perché capii che stavano per arrestarli... Ero chiuso nell’ufficio del maresciallo e stavo interrogando queste persone, a un certo momento bussano alla porta e mi dicono che c’è il vescovo di Molfetta. Entra e mi chiede se fossi il giudice andato lì per giudicare questi poveri rivoluzionari... Mi spiega le ragioni di quegli operai, mi dice: “Questi stanno male, è stata chiusa la fabbrica”. Alla fine – lo ricordo perfettamente – mi dice che se, a mio giudizio, gli operai avevano commesso qualcosa di illecito, questo qualcosa di illecito l’aveva commesso anche lui. 

In tal modo pensava e agiva colui che che ai segni del potere ha preferito il potere dei segni.

 

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