SALVAGUARDIA DEL CREATO

Il giardino in-violato

In occasione della Giornata per la custodia del Creato, rileggiamo il nostro essere sulla terra, alla ricerca di un giusto equilibrio, che sia danza, processo, evoluzione.
Giuliana Martirani (Docente di Geografia politica ed economica www.giulianamartirani.it)

È cosa buona

Sappiamo che la Terra è il solo pianeta nel nostro sistema solare con giusta dimensione, densità, composizione, fluidità degli elementi, e la giusta distanza per equilibrare l’energia tra la stella – sole e il satellite – luna, per diventare così vivo e stabile. La sua vita è il risultato di una simile fortunata (o provvidenziale?) confluenza di condizioni proprio come lo è lo sviluppo di una pianta o di un embrione animale. Il giusto equilibrio dei composti chimici e degli acidi nei mari e nel suolo e anche il giusto equilibrio della temperatura su tutta la Terra e tutte le condizioni necessarie alla vita sono regolate nel pianeta come lo sono nei nostri corpi. La quantità di ossigeno libero nell’atmosfera, infatti,  si stabilizzò al 21%, un valore determinato dai suoi limiti di infiammabilità. Di conseguenza da milioni di anni la Terra mantiene l’ossigeno atmosferico al livello più confortevole per tutte le piante e per tutti gli animali. Inoltre, nella parte più alta dell’atmosfera, si è accumulato gradualmente uno strato di ozono che da allora in poi ha protetto la vita sulla Terra dagli intensi raggi ultravioletti del sole. Insomma è cosa buona. “Ogni molecola dell’aria che respiriamo, eccetto tracce di gas inerti come l’argon e il cripto, è stata prodotta veramente da poco tempo dentro cellule di altre creature viventi. Così l’atmosfera è quasi interamente il risultato della costante produzione di gas da parte degli organismi. E ciò prova la nostra assoluta interdipendenza e cooperazione. Se questi organismi più piccoli dentro il più grande organismo di Gaia smettessero di produrre ed equilibrare i gas della nostra aria, l’atmosfera si brucerebbe piuttosto rapidamente”. Tale attività delle cose viventi mantiene sempre l’atmosfera proprio nel giusto equilibrio perché continui la vita della Terra. Possiamo paragonarla all’attività delle nostre cellule nel produrre, usare e rinnovare il sangue, la linfa e i fluidi intercellulari che fluiscono da tutte le parti intorno a loro. 

Ciascuno dei nostri organi è più complicato del più complicato computer che sia mai stato inventato: sa come procedere, ripararsi e funzionare in armonia con tutti gli altri organi. In un certo senso, i nostri corpi e le cellule viventi sanno ciò che è bene per loro e sanno sia come dovrebbero essere equilibrati, sia come realizzare l’equilibrio. I fisiologi chiamano questa, ancora misteriosa, proprietà della vita, saggezza del corpo. Nei nostri corpi vi sono sempre cose che tendono a sbilanciare l’ossigeno o i sali o l’acidità nel nostro sangue e nelle cellule. Ma le parti del nostro corpo vivente funzionano insieme costantemente contro questi sbilanciamenti. Insomma è cosa molto buona. Sembra che, proprio allo stesso modo, le parti della Terra funzionino insieme per favorire il recupero dal suo sbilanciamento, nonostante noi sappiamo ancora poco di come essa si comporti” (E. Sahtouris, La danza della vita, Gaia , dal caos al cosmo, Scholé Futuro, Fnism, Torino, 1991, p. 70; 76).

La sfera e il poliedro

La sfera rappresenta l’omologazione, come una specie di globalizzazione: è liscia, senza sfaccettature, uguale a se stessa in tutte le sue parti. Il poliedro ha una forma simile alla sfera ma è composto da molte facce. “Mi piace immaginare l’umanità come un poliedro nel quale le forme molteplici, esprimendosi, costituiscono gli elementi che compongono l’unica famiglia umana” (papa Francesco). 

L’albero della vita e l’auto-rinnovamento

Il concetto di autorinnovamento e il termine con cui indichiamo la natura, la cre-azione (il cre-ato in azione, non già terminato, ma che noi aiutiamo a terminare con-creando) è, infatti, “Ri-sorsa”. Termine  che deriva dal verbo ri-sorgere, fortemente evocativo per il credente, e che già nell’etimo indica il suo autorinnovamento. Un tipo di modifiche strutturali è costituito da cambiamenti di autorinnovamento. Ogni organismo vivente si rinnova di continuo: le cellule demolendo e costruendo strutture, i tessuti e gli organismi sostituendo le proprie cellule in cicli ininterrotti. 

Ma a dispetto di questo cambiamento in atto, l’organismo mantiene la propria identità globale, ovvero il proprio schema di organizzazione, come, nella pluralità degli elementi che la compongono, l’umanità mantiene la propria identità globale di unica famiglia umana (metafora del poliedro di papa Francesco). 

Molti di questi cambiamenti ciclici avvengono assai più velocemente di quanto s’immagini. Per esempio, il nostro pancreas sostituisce buona parte delle proprie cellule ogni ventiquattro ore; le cellule della muscosa gastrica si rigenerano ogni tre giorni; i globuli bianchi si rinnovano nel giro di dieci giorni; e il 98% delle proteine presenti nel cervello viene rimpiazzato in meno di un mese. Anche più sorprendente è il fatto che la pelle sostituisca le proprie cellule al ritmo di centomila al minuto. Gran parte della polvere delle nostre case è costituita, in effetti, da cellule epidermiche morte. Quindi, la vita è autorinnovamento di tutte le risorse che risorgono sempre e che sono in  cooperazione. Le piante, inoltre, sono davvero l’albero della vita perché sono le uniche in grado di auto-fabbricarsi il cibo, sono autopoietiche,  e di essere cibo per gli altri esseri viventi, sia sotto forma di ossigeno liberato da loro come scarto, sia sotto forma di nutrimento. Con i fiori, poi, le piante conquistano la loro piena sessualità, avendo trovato un modo di attrarre gli uccelli e gli insetti perché cooperino con loro e trasportino il polline maschile di una pianta alle uova di un’altra.

Questa auto-creatività e questo auto-rinnovamento sono stati regalati dal Creatore all’uomo e alla donna e agli animali e ai semi, almen fin quando la bioingegneria e le cosiddette scienze della vita non metteranno la proprietà, attraverso gli OGM, sulla auto-creatività, che invece potrà essere acquistata da chi ne detiene i brevetti. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. 

Il serpente e l’albero della scienza 

A volte gli scienziati non vedono ciò che ogni bambino può vedere: che i colibrì e i fiori “funzionano”, che la natura opera molto bene nella piena ignoranza delle concezioni umane di come essa deve funzionare. I modelli meccanici della vita in definitiva continuano a mancare della essenziale auto-creatività. Che cosa sarebbe successo se nella cultura cristiana non fosse prevalso il primo racconto della creazione (“dominerai” Gen 1,26) ma il secondo racconto  (“darai il nome”, troverai la vocazione, Gen 2,19) in modo da realizzare la pienezza della cre-azione che attende con impazienza di essere liberata da noi, come nelle doglie del parto (Rm 8)? Una cre-azione terminata (Aristotele) o un mondo in-terminato (Koyré) che l’uomo termina con-creando con Dio? Il creato già tutto fatto dal Creatore o un Cre-ato in azione? Cre-azione, che dobbiamo con-creare e a cui noi dobbiamo dare il nome, trovandone le vocazioni perché dando bene il nome (bene-dicendo) – facendo cioè emergere la sua vocazione e non dicendo male (male-dicendo) e non danneggiando esseri umani, comunità intere e natura – noi diamo il nome “giusto” alle cose: per la nostra vista e la scienza, per la nostra mente, al filo elettrico, al rame come al silicio.

Che cosa sarebbe successo se la scienza moderna e la nostra visione della società umana si fossero evolute dalla biologia organica piuttosto che dalla fisica meccanica? Dobbiamo concepirci come esseri viventi che vivono sulla terra o parte integrante di un organismo vivente più grande? Dobbiamo aderire a una visione del mondo meccanica o dinamica? Sposare una natura madre (Madre Terra, Adamah, Pachamama) o una natura ingegnere? Non si può allora ipotizzare che la maternità della natura non sia altro che una naturale conseguenza dell’atto creativo di un Creatore che ha delegato alle sue creature del mondo minerale, vegetale e animale, madre terra e sora acqua, il compito di alimentarci e sostenerci? Non hanno forse lo stesso nome Adamah, la Terra, e Adamo, il primo essere umano creato con terra e acqua, cioè fango? Le scienze economiche e sociali sono state condizionate da questa visione filosofico-meccanicistica. I concetti aggressivi e distruttivi di dominazione, di controllo e di profitto ci sono stati presentati dai sociobiologi come propri della natura umana. Stanno aumentando le prove fornite dall’archeologia che suggeriscono con forza che le società umane furono per la maggior parte della storia della civiltà fondate sulla cooperazione e sul rispetto della vita e della natura, non sulla competizione e l’ossessione della morte e della tecnologia.

Da Darwin in poi

Secondo la teoria di Darwin inspiegabili casualità di nascita che rendono le creature più adatte al loro ambiente furono selezionate e passarono alle generazioni future. Gli scienziati immediatamente resero la teoria darwiniana adatta all’idea della natura come meccanismo considerando le creature più o meno adatte ai denti di altre rotelle nel grande meccanismo a orologeria della natura. L’idea della competizione naturale che porta alla sopravvivenza del più adatto affascinò gli uomini che erano ossessionati dalla nuova struttura sociale del capitalismo. Da Darwin in poi la nostra concezione generale dell’evoluzione è sempre stata quella di una lotta tra singole creature lanciate le une contro le altre nella competizione per l’inadeguatezza delle risorse alimentari... 

Quando la parola evoluzione è usata per parlare del “ballo degli uomini”, essa rappresenta il cambiamento dei modelli, cioè dei passi in ogni danza specifica. Una danza evolve quando i suoi modelli di passo cambiano in quelli nuovi della danza che segue. In questo senso l’evoluzione della Terra è come una danza in cui il cambiamento è mutazione dei passi. E sembra che la Terra abbia proceduto con una danza in cui ci sono passi base e successive improvvisazioni, passi nuovi, purché adatti agli altri passi e all’intera struttura della danza. E tutto ciò per raggiungere il giusto equilibrio. La nostra Terra non è molto più simile a un accidentale capriccio di quanto non lo sia una pianticella che cresce o l’uovo di rana che matura. Sono tutti l’inevitabile risultato di giuste composizioni e condizioni. È davvero cosa buona! La competizione e la cooperazione possono entrambe essere viste all’interno e tra le specie come se esse improvvisassero insieme ed evolvessero, squilibrando ed equilibrando la danza.

Condannati a rimanere serpenti?

Si insinua, quindi, nel Giardino di Eden il pericolo competitivo che interrompe i progetti cooperativi. Trenta milioni di anni dopo la comparsa dei primi rettili, da una loro linea di discendenza si evolsero i dinosauri. Alcuni erano erbivori, altri carnivori. Come tutti i rettili, i dinosauri deponevano le uova. Molti costruivano nidi e alcuni svilupparono persino le ali, finché, circa centocinquanta milioni di anni fa, si evolsero in uccelli. “Come gli uccelli loro discendenti, i rettili depositano uova, ma, diversamente dagli uccelli a sangue caldo, raramente si prendono cura della prole. I loro cervelli sono così semplici che la maggior parte dei rettili non può riconoscere i propri piccoli quando escono dall’uovo. Infatti, si sa che essi mangiano i propri nati non perché siano rabbiosi o crudeli, ma perché non possono distinguere i piccoli dalle altre cose commestibili” (Ibid., pp. 27-29; 78; 74; 94-95; 126). Ciò rende il rettile simile al mito greco di Kronos (il tempo tiranno) che divora tutti i figli nati dallo stupro che egli fa a sua madre Gaia, la Madre Terra. Il rettile, come Kronos, mangia i propri figli, negando la vita al futuro, alle generazioni future. Come sembra che avvenga nel nostro rapporto con la natura, che sfruttiamo e violentiamo, negando così futuro anche ai nostri figli, dimenticando che la Terra ci è data in prestito dai nostri figli.

Oltre a ciò, la biologia ci dà anche altri elementi: “La parte più interna del cervello umano assomiglia piuttosto a un cervello di rettile e sembra che sia questo nucleo profondo del cervello che talvolta ci fa stizzire e sbuffare e aggredire gli altri automaticamente, come se avessimo sconnesso questa parte dal resto del cervello che è in grado di farci pensare a ciò che stiamo facendo. Avvolta intorno a questo nucleo vi è una parte del cervello evoluta più recentemente, che assomiglia a un più moderno cervello di mammifero, come quello del cavallo. Questa complicazione del cervello dei mammiferi permette sentimenti che chiamiamo rabbia e amore, tristezza e gioia. Sembra inoltre che sia sempre questa parte del cervello a renderci giocosi, curiosi e avidi di imparare” (Ibid., p. 139).

Una nuova cosmovisione 

La mente, come le risorse che risorgono, non è una cosa statica ma è un processo. Essa è cognizione, il processo della conoscenza, e si identifica con il processo stesso della vita (Questa è l’essenza della Teoria di Santiago della cognizione, proposta da Humberto Maturana, 1970 – 1988,  insieme a Francisco Varala, 1987, cfr. F. Capra,  La rete della vita, Bur, Milano 2001). L’identificazione della mente, o cognizione, con il processo della vita è un’idea radicalmente nuova in campo scientifico, ma è anche una delle più profonde e arcaiche intuizioni dell’umanità. 

Nelle lingue del mondo classico questi due concetti sono espressi dalla metafora del soffio vitale. In molte lingue antiche, infatti, gli etimi delle parole anima e spirito riportano al significato di respiro, soffio. Così il latino anima e i termini corrispondenti in sanscrito (atman) e in greco (pneuma) significano in origine respiro. E lo stesso vale per la parola spirito in latino (spiritus), greco (psyché) ed ebraico (ruah). Anch’esse significano respiro. Dietro tutte queste parole c’è la stessa intuizione che vede nell’anima e nello spirito il soffio vitale (Analogamente il concetto di cognizione nella Teoria di Santiago va ben oltre quello di mente razionale, poiché include l’intero processo della vita. Descriverlo come soffio vitale è una buona metafora).

Con il nostro soffio vitale dobbiamo imparare a reinterpretare il mondo con le sue metafore, con le sue culture, religiose e laiche, che ci possono aiutare a rimettere noi stessi e il mondo nel giusto equilibrio, in armonia, in completezza, in shalom-pace, perché sia  la cosa buona voluta dal Creatore. Una pace che sia contemporaneamente lavorata sui molteplici fronti sui quali la battaglia avviene: una pace con se stessi, con il prossimo e la società vicina, con la natura e infine con i popoli del mondo. Ridefinirsi a livello personale e collettivo, come nelle proprie istanze culturali, religiose, politiche, economiche e sociali, a partire dalla spiritualità, dal soffio vitale, dalle Beatitudini per i cristiani, significa saper essere in comune-unione e comune-unità a tutti i livelli del vivere civile e con la natura. Questa conversione riguarda, quindi, la nostra vita nel suo complesso che, a partire dalle modalità di Francesco, potremmo quasi racchiudere in cinque manifesti: culturale, religioso, economico, politico e sociale.

Manifesto culturale: ripensare, ridire e riamare la creazione 

Manifesto religioso: ad gentes. Fare comune-unione mediante mega-comunità globali (missione) e micro-comunità locali (parrocchia) attraverso la scelta preferenziale di tutte le periferie esistenziali e geografiche.

Manifesto economico: la natura da cosa usa e getta a fratelli e sorelle attraverso la scelta personale della sobrietà felice, attuando a un tempo le tre rivoluzioni: degli stili di vita, della produzione e della organizzazione economica.

Manifesto socio-politico: fare comune-unità. Restitui-re regalità e comune unità (empowerment, cittadini sovrani e onnicrazia, potere di tutti) attraverso l’organizzazione dei differenti talenti e abilità professionali, personali e sociali, a livello di:

- micro-comunità: famiglie, gruppi, associazioni, istituti religiosi, cooperative

- medio-comunità: Stati, regioni

- macro-comunità: Unione Europea, Macro aree regionali (Unione africana…)

- mega-comunità: Onu delle Nazioni, ma anche Onu dei Popoli ovvero la società civile internazionale.

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